In attesa del Family Day è un turbinìo di voci: dal Papa in giù

23 gennaio 2016 ore 7:00, Lucia Bigozzi
La settimana di “passione” per il ddl Cirinnà si apre con le parole del presidente dei vescovi, Angelo Bagnasco che, di fatto, “benedice” il Family Day e si chiude con quelle del Papa. Stessa lunghezza d’onda, con la sottolineatura di Francesco che pare sbarrare la strada al ddl Cirinnà. In mezzo il dibattito sempre più infuocato tra fronti contrapposti, pro-Family Day e pro-nozze gay. Non è da meno il fuoco che sale nella maggioranza di governo e dentro il Pd alla disperata ricerca di una mediazione sul controverso passaggio delle adozioni gay per evitare che il provvedimento sparisca tra le sabbie mobili dei veti incrociati. Intelligonews ha raccolto le voci di tutti i protagonisti impegnati in regolar (o irregolar) tenzone, a cominciare dalle più alte gerarchie ecclesiastiche. Papa Francesco coglie l’occasione dell’udienza del Tribunale della Rota Romana per dire che “non può esserci confusione tra la famiglia voluta da Dio ogni altro tipo di unione” e riesplodono le polemiche. 

Il presidente di Equality Aurelio Mancuso legge le parole del pontefice come non casuali e argomenta il suo punto di vista molto critico. Diametralmente opposta la lettura di Filippo Savarese (Generazione Famiglia): dal Papa “parole di vero e ‘laico’ buon senso”. Tra gli intellettuali, il filosofo Massimo Cacciari non si stupisce della sottolineatura del pontefice e afferma ironicamente che “questa non è ancora la Chiesa di Eugenio Scalfari”, mentre il filosofo Diego Fusaro concorda col Papa sulla distinzione tra famiglie e altre forme di unione, rilanciando la necessità del riconoscimento dei diritti per le coppie gay. Se Massimo Gandolfini, presidente del Comitato “Difendiamo i nostri figli” promotore del Family Day è convinto che in piazza ci saranno tantissime persone e invita Renzi a “disinnescare la bomba”, dall’altra parte Vladimir Luxuria replica sulle perplessità manifestate dal Colle sulla norma della discordia, e al presidente della Cei. Il direttore de La Croce Mario Adinolfi, esponente del Comitato “Difendiamo i nostri figli” osserva che “Bagnasco è stato chiaro e Papa Francesco lo è ancora di più”. Per la giornalista cattolica Costanza Miriano gli esponenti del fronte anti-Family Day “sono nervosi”. Per il professore di Estetica Stefano Zecchi, “l’utero in affitto è peggio della prostituzione”. 

Lo psichiatra Paolo Crepet dice sì alle unioni civili ma avverte: “L’utero in affitto è eugenetica”. E il giornalista e scrittore Giulietto Chiesa dice che la piazza del Family Day “va ascoltata”. Infine, lo scrittore omosessuale Giorgio Ponte spiega le ragioni per cui “sarà al Family Day” e dall’Arcigay, Gabriele Piazzoni controbatte spiegando le ragioni delle piazze pro-ddl Cirinnà dove scenderanno le associazioni Lgbt. 

POLITICA IN TILT. Si comincia lunedì con il no fermo della senatrice Monica Cirinnà a qualsiasi ipotesi di ritocco alla “sua” legge, cosa che invece il Pd porta avanti per tutta la settimana: il capogruppo al Senato Zanda apre al “ritocchino” formale ideato soprattutto per non sconvolgere il pallottoliere dei voti quando ci sarà l’ultimo passaggio al Senato, il 28 gennaio. In particolare per non rischiare che dal sì al ddl Cirinnà si sfilino Sel e M5S. Non solo, ma poi c’è il tentativo del senatore renziano Verini di trovare una exit strategy alternativa alla stepchild adoption: l’adozione in prova. Ma la mediazione ancora non ha dato l’esito sperato, specie in casa dem. Da Sel, infatti, è il capogruppo a Montecitorio Arturo Scotto a considerare “inaccettabile lo stralcio delle stepchild adoption” e dal M5S è Riccardo Nuti a dire “niente ritocchini al ribasso”. Dalle file dem la senatrice-mediatrice Rosa Maria Di Giorgi suggerisce alla collega Cirinnà di “stare serena” e successivamente spiega perché i parlamentari cattodem non saranno al Family Day.  La stepchild “non si tocca” rilancia il parlamentare dem Alessandro Zan mentre dalle file del Partito Comunista, il segretario Marco Rizzo considera la querelle sulle unioni civili “un’arma di distrazione di massa” usata da Renzi. Sulla stessa lunghezza d’onda il sindacalista Giorgio Cremaschi; e il segretario di Rifondazione Comunista Paolo Ferrero osserva: “Le unioni civili non significano più diritti per i lavoratori”.
autore / Lucia Bigozzi
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