Esclusiva, Paolo Crepet: "Omofobia, l'intolleranza dei mediocri del tweet"

23 luglio 2014 ore 13:44, Marta Moriconi
Esclusiva, Paolo Crepet: 'Omofobia, l'intolleranza dei mediocri del tweet'
Lo psicologo, psichiatra e scrittore Paolo Crepet non le manda a dire. Le sue risposte sono asciutte e nascondono una certa esperienza nel trattare con i giornalisti. Lui che a Porta a Porta spesso si inalbera rispondendo a qualche domanda che non condivide, mantiene la sua abitudine anche con IntelligoNews, solleticando così riflessioni e spunti nell’interlocutore e rendendo frizzante ogni sua risposta. L’intervista è per lettori che amano essere messi in discussione o che odiano l'esser scontati. Professore, in Italia sono state fecondate le prime tre coppie con l’eterologa. Quanto è giusto inseguire un desiderio di maternità e fino a che punto? Ma perché ci si mette sempre a giudicare gli altri, a giudicare le decisioni, non se ne può più. Basta con questo modo di approcciarsi alla vita degli altri, questo è quello che penso”. Quindi è sbagliato interrogarsi sulle questioni prima dell’emersione di eventuali problematiche?Ma chi le affronta? Questi politici? Ma chi? Ma si rende conto di cosa sono questi politici?”. Passiamo allora al caso di Trento dove, questo si è evinto dai primi articoli, a una lesbica non sarebbe stato rinnovato il contratto. Per molti si tratta di un atto di discriminazione della Madre Superiora, ma…Che la Madre Superiora si vergogni di fronte a Cristo, Cristo ha fatto uomini, donne e anche omosessuali”. Se, però, come qualcun altro ha scritto, la sua scelta sessuale andava a corredare le ore di lezione? Questo sarebbe un altro paio di maniche. Ma se una professoressa si incontra alle 5 del pomeriggio con Tiziana al bar Roma, io non capisco cosa da leggerci dietro. E’ un’omofobia intollerabile, è inutile fare i moderni con i tweet quando si è così mediocri. A Trento quelle maestre lì le mettevano al rogo non troppo tempo fa”. Passiamo alla crisi del maschio. Ce l’ha un po’ tutte: c’è quello violento, quello frustrato dalla disoccupazione…C’è la crisi prima di tutto economica. Chiudono una media di 40 di imprese al mese e questo incide sulla persona, che sarà un po’ incavolata. E’ inevitabile che non lo sia”. Ma perché incide più nel maschio? “Perché il lavoro è ancora oggi svolto di più dal maschio che dalla donna. Ma non credo affatto che la crisi, comunque, sia solo ad appannaggio dei maschi: molte violenze femminili si esplicano e non si vedono”. 
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