Graffi sulla schiena di Maria, ore contate per il violentatore alla prova del Dna

23 giugno 2016 ore 10:29, Lucia Bigozzi
Graffi sulla schiena: la piccola Maria ha cercato scampo, ha tentato di sottrarsi alla presa del suo aguzzino, prima di morire. Ha cercato di scappare, prima di soccombere. Maria aveva solo 9 anni, rumena: è stata trovata morta domenica notte in una piscina del resort Borgo San Manno, in provincia di Benevento. 

Sul suo corpo sono stati trovati lividi e graffi sulla schiena: i segni di una colluttazione, appunto, i segni di una resistenza che la piccola, con le sue piccole forze, ha messo in atto per salvarsi. E’ quanto emerso dall’autopsia eseguita dal direttore dell’istituto di medicina legale di Napoli, Claudio Buccelli, all’ospedale di Benevento. Se quei segni sono legati alla colluttazione – ipotizzano gli inquirenti – allora è probabile che sotto le unghie della piccola o sugli indumenti che indossava, rinvenuti sulle sedie del giardino, vi siano tracce di chi l’ha aggredita e uccisa. I carabinieri del Ris sono a caccia di ogni piccolo dettaglio, traccia, elemento che possa incastrare, inchiodare l’autore di questo atto terribile. Sono proprio gli specialisti dei Ris ha setacciare palmo a palmo non solo ogni centimetro del resort dove è accaduta la tragedia, ma anche il casolare e l’auto di Daniel, il 21enne rumeno, operaio, indagato per omicidio e violenza sessuale. 

Graffi sulla schiena di Maria, ore contate per il violentatore alla prova del Dna
Non solo: gli inquirenti in queste ore nutrono un altro orrendo sospetto, ovvero che la violenza subìta dalla piccola Maria non sia stata la prima. Anche per questo, i genitori della bambina, un 38enne e una 25enne sono stati sentiti a lungo dai carabinie
ri. L’obiettivo è capire che tipo di rapporto avevano con il ragazzo rumeno e quanto e come lui frequentava la loro famiglia e l’abitazione dove vivevano. I genitori non hanno dubbi: “Lo trattavamo come uno di famiglia. Veniva spesso a casa nostra. Ho procurato a Daniel alcune occasioni di lavoro, qualche volta abbiamo anche lavorato insieme”. Il che fa pensare a un rapporto di conoscenza consolidato nel tempo, in virtù del quale probabilmente tra Daniel e i genitori di Maria, c’era un sentimento di fiducia. Dagli accertamenti è anche emerso che qualche Maria restava a casa da sola con Daniel: altro particolare sul quale gli inquirenti stanno lavorando per mettere a posto tutte le tessere di questo mosaico. 

Diversa la versione che fornisce il legale che assiste Daniel: “Credo che le responsabilità della morte della piccola Maria vadano cercate altrove. Con le ipotesi accusatorie contestate al mio cliente ritengo che non ci siano troppi elementi a suo sfavore, altrimenti sarebbe stato portato in carcere. Difficilmente, con una contestazione di omicidio volontario e violenza sessuale aggravata, si può rimanere a piede libero. L'iscrizione nel registro degli indagati è stato un atto dovuto per permettere la nomina del perito in vista dell'autopsia. Non si strumentalizzi la situazione. Siamo tutti impegnati per cercare la verità su quanto è accaduto”, ha dichiarato all’AdnKronos l’avvocato Giuseppe Maturo. Dove sta la verità? Di certo, in questa storia c’è una bambina di 9 anni uccisa. 
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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