L'amore ai tempi dei social: come cambia, anche in foto

23 luglio 2015, intelligo
L'amore ai tempi dei social: come cambia, anche in foto
di Anna Paratore 

Come viviamo e amiamo nell’era dei social media? Beh, per dirla in parole semplici, se prima vostra mamma si raccomandava che non parlaste con sconosciuti, oggi praticamente si fa solo quello. 

Milioni di persone al mondo, ogni giorno, accendono un supporto informatico e conversano con sconosciuti spesso lontanissimi. E a queste persone, nella maggior parte dei casi, parlano della loro vita e raccontano i loro segreti, quelli che magari non sarebbero disposti a condividere neppure con gli amici più cari, nemmeno con fratelli e sorelle o genitori. E questi rapporti così profondi, particolari e intensi, spesso sfociano in veri e propri sentimenti romantici, amori travolgenti come magari non se n’è mai provati nemmeno nella realtà.

Chi di noi non è alla ricerca della felicità? Chi di noi l’ha trovata? Le risposte a queste due domande potrebbero facilmente essere
L'amore ai tempi dei social: come cambia, anche in foto
 “tutti e nessuno”. Trovare a questo mondo la propria anima gemella, quell’altra metà della mela, non è impresa da poco e riesce solo ai più fortunati. E se nella realtà di tutti i giorni butta male, ecco che Facebook, Twitter o Instagram sembrano arrivare in nostro soccorso, aprendoci nuove strade verso la felicità.  Una felicità, però, che il più delle volte è solo virtuale.  Effimera e pericolosa. Una specie di mela stregata, dall’apparenza bellissima, ma spesso avvelenata.

Il mondo dei social, la realtà virtuale, permettono a tutti di instaurare delle relazioni in un modo decisamente più semplice rispetto alla realtà, risparmiandoci quelle difficoltà, quelle insicurezze, quegli imbarazzi che invece viviamo tutti i giorni nei nostri rapporti di relazione. E qui il gioco si fa pericoloso. A molti infatti appare semplice e viene quasi spontaneo, smussare o addirittura cancellare e sostituire quei lati di sé che non ama per rendersi più interessante agli occhi altrui.  

Sei una ragazza grassa in un mondo che offre solo modelli magri e scattanti? Che c’è di male se al tuo amico del cuore virtuale mandi una foto magari trovata in Rete che non sei tu ma la longilinea e scattante “gazzella” che sogni da sempre di essere? 

L'amore ai tempi dei social: come cambia, anche in foto
Che c’è di sconveniente se invece di mandare la tua fotografia di ragazzo mingherlino e con le orecchie a sventola spedisci alla tua amica virtuale l’immagine di qualche rapper alla moda, con tanto di piercing e tatuaggi, di quelli che strappano sguardi estasiati e urletti alle ragazzine? 

E che meravigliosa sensazione si prova quando quel profilo fasullo viene accettato senza problemi dal nostro partner virtuale, a sua volta affascinante, alla moda, “proprio giusto” come l’abbiamo sempre desiderato?

Nascono così le false identità di cui la rete è piena, anche oltre quel che possiamo immaginare. Alle prime innocenti bugie, infatti, se ne sommano sempre di più, e si finisce per costruire un altro sé, un personaggio inesistente, che magari è come vorremmo essere ma come non saremo mai. E questo personaggio piano, piano, ci prende la mano e comincia a vivere al nostro posto. La reale vita di relazione, per quanto ci è possibile, si fonde e alla fine si annulla nella realtà virtuale che abbiamo costruito. Il nostro vero io diventa, paradossalmente, quella fasulla immagine di noi che ci piace dare. 

Di contro, dall’altra parte del monitor, chi si relaziona con noi, ha l’impressione di trovare il possibile ideale di compagno con cui vorrebbe condividere la vita perché, nella maggior parte dei casi,  proietta su questo falso virtuale le sue personali aspettative, i suoi sogni, le sue speranze di felicità.

Se qualcuno pensa che tutto ciò sia una sciocchezza, un giochino e niente più, sbaglia clamorosamente. Ogni giorno, la vita di centinaia di migliaia di persone rischia di venire stravolta da questa sovrapposizione tra reale e irreale. Ogni giorno centinaia di migliaia di persone, soprattutto giovani, perdono un po’ di più il contatto con la realtà a favore di un universo che non esiste e che alla fine ti può anche stritolare.

Negli States, che per mere questioni di progresso tecnologico, di solito in queste problematiche si imbattono prima di noi, è stato creato un termine preciso per queste false identità che popolano la realtà virtuale e vivono le loro complesse relazioni tra i pixel di uno schermo: si chiamano Catfish, e sono un fenomeno talmente diffuso e preoccupante che su di esso cominciano a nascere saggi di sociologi importanti, documentari, libri e perfino uno show televisivo, dove un team di giornalisti si mette sulle tracce di questi inesistenti personaggi per scoprire chi c’è veramente dietro di loro.  

E se tutto ciò non fosse già abbastanza per mettere in guardia chi si avvicina troppo ingenuamente alle amicizie virtuali, aggiungiamo anche che tanto tempo trascorso a crescere, nutrire, e proporre un falso sé in rete, troppo spesso all’inizio sottrae e poi direttamente annulla il tempo a nostra disposizione per la vita reale. 

Così, a parte magari mangiare, dormire e lavorare, tutto il tempo libero, tutte le nostre risorse mentali, finiscono parcheggiate dietro a uno schermo a cristalli liquidi, a scambiare sogni, speranze e sospiri con qualcuno che come il nostro falso io non esiste e che, con la nostra stessa complicità, ci terrà prigionieri in un codice sorgente. 

E tutto questo se non c’è malafede o lo scopo di fare del male. Pensate dunque che può accadere se un meccanismo simile viene usato non da chi lo fa volutamente per colpire, ma da qualcuno malevolo con scopi ben precisi.

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