Il “bazooka” di Draghi, le ‘cartucce’ dell’Europa: effetti e rischi

23 gennaio 2015 ore 11:51, intelligo
draghi 10Cosa cambia adesso? A chi conviene e con quali effetti per i cittadini? Ecco in dettaglio le parole-chiave della mossa di Draghi. BAZOOKA. E’ la parola più usata dagli analisti per sintetizzare portata ed effetto dell’operazione voluta dal governatore della Bce che ha “guerreggiato” e non poco contro la Germania, unico Paese col pollice verso fino all’ultimo sull’operazione del Quantitative Easing. “Bazooka” è il termine forse più efficace per descrivere la maxi-manovra di acquisto di titoli di Stato che funziona un po’ come una massiccia cura ricostituente nei confronti di un paziente debilitato. In soldoni (e il gioco di parole è voluto) significa un flusso di liquidità finalizzato a rimettere in moto investimenti. EFFETTI. Borse col segno verde, anzi verdissimo (ieri Milano ha chiuso a +2,44%, Parigi a +1,52% e Francoforte a +1,32%) e mercati euforici. Insomma le aspettative del governatore non sono state disattese e nuovi segnali positivi arrivano su due versanti: spread e valore dell’euro. Nel primo caso il famigerato differenziale tra Btp decennali e Bund (titoli di Stato tedeschi) ha toccato il minimo storico a 117 punti (con cadute in picchiata nella giornata di ieri fino a 108 punti).  Nel secondo caso la moneta europea continua la sua corsa verso il basso: una discesa “storica” se si pensa che dopo undici anni l’euro oggi viene scambiato a 1,1412 dollari. RISCHI. Se i commenti della comunità finanziaria sono positivi e quelli della politica di casa nostra addirittura “trionfanti” (c’è chi dice che Renzi guadagnerà politicamente dalla mossa di Draghi), restano alcuni dubbi sul trend che deriverà nel lungo periodo dall’operazione QE. Cioè se per davvero il ‘fiume’ di liquidità potrà trascinare fuori dalla stagnazione e dalla deflazione l’economia in stand by del Vecchio Continente. In particolare c’è chi, tra gli addetti ai lavori, concentra l’attenzione sulla ‘mediazione’ che Draghi ha dovuto condurre con la riottosa Germania e in particolare con la Banca centrale tedesca. Il ragionamento è questo: l’80 per cento di rischio nelle “tasche” delle Banche centrali dei singoli Stati potrebbe, a lungo andare, non essere più una ‘credenziale’ sufficiente per gli investitori che, forse, avrebbero preferito come garanzia un maggiore margine di rischio nelle ‘casse’ della Bce (oggi quantificato nel 20 per cento). LuBi    
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