Rosario Crocetta in aula all'Ars per parole chiave: "Falsi scoop, poteri occulti, martirio"

23 luglio 2015, Marta Moriconi
Rosario Crocetta in aula all'Ars per parole chiave: 'Falsi scoop, poteri occulti, martirio'
Mentre il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, ha avviato accertamenti preliminari sulla presunta 
intercettazione di una conversazione telefonica tra il governatore siciliano Rosario Crocetta e il suo medico Matteo Tutino, diffusa dall'Espresso, il Presidente della Regione siciliana è intervenuto in Aula all'Ars.

Si difende e non molla Crocetta, ma rilancia. Prima di tutto si scaglia contro i falsi scoop, che non possono decidere le 
sorti del governo". "Mi sono rifiutato di offrire le carni in pasto a carnefici famelici - dice ancora - tutto questo passerà ala storia come una storia infame".

Per questo dice di non potersi dimettere, né di essere "interessato a poltrone o carriere politiche".

Parla di "due anni e mezzo di martirio e attacchi sono sufficienti a togliermi la voglia di governare". E sulle intercettazioni spiega: "Non ci sono. E' una vicenda di poteri occulti che minacciano la democrazia, che non riesce a difendere gli uomini delle istituzioni, anche laddove non siano responsabili. L'opportunismo mediatico sembra prevalere rispetto alla cautela istituzionale che contraddistingueva la politica un tempo".

Da qui la convinzione, e lo dice ad alta voce, che la vicenda delle intercettazioni tra Rosario Crocetta e il medico Matteo Tutino "sia stata un attacco al presidente della Regione e un attacco e un attentato alle istituzioni e alla democrazia". Quanto alla richiesta di andare al voto per lui "è irricevibile perché strumentale e interessata. Non posso che respingere lo sciacallaggio, per tutelare non me stesso ma tutti voi".

Poi l'unica boccata d'ossigeno, la sua rivincita, quella verità raccontata dalle Procure siciliane che "hanno smentito quelle accuse".

Ecco perché oggi -dice- "ho deciso di riprendermi il diritto alla parola per contribuire alla ricerca della verità". 

E Crocetta racconta quei giorni terribili "di dolore e di pianto e so che anche molti di voi hanno condiviso questa sofferenza. E' come se avessi rivisto un film diverse volte proiettato attraverso il cui attacco al Presidente è diventato l'attacco alle istituzioni e all'intero popolo". 

Dal silenzio poi è uscito dopo che "l'orrore di quella montagna di fango mi urlava nella testa paralizzando la mia voce". E ora non molla anche se non si sente "né un eroe né tanto meno un eroe dell'antimafia. Non sono neppure una vittima, anzi la mafia mi dovrebbe denunciare per mobbing". 

"Mi sento un uomo fedele alle istituzioni - dice - che fa il proprio dovere, talvolta facendo anche degli errori in buona fede, come accade a tutti gli esseri umani, per i quali vi chiedo scusa".



Seguici su Facebook e Twitter


caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]