Che ci fa Putin in Cina? La missione a tutto business

23 giugno 2016 ore 17:07, Luca Lippi
Parte il tour asiatico di Vladimir Putin che inizia oggi da Tashkent, in Uzbekistan, e si conclude il 25 giugno con un denso programma di incontri e firme a Pechino. Secondo alcuni organi di informazione si tratterebbe di una manovra di avvicinamento ad Est.
Secondo la cronaca, invece, non è un avvicinamento ma semplicemente un normale incontro di affari, una consuetudine giacché i Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa), la Sco (Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai), la Eeu (Unione Economica Eurasiatica), l’Aiib (la nuova Banca d’Investimento per le Infrastrutture Asiatiche, fondata dalla Cina), e la Ndb (la Nuova Banca per lo Sviluppo dei Brics), di cui probabilmente la maggior parte ignora gli acronimi. 
Una realtà consolidata e esistente da almeno cinque anni e nei fatti operativa almeno da due!

Che ci fa Putin in Cina? La missione a tutto business

Visto che l’Eeu ha cominciato da oltre un anno ad istituire zone di libero scambio con India, Iran, Vietnam, Egitto e il blocco Mercosur dell’America Latina (Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay e Venezuala), le fasi di questo processo di integrazione già si spingono oltre l’Eurasia. Nel frattempo la Sco, cominciata come poco più di un forum sulla sicurezza, si sta espandendo e spostando nel campo della cooperazione economica. I paesi membri, soprattutto i quattro “stan” dell’Asia centrale (Kazakistan, Kyrgyzstan, Uzbekistan e Tajikistan), conteranno sempre più sulla Banca d’Investimento per le Infrastrutture Eurasiatiche (Aiib) e sulla Ndb. Ad Ufa, India e Pakistan hanno finalizzato un processo di aggiornamento per il quale sono diventati da osservatori a membri della Sco. Questo rende la Sco un’alternativa al G8.
Quindi non comincia niente, se mai prosegue il rapporto continuativo di collaborazione di putin con la cina e di sostegno e supporto reciproco con i vecchi appartenenti alla disciolta Urss e soprattutto i nuovi partners economici e finanziari alternativi all’Occidente.
L'anno scorso, i leader russo e cinese si sono incontrati cinque volte, e già da questo si capisce il livello dei rapporti: a maggio a Mosca, nel mese di luglio a Ufa, a settembre a Pechino, ad Antalya e Parigi in novembre. I due peraltro hanno già oggi in programma un colloquio "ai margini" del vertice Sco a Tashkent. "Un intenso dialogo politico a livello dei presidenti e governi": a dicembre 2015 Dmitry Medvedev ha visitato Pechino, è stato ricevuto da Xi Jinping e ha avuto colloqui con il premier cinese Li Keqiang. Attualmente al lavoro ci sono quattro commissioni intergovernative, sugli investimenti, l'energia e la cooperazione umanitaria e la preparazione delle riunioni regolari dei capi di governo.
La Cina "è il più importante partner commerciale della Russia. Durante l'incontro i capi di stato discuteranno le principali questioni di cooperazione economica, tra cui l'espansione della cooperazione nei settori finanziari e di investimento, approfondendo il dialogo interregionale, la realizzazione di grandi progetti nei settori dell'energia, dell'aviazione civile e di altre industrie high-tech", fanno sapere dalla direzione dell'ufficio stampa del Cremlino. Lo stesso Putin, durante il Forum di San Pietroburgo, la settimana scorsa, ha annunciato l'avvio entro il mese di giugno di colloqui per allargare l'Unione economica eurasiatica alla Cina.
E allora, che ci fa Putin in Cina? Affari! 

autore / Luca Lippi
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