Cinque anni senza Amy Winehouse, dal successo alla maledizione del "club 27"

23 luglio 2016 ore 16:43, Micaela Del Monte
Per anni è stata considerata come una delle voci più belle dell'ultimo secolo, lei invece era per tutti una vera e propria star e in quanto tale ha sempre ceduto agli eccessi della vita da diva nonostante non volesse esserlo affatto. Amy Winehouse ha cambiato la musica moderna, l'ha resa decisamente meno banale e ci ha regalato delle perle che ancora oggi, a cinque anni dalla sua morte, è impossibile smettere di ascoltare.

Cinque anni senza Amy Winehouse, dal successo alla maledizione del 'club 27'
Amy se ne andò il 23 luglio del 2011 come spesso se ne vanno i grandi artisti e ha lasciato un vuoto enorme proprio come fa chi ha dato tanto. Aveva 27 anni quando venne trovata senza vita nella sua casa di Camden Town a Londra, casa che ancora oggi è meta di tanti turisti che passano a renderle omaggio. Salita alla ribalta nel 2006 grazie al singolo 'Rehab' dove raccontava proprio il suo rifiuto a disintossicarsi da droghe e alcool, il primo album 'Black to black', mix di jazz, soul, rock e pop, è un successo mondiale che le permette di vincere anche cinque Grammy Award. Dopo il successo arriva però la depressione. Tra il primo e il secondo album Amy dimagrisce visibilmente e inizia a soffrire di disturbi dell'alimentazione. Più volte si presenta ubriaca o sotto l'effetto di stupefacenti ad eventi pubblici fino ad arrivare al 18 giugno del 2011, quando sale sul palco di un suo concerto a Belgrado visibilmente sotto i fumi dell'alcol, tanto da non riuscire a portare a termine l'esibizione. Il manager il giorno dopo annuncia il ritiro delle scene della Winehouse a tempo indeterminato per permetterle di curarsi. Poco più di un mese dopo, Amy viene trovata senza vita nella sua casa di Londra.

Anche i suoi rapporti familiari e sentimentali hanno contribuito a gettare la cantante in un vortice di depressione. A partire da quello con i genitori, separati da quando era ragazzina: una madre poco presente e un padre forte ma più concentrato sugli affari che sul suo stato d'animo. Poi arrivano i problemi di cuore, con la burrascosa relazione con Blake Fielder-Civil. I due si sposano del 2007 e divorziano nel 2009: nel frattempo, fra tira e molla, i due vanno sempre più a fondo in una spirale di dipendenze da droga e alcol.

La morte di Amy Winehouse la fa entrare di diritto in una triste lista che la vede insieme a leggende della musica come Janis Joplin, Jimi Hendrix, Jim Morrison, Brian Jones e Kurt Cobain. Un tragico bollettino di morte che per i fan ha anche un nome: Club 27. Criterio di inclusione nella lista è, appunto, essere artisti morti a 27 anni per cause non naturali dovute ad abuso di droghe, alcol, suicidio o gravi incidenti. Il primo della lista è Brian Jones, fondatore e chitarrista dei Rolling Stones morto il 3 luglio 1969 sul fondo della piscina nella sua casa a Hartfield, nel Sussex, Inghilterra. L'ultimo in ordine di tempo prima di Amy Winehouse era stato il frontman dei Nirvana Kurt Cobain. Nella lettere di addio prima del suicidio, indirizzata al suo amico immaginario dell'infanzia 'Boddah', il cantante scriveva: "E' meglio bruciare in fretta che spegnersi lentamente". E l'ultima a bruciare in fretta è stata Amy Winehouse, 27 anni di eccessi e abusi hanno fatto sì che la sua fiamma si spegnesse velocemente. Come quella di tante altre leggende della musica prima di lei.
 
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