Con l’astensionismo resta tutto com’è: ecco perché conta votare per l’Europa (non sull’euro)

23 maggio 2014, intelligo
Con l’astensionismo resta tutto com’è: ecco perché conta votare per l’Europa (non sull’euro)
di Gianfranco Librandi
Siamo sicuri che la campagna elettorale sia stata condotta con lo scopo di promuovere il lavoro dei candidati in Europa? S’è visto tanto e niente. I pochi, pochissimi, che hanno partecipato ai dibattiti tentando di proporre un programma politico da spendere nel nuovo parlamento europeo sono apparsi e scomparsi in tempo reale, scalzati dagli urlatori motivati solo a promuovere la loro natura europeista o antieuropeista. Ore e ore a parlare dell’Euro che poco ha a che fare con le politiche europee. Il risultato di tutto questo è il seguente in tutta Europa: in Olanda ha votato il 37%, in Gran Bretagna il 33%. Le previsioni di votanti in Italia sono appena del 50% soprattutto perché s’è capito solamente che questo voto in Italia è un referendum pro o contro il Governo in carica. Verosimilmente se avessimo escluso l’inutile dibattito sulla moneta unica e si fosse parlato di politica europea, la percentuale sarebbe scesa al 10%! Questo fa capire solamente che l’Europa per gli “europei” non esiste! Sulla moneta unica si sono dette cose che non stanno né in cielo né in terra, previsioni catastrofiche inesistenti e soprattutto inutili perché dall’Euro non si uscirà mai. E’ complicato da spiegare a un pubblico che non è obbligato ad avere competenze in materia, ma allo stato attuale uscire o non uscire non cambia assolutamente niente né in negativo né in positivo. Uscito il primo, escono tutti gli altri per compensare l’evento, quindi questo sta a significare che in un modo o in un altro, cambia niente. Il problema vero è creare una competenza qualificata per ritrattare la politica europea, e con l’astensione al voto si dice, a chi fino ad ora ha sbagliato tutto, che ha ragione! La burocrazia attuale Europea ci costa una fortuna, soldi sprecati, mercati disallineati non per economie non al passo ma per condizioni di concorrenza sleale fra paesi con economie immature e politiche salariali a livelli medievali. La globalizzazione che ha amplificato il divario fra profitto e nazionalismo di alcuni imprenditori senza scrupoli ha accentuato le criticità di una politica superficiale e disattenta. Il titolo più opportuno sarebbe stato semmai ‘PIU’ EUROPA’, e la gara a convincere i propri elettori di promuovere i politici più qualificati possibili in grado di “cazzare la randa” per una navigazione sensata verso gli Stati Uniti d’Europa. Invece l’elettore, pochi invero, andranno a votare convinti di buttare dalla torre Renzi che è già di suo candidato al suicidio politico. I media parleranno pochissimo dell’astensione al voto e cominceranno la danza delle percentuali che se fossero proiettate su una base votante appena sufficiente sarebbero ridicole, e invece appariranno come plebisciti per il nulla. Sappiamo tutti che la sinistra porta a votare anche le salme, e grazie all’astensione, al secolo ci ritroviamo un’alleanza di sinistra che nei fatti non esiste e un coacervo di micro partiti che invece di unirsi verso obiettivi comuni disperde forza politica. In economia si guardano i numeri, e con questi numeri l’economia sana è impotente e la politica non ha nulla su cui lavorare.  Facciamo vedere all’Europa chi sono gli Italiani e andiamo tutti a votare, diamo forza e speranza ai nostri economisti di poter lavorare col conforto dei numeri. Non è promozione, ma abbiamo le menti pensanti migliori del mondo, non le vediamo solo perché di fronte al “teatrino” le mortifichiamo.
autore / intelligo
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