L’Atteso e le profezie: 48 nel Vangelo

23 giugno 2016 ore 14:40, intelligo
Di Padre Giacobbe Elia

Il mondo è pieno di religioni e di profeti che hanno garantito di parlare in nome di Dio. Come possiamo noi riconoscere l’autenticità di un messaggio divino e di colui che lo porta? Come possiamo insomma stabilire se siamo di fronte a una persona degna di fede o a un ciarlatano? Chiarirlo è di vitale importanza, riguardando il più prezioso dei beni: la vita eterna. 
La ragione esige che noi sottoponiamo le religioni e i loro fondatori a tre verifiche decisive per appurare quale sia quella vera. Chi è venuto a parlarci a nome di Dio dev’essere stato 1. innanzitutto da Lui preannunciato con profezie; 2. munito di prove evidenti e soprannaturali, essendogli stata affidata la missione universale di dare agli uomini la conoscenza di Dio, e, infine, 3. il suo insegnamento, pur trascendendola, non dev’essere contrario alla ragione umana. 
Prima verifica: le profezie. Il loro realizzarsi nel “messaggero di Dio” sono una prova incontestabile del fatto che proprio lui è l’Atteso. Anche nei rapporti umani i diplomatici degli Stati, prima di essere accreditati dalle diverse Cancellerie, sono preceduti da documenti ufficiali del loro Governo, corredati di foto e di curriculum, che certificano il loro effettivo mandato. Chiediamoci, quindi: di quale fondatore di religione una profezia divina ha indicato, in anticipo e con chiarezza, da quale popolo e in quale città o villaggio egli secoli dopo sarebbe nato? Una tale conoscenza, infatti, è propria solo di Dio, che governa i tempi e i momenti della Storia degli uomini. Se li mettiamo tutti in fila Buddha, Confucio, Noè, Abramo, Gesù Cristo, Maometto, Martin Lutero, Joseph Smith (il fondatore dei Mormoni), Maharishi (che ha diffuso in occidente la meditazione trascendentale), Ron Hubbard, e chi più ne ha più ne metta, constatiamo una differenza. Gesù Cristo può vantare l’accreditamento del Padre Onnipotente. Lui dice: «Io sono stato annunciato. Di me parlano le Sacre Scritture, della mia nascita ha profetizzato chiaramente molti secoli fa’ (VIII sec a. C.) il mio servo Michea (5,1-3) indicando il popolo da cui sarei venuto e la mia missione universale: 
“E tu, Betlemme di Efrata così piccola per essere fra i capoluoghi di Giuda, da te mi uscirà colui che deve essere il dominatore in Israele; le sue origini sono dall’antichità, dai giorni più remoti [qui addirittura sembra adombrata la sua divinità]. Perciò Dio li metterà in potere altrui fino a quando colei che deve partorire partorirà; e il resto dei tuoi fratelli ritornerà ai figli di Israele. Egli starà là e pascerà con la forza del Signore, con la maestà del nome del Signore suo Dio. Abiteranno sicuri perché egli allora sarà grande fino agli estremi confini della terra”. 
Come non notare che la nascita di Cristo fu misteriosamente pianificata da Dio. «Tutta la Tradizione della Chiesa ritiene veritiere» le narrazioni della nascita di Gesù e «persino eretici come Cerinto (filosofo e teologo gnostico docetista del I sec di Efeso o di Antiochia di Siria) e Carpocrate († 138 discepolo di Cerinto) o pagani come Celso  (filosofo greco del II secolo. † dopo il 178 d.C.?), che si sono scagliati contro il dogma dell’incarnazione, non mettono affatto in discussione la loro obiettività»  storica. Maria e Giuseppe vanno a Betlemme, dove nasce Gesù, non per una loro scelta, ma costretti dall’editto di Cesare Augusto, che aveva ordinato “che si facesse il censimento di tutta la terra”. “Anche Augusto obbedisce a Dio”, chioserà Zeffirelli nel suo “Gesù di Nazareth”. E Luca (2,1-7), inquadrando con precisione l’irruzione dell’Eterno nel tempo degli uomini, ci dice che allora era “governatore della Siria Quirinio”: “Giuseppe, che era della casa e della famiglia di Davide, dalla città di Nazaret e dalla Galilea salì in Giudea alla città di Davide, chiamata Betlemme, per farsi registrare insieme con Maria sua sposa, che era incinta. Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro nell’albergo”.  
Ciò non impedì però ai Magi di onoralo, guidati dalla luce di una stella diversa da ogni altra, che li condusse a Betlemme, secondo la profezia di Michea (Mt 2,6). La Sua nascita mette in agitazione il Principe di questo mondo e i suoi ministri. Essi non sanno ancora Chi è nato, eppure già lo odiano. A pelle. Per ucciderlo, Erode si macchierà di un delitto atroce e infame facendo strage dei piccoli innocenti e realizzando così quanto Geremia (VII sec. a.C.) aveva predetto: «un grido è stato udito in Rama, un pianto e un lamento grande; Rachele piange i suoi figli e non vuole essere consolata, perché non sono più» (Ger 31,15). 
Non meno ricca di profezie è la sua missione terrena. Zaccaria (VII sec a.C.) descrive dettagliatamente il suo ingresso in Gerusalemme “sul dorso di un asino” in quella che per noi è diventata la domenica delle Palme: «Esulta grandemente figlia di Sion, giubila, figlia di Gerusalemme! Ecco, a te viene il tuo re. Egli è giusto e vittorioso, umile, cavalca un asino, un puledro figlio d’asina» (Zc 9,9; Mt 21,1-10; Mc 11; Lc 19; Gv 12,12), mentre il Salmo 118 annuncia il rifiuto di Gesù da parte dei sacerdoti del Tempio e adombra la nascita della Chiesa: «La pietra scartata dai costruttori è divenuta testata d’angolo» (Mt 21, 42). 
Ancora più denso di chiare profezie è il racconto della sua Passione.
Il salmista cantando: «Preserva tutte le sue ossa, neppure uno sarà spezzato» (Sal 34,21), rivelava quanto sarebbe accaduto durante la sua ultima Passione: «Venuti però da Gesù e vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe. Questo infatti avvenne perché si adempisse la Scrittura: Non gli sarà spezzato alcun osso.  E un altro passo della Scrittura dice ancora: Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto» (Gv 19,33.36s). Giovanni si riferisce all’oracolo di Zaccaria: «guarderanno a colui che hanno trafitto. Ne faranno il lutto come si fa il lutto per un figlio unico, lo piangeranno come si piange il primogenito» (12, 10). Tale è Cristo. Il trattamento riservato a Gesù invera alche un’altra profezia che si compie durante la crocifissione: «Posso contare tutte le mie ossa. Essi mi guardano, mi osservano: si dividono le mie vesti, sul mio vestito gettano la sorte» (Sal 22,18s).
Ancora più sconcertante è la descrizione della sua Passione che molti secoli prima Isaia (765 a.C.) fotografa in quattro straordinarie istantanee (Is. 42, 1-9; 49,1-9; 50,4-9; 52,13-53,1-12. Deutero-Isaia cc. 40-55) che sono i celebri e struggenti “canti del servo di Jahvè”, di cui riproduco qualche passaggio seguendo l’ordine dei capitoli:

L’Atteso e le profezie: 48 nel Vangelo
«Ecco… il mio eletto di cui mi compiaccio. Ho posto il mio spirito su di lui; egli porterà il diritto alle nazioni… Io, il Signore ti ho preso per mano; ti ho formato e stabilito come alleanza del popolo e luce delle nazioni, perché tu apra gli occhi ai ciechi e faccia uscire dal carcere i prigionieri, dalla reclusione coloro che abitano nelle tenebre. Io sono il Signore: questo è il mio nome; non cederò la mia gloria ad altri, e il mio onore agli idoli» (42,1.6-8). 
«È troppo poco che tu sia mio servo per restaurare le tribù di Giacobbe e ricondurre i superstiti di Israele. Io ti renderò luce delle nazioni perché porti la mia salvezza fino all’estremità della terra”. … “I re vedranno e si alzeranno in piedi, i principi vedranno e si prostreranno» (49,6-7).
«Ho presentato il dorso ai flagellatori, la guancia a coloro che mi strappavano la barba; non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi» (50, 6-8). 
 «Ecco, il mio servo avrà successo, sarà onorato, esaltato e molto innalzato. Come molti si stupirono di lui - tanto era sfigurato per essere d’uomo il suo aspetto e diversa la sua forma da quella dei figli dell’uomo - 
così si meraviglieranno di lui molte genti; i re davanti a lui si chiuderanno la bocca, poiché vedranno un fatto mai ad essi raccontato e comprenderanno ciò che mai avevano udito. Chi avrebbe creduto alla nostra rivelazione? A chi sarebbe stato manifestato il braccio del Signore? È cresciuto come un virgulto davanti a lui e come una radice in terra arida. Non ha apparenza né bellezza per attirare i nostri sguardi, non splendore per provare in lui diletto. Disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei dolori che ben conosce il patire, come uno davanti al quale ci si copre la faccia, era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima. Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori e noi lo giudicavamo castigato, percosso da Dio e umiliato. Egli è stato trafitto per i nostri delitti, schiacciato per le nostre iniquità. Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui; per le sue piaghe noi siamo stati guariti.  Noi tutti eravamo sperduti come un gregge, ognuno di noi seguiva la sua strada; il Signore fece ricadere su di lui l’iniquità di noi tutti. Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca; era come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori, e non aprì la sua bocca. Con oppressione e ingiusta sentenza fu tolto di mezzo; chi si affligge per la sua sorte? Sì, fu eliminato dalla terra dei viventi, per l’iniquità del mio popolo fu percosso a morte. Gli si diede sepoltura con gli empi, con il ricco fu il suo tumulo, sebbene non avesse commesso violenza né vi fosse inganno nella sua bocca. Ma al Signore è piaciuto prostrarlo con dolori. Quando offrirà se stesso in espiazione, vedrà una discendenza, vivrà a lungo, si compirà per mezzo suo la volontà del Signore. Dopo il suo intimo tormento vedrà la luce e si sazierà della sua conoscenza; il giusto mio servo giustificherà molti, egli si addosserà la loro iniquità. Perciò io gli darò in premio le moltitudini, dei potenti egli farà bottino, perché ha consegnato se stesso alla morte ed è stato annoverato fra gli empi, mentre egli portava il peccato di molti e intercedeva per i peccatori» (52,13-15. 53, 16-8). 

Lo scienziato americano Peter W. Stoner (1888-1980), già direttore College in California del Dipartimento di Matematica e di Astronomia del Pasadena City, ha calcolato nel suo libro Science Speaks, originariamente pubblicato nel 1976 e più volte riveduto, che il realizzarsi casuale anche di sole otto profezie ammonta a una probabilità di 1 su 100.000.000.000.000.000 ovvero 1 su 10 in potenza 17. Per rendere l’idea, spiega che con lo stesso numero di monete di dollari di argento (10 in potenza 17) si ricopre l’intera la superficie del Texas di uno strato spesso   due piedi (circa 60 centimetri). Lo scienziato osserva: «Ora, segnate una di queste monete e disperdetele per tutto lo Stato. Bendate gli occhi di un uomo e ditegli che può andare lontano quanto vuole, ma che deve trovare il dollaro segnato. Quale possibilità ha di trovarlo? È la stessa probabilità che i profeti avrebbero avuto di vedere compiersi in un uomo le otto profezie da loro scritte, dalla loro epoca fino a oggi, assumendo che le abbiano scritte con la propria saggezza».
Ma nei Vangeli si contano non 8, bensì almeno 48 profezie realizzate da Gesù, che elevano la probabilità casuale ad un numero ancora più stratosferico: 1 su 10 in potenza 157. La probabilità dunque che Gesù sia stato un semplice uomo e abbia realizzato per caso le profezie attribuite dalle Sacre Scritture al Messia è infinitesimale e, dunque, risibile. A rigore allora di statistica e di matematica, Gesù era Dio. 
La statistica e la matematica vogliono forse dirci che Gesù era Dio? E Flew e Einstein non hanno riconosciuto Dio proprio grazie alla precisione della matematica?
Nessuno può esibire le credenziali divine di Cristo! Egli è l’unico ad essere stato preannunciato. Ma ci restano ancora da esaminare altri due parametri, i miracoli e la conoscenza di Dio.
 

autore / intelligo
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