La giustizia Compagna scomoda del governissimo

23 maggio 2013 ore 16:01, Domenico Naso
La giustizia Compagna scomoda del governissimo
Dopo le polemiche dei giorni scorsi sulla proposta di diminuire le pene per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa, il senatore Luigi Compagna (eletto nel Pdl ma iscritto al gruppo GAL), ha risposto con una lettera aperta al commento del presidente del Senato Piero Grasso sul progetto di legge ritirato (“Compagna lo ha ritirato per vergogna”). “Il Suo giudizio di "impresentabilità" di una mia proposta (e dicasi proposta) di legge – scrive Compagna a Grasso – mi è parso lesivo della libertà parlamentare e, quindi, in evidente contrapposizione alle funzioni di garanzia costituzionale connesse alla Sua carica”. La dura reazione di Compagna forse è dovuta anche al fuoco amico che la sua proposta ha innescato. All’interno del centrodestra, molti erano stati i distinguo e le prese di distanza, ma le parole del presidente di Palazzo Madama lo hanno evidentemente infastidito di più: “Mi piacerebbe che il Senato potesse essere ancora luogo di civile confronto di idee e non di mera dietrologia. Certo, il profilo della mia proposta poteva apparire nel merito antitetico a quello della Sua. In Parlamento, però, questo può, anzi deve, accadere e non per questo è lecito sollevare questione di "lesa maestà". Non vorrei, comunque, tornare su quanto aveva portato la commissione giustizia a calendarizzare quella proposta con l'unanime consenso dei capigruppo. Quali che ne fossero le ragioni, esse non credo consentissero al Presidente del Senato di ricorrere alle espressioni da Lei usate, inutilmente aggressive, nei confronti di un membro della stessa Assemblea. Ecco perché mi permetto di pregarLa di chiarire al Senato, nell'ambito delle nostre procedure, perché la mia iniziativa avrebbe suscitato da parte Sua uno sdegno approdato all'epiteto vergogna”. Anche in pieno governissimo, dunque, la giustizia resta l’elemento divisivo più ingombrante tra gli schieramenti e le polemiche arrivano a lambire persino la seconda carica dello Stato. E di sicuro non sarà l’ultima diatriba su questo spinoso argomento, in una maggioranza a larghe intese che ha ricette spesso opposte per sanare i mali della giustizia italiana.
autore / Domenico Naso
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