Biraghi: «Al Tempo raccontiamo le battaglie dei romani: Imu e soldi alle aziende»

23 maggio 2013 ore 15:36, Lucia Bigozzi
Biraghi: «Al Tempo raccontiamo le battaglie dei romani: Imu e soldi alle aziende»
«Alemanno ha tolto l’Imu per 376mila famiglie e sbloccato oltre settecento milioni per le imprese dimostrando che quanto promesso dal governo si può e si deve fare». «Il candidato grillino non bisserà il successo di Grillo». «Roma è il cuore della politica e l’esito del voto avrà effetti sullo scenario nazionale».
Dai sei mesi al timone di un quotidiano storico, non solo a Roma: il Tempo. Sarina Biraghi è arrivata a Palazzo Wedekind diciassette anni fa e si è fatta la gavetta del buon giornalista scalando i gradini della carriera, fino al vertice. Da direttore, si racconta e a Intelligonews racconta la politica - ma non solo - vista dalla sua nuova scrivania. Direttore Biraghi, governo Letta balneare, autunnale o invernale? «E’ un governo-scommessa. Una scommessa che non possiamo perdere; l’unica via d’uscita da una situazione di stallo nella quale ci siamo trovati quando abbiamo scoperto che l’Italia non è più un paese votato al bipolarismo ma al tripolarismo: tre partiti nessuno in grado di governare». E il Pd che è arrivato primo ma non ha vinto per usare la definizione bersaniana lo ha dimostrato. «Una sinistra vincente-perdente, un segretario - Bersani – che aveva la vittoria in tasca e non è riuscito a fare il premier». Quindi governo delle larghe intese come exit strategy? «Sì, ma nell’interesse del Paese. In queste condizioni, l’unica soluzione possibile era che i due maggiori partiti si mettessero insieme e pensassero all’Italia, accantonando personalismi, polemiche e interessi di partito. Questo Paese è in pieno stallo economico, una palude da cui non si riesce a uscire fuori a causa di una pressione fiscale impressionante (aspetti evidenziati proprio oggi in maniera forte dal presidente di Confindustria Squinzi); un Paese con il 38 per cento dei giovani disoccupati; un Paese che rischia il default sociale ed economico». Formula governativa per una situazione di emergenza. Ma Pdl e Pd ogni giorni evidenziano distanze siderali su temi strategici. Lei crede davvero che il modello-Letta possa funzionare? «Ogni giorno c’è un motivo per mettere in crisi il governo ed è questo atteggiamento che critico. Apprezzo il ruolo di Letta che sta tentando di fare il premier e di lavorare secondo una road map che guarda alle esigenze del Paese; apprezzo Alfano che dimostra di crederci e di lavorare seriamente in tandem con il premier. Di Letta ho apprezzato inoltre l’invito ai ministri di misurare le dichiarazioni: non è un modo per tarpare loro le ali, quanto piuttosto la sollecitazione a parlare con una voce sola. Purtroppo, mi pare che ogni giorno ci siano esponenti di partito impegnati a marcare le differenze; basta vedere le esternazioni sull’Imu». Qual è il motivo? «Penso che il problema più grosso sia all’interno del Pd perché è al governo ci sono varie anime del partito e nel partito ci sono tensioni e divisioni evidenti, anche in vista del congresso. Mi auguro che i diciotto mesi indicati da Letta vengano raggiunti, realizzando cose concrete: spero che quando detto sull’Imu sia reale, che ci sia la volontà di non aumentare l’Iva e venga fatto altrettanto con la pressione fiscale. Per non parlare dello sblocco dei 40 miliardi di crediti che le imprese vantano nei confronti della pubblica amministrazione». Sono queste le priorità che le segnalano i lettori de Il Tempo? «Esattamente. La rata dell’Imu interessa le famiglie e checché ne dicano i detrattori di turno, per una famiglia non pagare la rata di giugno può rappresentare una boccata di ossigeno importante. Altro tema che i nostri lettori ci sollecitano è quello del pagamento dei debiti alle imprese. Noi guardiamo molto a Roma e al Lazio: abbiamo il comparto dell’edilizia bloccato, come pure il mercato immobiliare anche se oltre all’Imu incide anche il fatto che le banche non concedono mutui. Far ripartire le imprese, significa fa ripartire il lavoro e rimettere in circolazione un minimo di liquidità. Perché in questa fase, sono le cose piccole, quelle di tutti i giorni che possono ridare speranza alla gente, far intravedere la luce in fondo al tunnel». Un passaggio importante sarà il Consiglio europeo, la prossima settimana. «Non c’è dubbio. Spero che in quella sede l’Europa si metta d’accordo per trovare i fondi che servono a mettere in campo efficaci politiche per l’occupazione giovanile». Roma al voto. Come legge la sfida elettorale e come finirà? «Sfida molto interessante. Il sindaco Alemanno ha caratterizzato molto la sua campagna elettorale sui due temi sui quali si è impegnato e ha ottenuto risultati: la cancellazione dell’Imu per 376mila famiglie romane e lo sblocco di oltre settecento milioni per le imprese. Sono convinta che questa lunga campagna elettorale non finirà domenica e lunedì». Secondo lei chi si giocherà il tutto per tutto al ballottaggio? «Alemanno e Marino. Quest’ultimo appare un po’ come un marziano quando parla di grandi temi e forse ha fatto anche qualche scivolone come quando ha dichiarato che dopo cinque anni non si ricandiderà. Penso che un candidato al Campidoglio dovrebbe avere un progetto, una visione delle cose da fare che non si può esaurire in un solo mandato». E la new entry Marchini? «I voti di Marchini avranno una connotazione bipartisan, nel senso che arriveranno da una sinistra romana divisa e per questo da quella parte della sinistra che non vota Marino. Ma pescherà voti anche nel bacino dei moderati e di qualche esponente del centrodestra. In sostanza, coagulerà pensieri diversi e provenienze diverse che poi, secondo me, al ballottaggio potrebbero riscomporsi nuovamente tra Alemanno e Marino». Il candidato sindaco del M5S De Vito può essere la sorpresa? «Non lo vedo particolarmente forte, a meno che non riesca a stupire proprio a Roma. Perché se con le politiche Grillo ha rappresentato una forza innovatrice, un movimento che ha saputo intercettare la protesta e per questo ha avuto un largo consenso, oggi gli stessi sondaggi su Roma, dicono che c’è grande delusione tra gli elettori che hanno votato il movimento di Grillo perché non si può solo demolire, occorre sporcarsi le mani, lavorare, proporre soluzioni. Da questo punto di vista, credo che nel voto amministrativo si rileverà un minor entusiasmo rispetto a tre mesi fa». Il risultato elettorale avrà ripercussioni sugli scenari politici nazionali? «Penso di sì. Roma è il cuore della politica nazionale e dunque la partita per la Capitale avrà un peso anche a livello nazionale, anche perché siamo in presenza di un Pd che deve andare al congresso, un governo di larghe intese che sembra un po’ uno yogurt che può scadere da un momento all’altro. Sicuramente, ciò che succederà a Roma sarà preso ad esempio per il futuro». Donne ai vertici di aziende, nel suo caso di un quotidiano storico che lei dirige dopo aver fatto tutta la gavetta interna. E’ il momento buono per passare dalle promesse ai fatti? «E’ un momento buono perché le donne sono più presenti. Anche nella nostra professione, il giornalismo, le donne sono riuscite a conquistare spazi importanti, pur muovendosi in un ambiente ancora prevalentemente maschile. Non è facile ricoprire un ruolo di responsabilità come quello di direttore di un quotidiano: nonostante da diciassette anni sia al Tempo ed abbia attraversato tutte le tappe della carriera interna e quindi conosca tutti e i meccanismi della redazione e della macchina del giornale, quando cambi stanza e scrivania, anche quelli che ti sono stati a fianco fino al giorno prima ti guardano in un altro modo seppure con meno sospetto rispetto a un direttore che viene da fuori». Quanto costano e quanto contano le scelte? «Sono stata caporedattore centrale e braccio destro del direttore. Nonostante sapessi tante cose, da direttore ho misurato quanto pesano tante cose: la giornata, i rapporti, gli equilibri dentro e fuori dalla redazione, le sollecitazioni che ti arrivano. C’è da fare l’equilibrista, tendendo sempre presente due persone…». Chi? «L’editore che mi ha dato fiducia: io ci tengo a non deluderlo. La seconda persona è il lettore che ogni giorno mi dà ci dà fiducia scegliendo il nostro giornale in edicola, tra tanti quotidiani e a pari costo. E’ con il lettore che mi confronto, anche quando non condivide quanto scrivo. Lo ascolto. Pensi che nonostante internet e il web ci sono ancora tantissimi lettori che ci scrivono lettere a mano: ogni lettera viene letta perché ogni istanza, ogni testimonianza non viene trascurata. Al lettore devo e do rispetto: è il mio amico-‘nemico’ col quale dialogo tutti i giorni».
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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