Siamo "a Melita Cavallo"! Alla Cassazione: "Sì automatico" a stepchild adoption

23 giugno 2016 ore 15:03, Lucia Bigozzi
“Un grande risultato”. Così Melita Cavallo, ex presidente del Tribunale per i minori di Roma accoglie il pronunciamento della Cassazione sulla stepchild adoption. Nell’intervista a Repubblica spiega che la sentenza della Suprema Corte “fa Giurisprudenza, quindi i tribunali non potranno ignorare questa sentenza. Anche se, come spesso ho precisato, non ho fatto altro che applicare la legge già esistente”, ovvero quella che prevede l’adozione in casi particolari e dove, come osserva Melita Cavallo “si privilegia il supremo interesse del minore, anche se la coppia, o il singolo a cui è stato affidato il bambino, non ha i requisiti solitamente richiesti per l''adozione piena"”. 

Siamo 'a Melita Cavallo'! Alla Cassazione: 'Sì automatico' a stepchild adoption
Ex presidente del Tribunale per i minori di Roma, ora in pensione, nel 2014, era stata lei a scrivere la sentenza su cui ieri si è espressa la Cassazione, la prima in Italia a riconoscere il diritto per il genitore non biologico ad adottare il figlio del partner all'interno di una coppia omosessuale, come scrive Rep.
La Cavallo si sofferma su un aspetto: “Noi non possiamo fare discriminazioni sulla base dell'orientamento sessuale. Ma l'importante è che la coppia dimostri di essere sana e salda, e di saper allevare con amore e responsabilità il minore. Proprio quello che cerchiamo anche in una coppia eterosessuale durante l'istruttoria per una adozione”. E a chi accusa i giudici di sostituirsi al ruolo dei parlamentari, ovvero quello di legiferare, lei fa notare che “noi applichiamo leggi già esistenti interpretandole alla luce della società che cambia. Però credo che una legge sarebbe necessaria. Non sull'adozione del figlio del partner, bensì per rendere automatico anche nelle coppie omosessuali il riconoscimento del bambino alla nascita, da parte del genitore non biologico”. Il rischio che rileva, stando così le cose, è quello di una “discriminazione tra le coppie conviventi, le coppie sposate eterosessuali, e chi costituisce una unione civile. Nel caso dei primi il riconoscimento del figlio è automatico, mentre per le coppie omosessuali si deve comunque passare al vaglio dei giudici”. 

Nel suo ruolo di alto magistrato, ha scritto quindici sentenze di "stepchild adotpion", e la Cavallo spiega i criteri che sono stati seguiti: “Accertare la serenità dei minori. Il fatto che veramente riconoscessero come madre o padre i partner dei loro genitori biologici. Ricordo che ci occupiamo di bambini che sono nati e cresciuti in quelle coppie. E nella maggioranza dei casi ho incontrato genitori molto responsabili, che avevano a lungo pensato al progetto genitoriale. E quando abbiamo avuto dei dubbi, il collegio ha chiesto il parere di centri specializzati e perizie sui bambini”. Fin qui il parere dell’ex presidente del Tribunale dei minori di Roma, il giorno dopo il pronunciamento della Cassazione (prima Sezione Civile) che ha respinto il ricorso del procuratore generale e confermato la sentenza della Corte d'Appello di Roma, con la quale è stata accolta la domanda di adozione di una minore proposta dalla partner della madre, con lei convivente in modo stabile. Si tratta del primo caso in Italia, ma c’è da ritenere che non sarà l’ultimo. 
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]