Cannabis, Mingardi: "Ecco perché sì, ma c'è un paradosso italiano"

23 luglio 2015, Andrea De Angelis
A una settimana dalla presentazione della proposta di legge sulla legalizzazione della cannabis, l'argomento continua ad essere centrale sia nell'arena politica che all'interno della società civile

IntelligoNews, dopo aver realizzato diverse interviste su questo tema (dagli onorevoli Della Vedova e Giachetti allo psichiatra Meluzzi) ne ha parlato oggi con il direttore generale dell'Istituto Bruno Leoni, Alberto Mingardi, giornalista e scrittore che, anche come studioso, si occupa attivamente di questioni legate alle politiche pubbliche, soprattutto rispetto ai temi della teoria del monopolio e della sanità. 

Cannabis, Mingardi: 'Ecco perché sì, ma c'è un paradosso italiano'
Perché l'Italia dovrebbe legalizzare la cannabis?

«Il motivo è molto semplice: le persone dovrebbero essere considerate padrone e responsabili del proprio corpo e della propria salute. Sono dunque favorevole all'iniziativa e mi è parsa una delle poche occasioni in cui questo Parlamento ha espresso manifestazioni di buonsenso». 

Il divieto in ogni luogo pubblico, compresi i parchi, come se lo spiega? Allargare il campo dei favorevoli?

«Credo che vada letto rispetto a come è trattato il consumo di tabacco che per fortuna, almeno nei parchi, non è ancora proibito. Coloro che si trovano oggi a promuovere iniziative anti proibizioniste devono fare i conti con un grosso problema da un punto di vista concettuale, ovvero il ragionare su come rendere lecito il consumo di determinate sostanze si scontra con una società che rispetto al consumo di altre sostanze è molto più proibizionista di quanto non sia mai stata.
Penso alle sigarette così come al sigaro e alla pipa, ma anche al cibo. Abbiamo iniziative di vario tipo che vanno sostanzialmente nella direzione pubblica della dieta delle persone. Dunque in un simile contesto non si può pretendere che la marijuana sia trattata meglio delle sigarette».

Tra l'altro è arrivata anche la bozza del nuovo decreto anti-fumo: immagini choc e nuovi divieti proprio mentre si apre alla cannabis. C'è un doppio binario?

«Il problema è di carattere culturale. Stiamo sviluppando una grande tolleranza nei confronti di vizi rispetto ai quali non ne avevamo, ma stiamo diventando intolleranti verso quei vizi che fino ad una generazione fa erano assolutamente tollerati». 

Sul fatto che il fumo faccia male siamo d'accordo. 

«Nella misura in cui c'è l'evidenza scientifica sui danni che determinati comportamenti provocano alle persone, credo che sia non solo giusto, ma doveroso da parte dell'attore pubblico informare le persone circa tali danni e problemi. Un conto però è informare, altro è sviluppare una forma di isteria verso il tabacco. Si è partiti con il proibire la pubblicità e si arriva a questa cosa di pessimo gusto, pensata solo per far sentire in colpa il fumatore dell'organo spappolato messo sul pacchetto di sigarette».

Tra i nuovi divieti anche quello di fumare in automobile se sono presenti minori e donne incinta. Il punto forse è come controllare un simile comportamento?

«Questa è un'emerita stupidaggine, solo un legislatore ossessionato dall'idea di essere paladino della causa anti-tabagista può aver concepito un'idea simile che è ridicola esattamente per il motivo che diceva lei. Credo che sia una forma di educazione e di prudenza non fumare con una persona incinta vicino, sono cose che si sanno e credo che sia impossibile sostenere che le persone ignorino simili rischi. La tesi del proibirlo perché non lo sanno non tiene, c'è un eccesso di zelo».

Ammesso che sia così, perché un simile eccesso di zelo?

«Credo sia legato alla necessità di diventare popolari, di farsi vedere. Purtroppo il dibattito pubblico italiano porta coloro i quali la sparano più grossa a diventare popolari...».

caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]