Isocrate al classico, ecco la TRADUZIONE corretta

23 giugno 2016 ore 21:23, Americo Mascarucci
Gli studenti dei licei classico sono stati chiamati a tradurre oggi nell'ambito della seconda prova scritta dell'esame di maturità, un brano tratto dall’opera "Sulla pace", scritta nel 355 a.C. da Isocrate.
Il quotidiano Avvenire ha pubblicato la traduzione della versione dal greco antico all'italiano curata da Moreno Morani, professore ordinario presso l'Università degli Studi di Genova e docente di Glottologia e Linguistica storica.
Il giudizio degli studenti è stato tuttavia controverso, perché a chi faceva notare che Isocrate è uno degli autori più facili da tradurre, c'era chi opponeva la complessità del testo.

Isocrate al classico, ecco la TRADUZIONE corretta
Ecco dunque la traduzione esatta curata da Morani:.
"Vedo infatti che quanti preferiscono onorare l’ingiustizia e ritengono che il massimo bene consista nel prendere qualcosa dei beni altrui si trovano nella stessa situazione degli animali attratti da un’esca: all’inizio gustano il boccone che hanno preso, ma poco dopo si trovano nelle peggiori disgrazie; invece quanti vivono con rettitudine e giustizia trascorrono il tempo presente in modo sicuro e hanno speranze più gradevoli per tutto l’avvenire. E anche se non capita che la situazione proceda tutte le volte in questo modo, almeno nella maggior parte dei casi si realizza in questi termini. Conviene dunque che le persone di retto pensiero, posto che noi non vediamo quello che ci sarà sempre utile, scelgano manifestamente ciò che in genere è utile. Si trovano invece nella situazione più irragionevole possibile quanti ritengono che la giustizia sia un comportamento più bello e più gradito agli dèi rispetto all’ingiustizia, ma pensano che chi la pratica vivrà peggio di quanti hanno scelto la malvagità. Vorrei però che, come è conveniente che la virtù venga lodata, così fosse agevole convincere gli ascoltatori ad esercitarla. Ora tuttavia temo di stare dicendo questo inutilmente. Infatti da molto tempo ormai siamo corrotti da uomini che non sono capaci d’altro che di ingannare, i quali a tal punto hanno disprezzo per la gente che, quando vogliono fare la guerra a qualcuno, arraffano ricchezze e osano dire che si devono imitare gli antenati e che non dobbiamo permettere di essere derisi né di lasciare navigare per mare quelli che non vogliono pagarci i tributi".

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