Family Day, Savarese: "In piazza per la questione antropologica, la fiscalità non c'entra"

23 gennaio 2016 ore 11:17, Orietta Giorgio
Sulla possibile evoluzione del Family Day parla Filippo Savarese, portavoce di Generazione Famiglia, che chiarisce l'oggi e domani della piazza. 

Stavolta anche il Forum delle Associazioni Familiari sembra essersi mobilitato, dopo l'assenza il 20 giugno e le tante polemiche di questi mesi sulla necessità o meno di nuove manifestazioni per la famiglia. Il neopresidente De Palo sarà in piazza il 30 gennaio, ma chiede lo stesso impegno per un “Paese a misura di famiglia“ anche dal 31 perché "non ci si può limitare a parare rigori". Che succederà dopo il Family Day? 

«Non voglio tornare su polemiche passate, che comunque restano nella storia. Sono entusiasta del fatto che un progetto di manifestazione nato sulle speranze e il coraggio di ben pochi (quelli del 20 giugno) ora veda adesioni esponenziali ogni giorno che passa, dando l'idea di un vero popolo con tante sfaccettature che si riunisce per una causa di vero bene comune. Voglio fare però due chiarimenti essenziali, in qualità di membro fondatore del Comitato Difendiamo i Nostri Figli, presieduto da Massimo Gandolfini è unico promotore ufficiale del Family Day. Primo: se col Circo Massimo impediremo l'approvazione del Ddl Cirinnà sulle unioni civili e lo sdoganamento dell'utero in affitto non avremo parato un rigore, nella grande partita per il bene della famiglia e della società, ma lo avremo segnato. Sarà gol per noi, perché avremo riaffermato i valori della nostra Costituzione e del buon senso comune. Secondo: la ragion d'essere del Family Day del 30 gennaio è riaffermare con chiarezza e pacatezza l'antropologia naturale della famiglia, fondata sul matrimonio tra uomo e donna e aperta alla vita».

E allora perché scendete in piazza? 

«Non scendiamo in piazza per chiedere benefici economici o fiscali, che sono comunque dovuti alle famiglie secondo l'articolo 31 della Costituzione. È ovvio che sarà assolutamente necessario approfittare dell'occasione per rilanciare anche la sfida "sociale" e lavorare sui grossi problemi che abbiamo su quel fronte, e siamo pronti a fare la nostra parte anche come Generazione Famiglia in questo senso, ma tenendo chiaro a mente che questo Family Day ha una natura diversa. È bene chiarirlo perché non si dica che abbiamo fallito se questa manifestazione non ci aiuterà ad ottenere il quoziente familiare».
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