Operazione QE: chi ha vinto, chi ha perso e chi ci guadagna

23 gennaio 2015, intelligo
Operazione QE: chi ha vinto, chi ha perso e chi ci guadagna
di Gianfranco Librandi
Alla fine, mentre Mario Draghi ha impiegato sette lunghi e disastrosi anni per prendere la mira prima di sganciare la “bomba”, e mentre tutti intorno chiedevano di evitare di colpire obiettivi troppo vicino al punto d’impatto, la potenza di fuoco (solo in apparenza di grandi proporzioni), ha perduto la sua capacità detonante sia per deterioramento del materiale pirico (è passato troppo tempo), sia per essere stato obbligato a ridurre l’area di efficacia per non danneggiare la cristalleria teutonica. I paletti imposti all’ottimo (e fino a prova contraria incolpevole) Mario Draghi fa sì che il QE europeo non agevola le economie deboli. Analizziamo: Draghi lega l’acquisto di bond dei singoli Paesi a parametri come il debito pubblico (non si può superare il tetto del 35%) o del livello di emissioni (il 25% del totale), in questo modo concentra il mercato su Bund tedeschi e Oat francesi. Il livello di condivisione del rischio al 20% significa che l’80% delle eventuali plusvalenze rivenienti dall’acquisto di obbligazioni è a carico delle banche centrali nazionali.Visco, che è il Governatore di Bankitalia non perché porta cravatte intonate ai calzini, ma perché ha titolo per occupare la poltrona assegnatagli, anticipava la “birbaccioneria” dicendo quanto segue: “Se le banche centrali acquistassero titoli a carico del proprio bilancio la frammentazione finanziaria dell’area euro potrebbe tornare ad ampliarsi. Per cui faremmo bene a mantenere le procedure che valgono per tutti i nostri interventi di politica monetaria: i rischi vanno condivisi dall’eurosistema nel suo insieme”.  Ecco appunto! E’ andata esattamente come non doveva andare secondo Visco; fa tremare il fatto che le risorse della banche centrali non sono illimitate come quelle di BCE mettendo in crisi la Vigilanza dei Paesi più deboli. Intanto Padoan, che è europeista impenitente, gioisce al QE europeo invocando maggiori “certezze” e aumento del potere di acquisto per i cittadini. Gli fa eco la Cgil che però chiede il conforto di un cambio della politica economica della Troika superando il Fiscal Compact. Parole. Noi guardiamo il Mercato che apre a 108 punti lo spread tra Btp e Bund e pochi minuti dopo l’annuncio di Draghi risale a 124 punti. Sorprende anche la “sviolinata” della Merkel al governo italiano, soprattutto perché segue di poche ore il monito di Jean-Claude Juncker che rimprovera lo stesso Governo italico di veleggiare verso la direzione sbagliata. La strategia teutonica è quella (dopo avere incassato i maggiori favori col minimo rischio nel lancio del QE) di tenere in piedi l’Italia evitando che domenica prossima, dopo il voto greco a favore di Alexis Tsipras, possa spingere di nuovo Roma nel vortice della speculazione. E allora, quando un bambino chiede cos’è la crisi, cosa possiamo rispondergli? Che le crisi mettono le persone nella condizione di avere meno denaro da spendere peggiorando la loro vita. E quando il bambino chiede chi “fabbrica” i soldi, naturalmente gli dovremmo rispondere che è una Banca speciale grandissima che è operativa ed esiste veramente. L’innocenza del bambino si rivela nel sollievo di farci notare che il problema non c’è, che basta “fabbricare” più soldi. Il problema di essere grandi è quello di aver perso l’innocenza del sorriso a buon mercato: risponderemmo che le crisi non si risolvono solo “fabbricando” più soldi perché più ne “fabbrichi” e meno valgono. Avremo nel breve un sorriso a buon mercato, ma poi quel bambino verrà a cercarci perché sarà lui a “pagare” il costo di tutto quel denaro “fabbricato” perché l’adulto è cinico, guarda il dito e non la luna, e se stampando euro per 60 miliardi al mese risolve tutti i problemi, perché non stamparne 200 o 300 miliardi il mese? Così diventiamo tutti più ricchi e non se ne parla più.
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