Unioni gay, Pagano (AP): “La nostra legge raggruppa tutti i diritti esistenti. E punta a 2 obiettivi"

23 luglio 2015, Lucia Bigozzi
Unioni gay, Pagano (AP): “La nostra legge raggruppa tutti i diritti esistenti. E punta a 2 obiettivi'
“Sì ai diritti individuali, no al matrimonio e alle adozioni”. In sintesi il senso della proposta di legge alternativa al ddl Cirinnà presentata da Area Popolare con Maurizio Sacconi primo firmatario al Senato e Alessandro Pagano primo firmatario insieme d Eugenia Roccella alla Camera (ma il fronte è trasversale con adesioni da Fi alla Lega a FdI). Nella conversazione con Intelligonews Pagano ne spiega dettagli e obiettivi, senza rinunciare a un messaggio inequivocabile al premier Renzi e all’alleanza di governo…

Nella vostra proposta di legge alternativa al ddl Cirinnà, escludete adozioni e provvidenze pubbliche. Perché?

«Perché la nostra proposta di legge utilizza una trentina di norme che il parlamento repubblicano negli ultimi quindici anni ha avuto modo di legiferare in qualsiasi campo: dalla materia sanitaria a quella penitenziaria, ai diritti civili in senso ampio. Noi abbiamo avuto il buon senso di prendere i diritti individuali che il parlamento ha fatto propri e metterli in un unico testo in modo tale che per la prima volta nella storia d’Italia su questa materia c’è una sola legge che raggruppa tutti i diritti esistenti. In questo modo facciamo due operazioni…».

Quali?

«La prima è smontare completamente uno dei cavalli di battaglia del fronte parlamentare pro-Lgbt che sostiene che non esistono diritti individuali. Noi dimostriamo che ci sono e sono tutti in un unico contenitore giuridico. La seconda: rafforziamo nei confronti dell’opinione pubblica nazionale il convincimento che siamo a favore dei diritti individuali che ognuno può declinare come vuole. Un conto è il rispetto dei diritti individuali rispetto ai quali siamo favorevoli; un conto sono i diritti che fanno capo all’articolo 29 della Costituzione, cioè il matrimonio sul quale mettiamo una barriera invalicabile. Infine con questa proposta di legge dimostriamo esattamente il contrario di quanto ci accusano, ovvero di essere omofobi; tanto è vero che la nostra proposta di legge è originalissima pur raggruppando leggi già esistenti che proponiamo a vantaggio di chi è interessato; comprese norme che molti non conoscono».

Quali? Faccia un esempio. 

«Molti non sanno che c’è già la possibilità per la persona omosessuale, regolarmente iscritta all’anagrafe del Comune, di andare a far visita al compagno in carcere, o in ospedale o ancora chiedere il passaggio dei contratti di assicurazione a vantaggio del partner. Siamo e restiamo profondamente contrari a tre ambiti: il matrimonio che è quello scritto in Costituzione rispetto al quale non ci possono essere deroghe di alcun tipo; le adozioni, perché ogni bimbo ha diritto a un papà e a una mamma e a non crescere – come dimostrato da studi di neuropsichiatria infantile – in maniera problematica. Terzo ambito: i diritti patrimoniali, perché è evidente che se passasse il principio caro a chi sostiene le tesi dei gay, salterebbero i conti dello Stato»

In che senso?

«Nel senso che ci sarebbe la corsa alle unioni civili dal momento che prevedono il passaggio pensionistico da un partner all’altro. Ed ecco perché in tema di conti vi sono testi discordanti e nessuno certifica i numeri; è evidente che l’unica verità è quella che sosteniamo noi e cioè che se passa questa legge i conti dello Stato salteranno».

A Intelligonews il filosofo Fusaro dice in sostanza che che ddl Cirinnà mira a distruggere la famiglia. Lei che idea si è fatto?

«I politici devono avere idee chiare e approccio pragmatico, tali da saperli coniugare concretamente. Io dico che questa legge è una moderna utopia, un’assurdità ideologica, non regge su nulla. Quindi, indipendentemente dal fatto che la famiglia verrebbe distrutta, è certo che il dato più forte è che si vuole fare un simil-matrimonio tanto per usare una definizione dei proponenti la legge che vuole accaparrarsi tutti i diritti costituzionali, anche dal punto di vista patrimoniale e che non riverserebbe nulla alla comunità perché mentre la famiglia paga le tasse e genera figli che sono la ricchezza di uno Stato, questa legge vuole favorire i desideri, i capricci. Va da sé che il risultato finale sarebbe non solo la distruzione della famiglia ma anche la distruzione dello Stato moderno come lo stiamo concependo noi: la proiezione è solo questa»

La sentenza di Strasburgo dice anche che sono i giudici a dare la linea ai politici?

«Non sarebbe una novità, perché la tecnocrazia al potere mi pare sia uno dei temi ricorrenti, composta da finanza internazionale, giudici e mass media; un bel club che mira a tenere bassa la politica, distruggerla, indebolirla in modo che si possa sostituire ad essa. L’altro aspetto che sottolineo è che quella della Corte europea dei Diritti dell’uomo è una sentenza ridicola. Le do quattro dati. Primo: è una sentenza ridicola perché cita statistiche false e dice che la maggioranza degli italiani è a favore delle unioni gay quando invece è esattamente l’opposto per non parlare poi dell’85 per cento degli italiani contrari alle adozioni gay. Secondo: dice che nel Centro-Italia vi sono un milione di omosessuali, non è vero e ciò suscita solo risate. Terzo: nelle premesse recepisce la decisione della Corte Suprema americana, ma che c’entrano gli Usa? Quarto: fanno parte della Corte europea Russia, Moldavia, Turchia, insomma è un club non un ordine gerarchicamente superiore; è come se io e lei facessimo in club. La differenza sostanziale è che mentre loro hanno dietro le lobby che orientano l’opinione pubblica, il nostro piccolo club non avrebbe un bel niente»

C’è chi rileva un’accelerazione sospetta tra la sentenza della Corte europea e il voto del senato sul ddl Cirinnà calendarizzato per la prima settimana di agosto. Lei che idea si è fatto?

«Da un lato mi pare una bufala autentica fatta dai soliti amici delle lobby che hanno cercato di depistare l’opinione pubblica; dall’altro forse è il tentativo di vedere quanto e come è compatto il fronte del no. Noi siamo compattissimi, abbiamo respinto tutto al mittente e se ne riparla a dicembre e di qui a dicembre le cose possono cambiare sessantamila volte. Il nostro è un fronte agguerritissimo e c’è un elemento a dimostrarlo: il fatto che noi abbiamo il popolo con noi. La manifestazione di Piazza San Giovanni a Roma il 2 giugno non esisteva; gli organizzatori con un fischio e in diciotto giorni hanno portato in piazza un milione di persone, senza l’aiuto della Chiesa e nonostante la parole di Galantino. Renzi non ha ancora capito in che guaio si è messo, perché in Italia quando tocchi i figli, gli italiani diventano pazzi e non c’è colore politico che tenga. Su questo le assicuro che succederà l’inferno. Fossi in Renzi ascolterei meno le lobby e di più il popolo»

Il fatto che le adesioni alla vostra proposta arrivino da Fi, Lega e FdI si può declinare come una prova tecnica per riunificare il centrodestra oggi frammentato?

«Non la metterei su questo piano perché in questo momento è tutti in divenire ma la risposta emblematica penso possa essere una: su questi principi ci si unisce; il fronte del no è trasversale, composito e in Piazza San Giovanni non c’era solo gente di centrodestra, anzi…».

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autore / Lucia Bigozzi
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