Francia, proteste Jobs Act “ridotte”: cosa dice la riforma del lavoro tanto contestata

23 giugno 2016 ore 11:44, Luca Lippi
Alla fine ci siamo arrivati, la prefettura parigina ha preso la decisione, l’accendiamo? I sindacati francesi hanno ottenuto il diritto di svolgere la manifestazione contro la riforma della legge sul lavoro programmata per oggi lungo un percorso definito dal ministero dell'Interno, con partenza e arrivo sulla piazza della Bastiglia dopo un tragitto di circa un chilometro. 
Lo ha annunciato il leader della Cgt, Philippe Martinez, dopo un incontro con il ministro Bernard Cazeneuve.
La Prefettura di Parigi aveva vietato la manifestazione, la 10/a negli ultimi tre mesi. Dopo i gravi incidenti delle ultime dimostrazioni, il prefetto aveva proposto un "raduno statico" invece del corteo, ieri invece un percorso alternativo a quello classico "Bastille-Nation" ma in serata, il dialogo governo-sindacati si era interrotto. Di qui il divietro di manifestare, il cui precedente risaliva al 1962. 
Poi l'incontro del ministro dell'Interno Bernard Cazeneuve con i leader dei sindacati organizzatori della manifestazione e l'annuncio del compromesso raggiunto. 
La manifestazione rientra nelle proteste al cosiddetto “jobs Act francese” che è una sorta di déjà vu di quello italiano, ma, del resto, nella Ue “europeizzata” come sorprendersi che le leggi di riforma siano diverse?
Ci fu anche l’offesa di sentir dire dai francesi di non voler fare la stessa fine degli italiani! In Italia nessuno ha detto niente, in primis i sindacati, ma si sa, noi abbiamo altri problemi (?).

Francia, proteste Jobs Act “ridotte”: cosa dice la riforma del lavoro tanto contestata

Jobs Act alla francese: similitudini e differenze
Facilitare i licenziamenti, ridurre i ricorsi davanti al giudice, aumentare la flessibilità del mercato del lavoro: sono questi in sostanza i principali obiettivi del Jobs Act alla francese che ricalcano alla perfezione la legge in salsa italiana che segue le indicazione provenienti “dall’alto”, ovvero da Bruxelles
Riguardo i licenziamenti: si amplifica il ventaglio di cause di licenziamento senza reintegro del lavoratore indicando le ragioni economiche di un calo degli ordini o delle vendite per diversi trimestri consecutivi e perdite di esercizio per diversi mesi, ma anche modifiche dell’attività dal punto di vista tecnologico o della semplice riorganizzazione aziendale.
Come accaduto in Italia, l’intento è quello di ridurre al minimo la discrezionalità dei giudici e di rendere meno oneroso possibile il licenziamento. 
Con la riforma, si pongono dei limiti ben precisi alla discrezione dei magistrati e all’ammontare dell’indennità: da 3 a 15 mensilità. 
Si cambia anche sull’orario di lavoro e sul calcolo degli straordinari. Oggi un lavoratore francese non può lavorare più di 10 ore al giorno, ma con la riforma del lavoro potranno salire a 12. Così come il modello delle ore settimanali: le 35 ore medie che possono salire ad un massimo di 48 ore, con la riforma arriveranno a 60 ore. Restano le ore di straordinario, ma il loro pagamento verrà schiacciato al ribasso sul 10% minimo di retribuzione. Queste modifiche restano anche nella seconda versione della legge francese, ma si ribadisce il principio per cui valgono gli accordi aziendali: il datore di lavoro non può aumentare l’orario di lavoro con una decisione unilaterale, è necessario un accordo di filiale.
Nonostante le similitudini, il Jobs Act alla francese si differenzia da quello italiano, in modo particolare su due punti: le tutele per chi resta senza lavoro e i controlli sui lavoratori. 
In Francia si vuole creare il “conto personale di attività” in cui conservare i diritti assistenziali, previdenziali e sanitari anche nel momento in cui il lavoratore perde il lavoro o passa da un impiego all’altro. 
Infine, i controlli. Il Jobs Act all’italiana ha introdotto, con un provvedimento che ha fatto molto discutere, la possibilità per il datore di lavoro di controllare i dipendenti tramite PC o tablet aziendali anche a fini disciplinari. La Francia, invece, va in direzione opposta: gli strumenti di lavoro non saranno monitorati dai datori di lavoro e il dipendente ha diritto alla totale “disconnessione” fuori dall’orario di lavoro.
Politica, cittadini e sindacati: in Francia è tutto un altro film, da questo punto di vista il film italiano ha tutto un altro regista. E infatti il jobs act di Matteo Renzi è stato approvato dal parlamento senza troppi intoppi per poi diventare oggetto di aspre polemiche dopo, quando ci siamo accorti che i benefici occupazionali promessi dalla maggior flessibilità sono scarsi e non fanno pari con i rischi e gli svantaggi per i lavoratori. In Italia questo accade sempre dopo, quando ormai è troppo tardi.

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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