Nuovi omicidi: ecco tutti i mostri che uccidono tipo videogame

23 luglio 2015, intelligo
di Anna Paratore

Nuovi omicidi: ecco tutti i mostri che uccidono tipo videogame
Una perdita di valori unita all’affermarsi di mondi virtuali o fantastici dove i giovani - e a volte non solo loro -  si sono trovati immersi spesso senza alcuna guida né controllo, hanno portato in molti, drammatici casi, a smarrire il senso della realtà al punto da causare perfino la morte propria e altrui. 

Eppure, pensare che tutto ciò sia legato solo a giochi o programmi violenti, è sbagliato. Quello che porta a certe situazioni può essere anche solo la dipendenza che la realtà virtuale genera, o l’emulazione di quello che su uno schermo appare come l’eroe, spesso l’esatto opposto di se stessi, soprattutto se si è fragili, e afflitti da profonda disistima, soli, depressi e magari anche vittime di bullismo.

Era il 20 aprile 1999 quando in una scuola americana nel distretto amministrativo di Columbine, non molto lontano da Denver, la Columbine High School, due studenti, Eric Harris e Dylan Klebold, armati di tutto punto con armi automatiche, fecero irruzione nell’istituto e cominciarono a sparare su tutto ciò che si muoveva, esattamente come in un video giochi di quelli che all’epoca andavano per la maggiore, ma che ancora oggi esistono e vendono bene, definiti “sparatutto”. Nell’incursione rimasero uccisi 12 studenti più un insegnante e 24 furono i feriti. I due giovani assassini morirono suicidi, quasi vittime sacrificali essi stessi di un’apoteosi eroica. In seguito si seppe che i due erano stati vittime di molti episodi di bullismo, e che non erano mai riusciti ad inserirsi nel tessuto sociale della scuola.

Era l’8 giugno 2005 quando un patito giocatore di “Legend Mir III” – uno di quei giochi dove si vive in una sorta di mondo virtuale pieno di violenza e di morti ammazzati - Qiu Chengwei, un uomo di 41 anni, uccise un rivale di gioco, Zhu Caoyuan, 26enne, reo di non volergli restituire una preziosa spada che a suo dire gli era stata sottratta con l’imbroglio. La spada era considerata da entrambi di gran pregio e valeva circa 7000 yuan (pari a 700 euro). 

Nuovi omicidi: ecco tutti i mostri che uccidono tipo videogame
La notizia non sarebbe forse degna di fare il giro del mondo, se non fosse che questa spada non esiste, ma era solo una manciata di pixel sullo schermo del monitor, oggetto raro ma solo su Legend Mir III, e non nella realtà.  Eppure i due si sono fronteggiati senza remore, e l’assassino dopo il delitto non era nemmeno pentito, anzi! Non riusciva a darsi pace perché chi lo stava arrestando non comprendeva il suo punto di vista.

Nel 2007, il 16 aprile, è la volta del massacro del Vyrginina Polytechnic Institute, portato a termine da un altro patito della realtà virtuale, lo studente coreano Cho Seung-hui, 23enne cresciuto a Centreville, sobborgo di Washington DC.  Il ragazzo viveva all’interno del Campus, e frequentava l’ultimo anno della facoltà d’inglese. Non aveva amici, trascorreva il suo tempo in solitudine davanti al PC, e anche lui era stato vittima di bullismo. Quel giorno, dopo che aveva pianificato e preparato tutto, entrò in azione come una sorta di supereroe negativo.  Alla fine si contarono 33 morti incluso l’omicida, e decine di feriti. Nei mesi successivi, per il trauma riportato, ben 4 studenti della Columbine si suicidarono. Durante il massacro, Cho Seung-hui trovò anche il tempo di recarsi all’interno dell’ufficio postale dell’istituto e spedire ad organi di stampa una serie di cassette che lo ritraevano. Sui nastri, il lucido delirio dell’assassino.

Terribile nel gennaio 2009 il delitto di una donna americana di 22 anni, Alexandra V. Tobias, che ha ucciso il figlio di 3 mesi perché il bambino continuava a piangere disturbandola mentre era intenta a giocare a FarmeVille, un giochino virtuale che richiede, però, anche l’utilizzo di denaro vero per sbloccare alcuni oggetti utili a completare dei livelli.  Non era pentita Alexandra quando la interrogarono al punto che non era nemmeno certa di come e quando avesse ammazzato il bambino.

Un famosissimo caso di “sovrapposizione” tra realtà e mondo della fantasia lo abbiamo nel 2012, e riguarda il ventenne James Holmes. Il ragazzo, dopo aver comprato un biglietto per la prima del film The Dark Knight Rises (Il cavaliere oscuro) ad Aurora, in Colorato, arriva al cinema 20 minuti dopo l’inizio, completamente vestito di nero, con maschera antigas e giubbotto antiproiettile e, dopo aver lanciato candelotti lacrimogeni sulla folla, apre il fuoco e uccide 12 persone tra cui bambini e giovanissimi. Alla polizia che l’arresta, dice di essere il Joker, il criminale della serie fantastica.
Riguardo a “spunti cinematografici” c’è anche il caso del film “Viaggio alla fine dell’inferno”, dove una scena di roulette russa indusse ben 29 giovani americani tra gli 8 e i 31 anni a spararsi in testa. 

Infine, proprio perché recentissimo, ricordiamo il caso del 17enne Ismaele Lulli, sgozzato da due ragazzi albanesi, anch’essi molto giovani, che hanno ucciso con una freddezza incredibile, andando subito dopo a fare un bagno nel vicino fiume, come se niente fosse. Anche qui, secondo gli inquirenti, i due avrebbero agito come accade in un videogioco. Uccidere, per loro, non avrebbe avuto alcun peso esattamente come accade quando su un gioco virtuale abbatti un mostro  o un avversario.

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autore / intelligo
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