L'orazione "Sulla pace" di Isocrate al classico: ecco di cosa tratta

23 giugno 2016 ore 21:24, Americo Mascarucci
Oggi seconda prova scritta per l'esame di maturità 2016.
L’autore proposto al liceo Classico per la versione di greco è Isocrate. 
Gli studenti sono stati infastti chiamati a tradurre un brano tratto dall’opera "Sulla pace", scritta nel 355 a.C. giudicata di facile comprensione dagli esperti.
"Vivere secondo giustizia non solo è corretto, ma anche conveniente per il presente e per il futuro", recita il titolo della seconda prova. 
Sulla traccia ministeriale si legge anche:
"Isocrate esorta i suoi cittadini a non cadere nelle trappola dell’ingiustizia: chi viola le norme si illude di trarne un vantaggio immediato, ma alla lunga finisce in rovina. I comportamenti rispettosi della virtù, non solo sono il fondamento di una vita sociale eticamente corretta, ma portano vantaggi indubbi anche sul piano politico ed economico".  Il contesto storico-politico in cui l’orazione viene concepita è quello della cosiddetta "guerra sociale", il conflitto che tra il 357 e il 355 a.C. vede fronteggiarsi Atene con la seconda lega delio-attica, da una parte, e le città di Chio, Rodi, Coo, Caria e Bisanzio, dall’altra.
 All’origine dello scontro c'è il malcontento di Chio, Rodi e Coo nei confronti del potere esercitato da Atene sulle città della lega. 
La situazione degenera in una rivolta, sostenuta peraltro da Bisanzio e dal satrapo cario Mausolo, che produce come immediato effetto il rovesciamento del governo democratico e il distacco dalle altre città confederate. Su iniziativa di Mausolo viene infatti realizzata una confederazione comprendente le città di Chio, Rodi, Bisanzio e Coo che proclamano la loro autonomia da Atene.

L'orazione 'Sulla pace' di Isocrate al classico: ecco di cosa tratta
Nell’immagine dell’oratore, è necessario rinunciare al progetto di un impero marittimo in nome di una concordia universale basata sulla pratica della giustizia. 
L’imperialismo a detta di Isocrate va infatti condannato, in quanto ha prodotto soltanto odi, guerre, ingenti spese e rischi estremi. 
"Se faremo la pace e ci mostreremo tali quali i patti comuni prescrivono - pronuncia Isocrate - abiteremo la nostra città in piena sicurezza, liberati da guerre, da pericoli e dal disordine che ora ci affligge con danno reciproco; e ogni giorno progrediremo in benessere, sollevati dalle tasse sul patrimonio, dalle trierarchie e dagli altri carichi di guerra, senza nessun timore di coltivare la terra, navigare il mare e intraprendere le attività che ora languono per colpa della guerra. Vedremo la nostra città riscuotere rendite doppie delle odierne, riempirsi di mercanti, di stranieri e di meteci, di cui ora è deserta. E, quel che più conta, avremo tutti gli uomini per alleati, non costretti con la forza ma convinti, né disposti ad accettare la nostra amicizia in tempi di sicurezza a causa della nostra potenza per poi abbandonarci nei momenti di pericolo, ma animati verso di noi dai sentimenti che devono avere i veri alleati ed amici".


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