Don Gallo: quando aiutò alcune giovani prostitute albanesi ad abortire

23 maggio 2013 ore 10:02, Americo Mascarucci
Don Gallo: quando aiutò alcune giovani prostitute albanesi ad abortire
Era il 24 novembre del 1998. Tutti i giornali parlarono di don Andrea Gallo il prete di Genova che aveva aiutato alcune giovani prostitute albanesi ad abortire. Le aveva inviate da un medico suo amico perché interrompesse la gravidanza. Non soltanto don Gallo si dichiarò fiero di aver compiuto quel gesto, ma addirittura rilanciò l’uso del profilattico come strumento di salvezza nella lotta contro l’Aids. A chi gli faceva notare che le sue idee erano in netta contraddizione con il magistero di Giovanni Paolo II che proprio qualche giorno prima aveva ribadito la netta chiusura verso certe tematiche, il prete genovese non si fece scrupolo di definire la Chiesa del beato Wojtyla “bloccante” e con la presunzione tipica che animava la sua azione pastorale rispose che lui applicava il Vangelo alla lettera. Contro don Gallo si schierò, come una furia, don Oreste Benzi fondatore ed animatore della comunità “Giovanni XXIII” uno che, a differenza del confratello genovese, l’apostolato fra i tossicodipendenti, le prostitute, gli emarginati sapeva farlo senza provocare scandalo. La posizione di don Gallo era per lui inaccettabile. “Ho fatto abortire quelle prostitute – dichiarò l’animatore della Comunità di San Benedetto al Porto – per evitare che ci pensassero i protettori a suon di calci nel ventre”. Don Bensi osservò che il dovere di un sacerdote sarebbe stato quello di accogliere quelle poverette, inserirle in una comunità protetta e lasciare che partorissero, senza macchiarsi di un così grave peccato. Niente da fare, don Gallo era fatto così e a nulla valsero i richiami e le ammonizioni dell’allora arcivescovo di Genova Dionigi Tettamanzi. Non proprio un conservatore, ma uno che ha fatto della solidarietà verso i più deboli, i poveri, gli immigrati, la ragione principale della sua missione, soprattutto quando qualche anno, fu chiamato a sostituire Carlo Maria Martini alla guida dell’Arcidiocesi di Milano. Pare che i rapporti più difficili a Genova, oltre che con il cardinale Giuseppe Siri che lo spedì in esilio a Capraia, don Gallo li abbia avuti proprio con Tettamanzi molto più che con Tarcisio Bertone e con Bagnasco. Perché le posizioni di Don Gallo andavano ben oltre la dicotomia conservatori-progressisti  ed investivano l’interpretazione autentica del Vangelo. Un prete degli ultimi, sicuramente, e questo gli va riconosciuto senza pregiudizi, né ipocrisie. Ma era anche un prete da salotto proprio di quelli che non piacciono a Papa Francesco. Poco importa che il salotto fosse quello di Fabio Fazio, Roberto Saviano e Adriano Celentano. Sempre di salotto si tratta, molto radical, tanto anti ed in fondo pure parecchio chic.
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