La parola della settimana: Grande Guerra

23 maggio 2015, Paolo Pivetti
La parola della settimana: Grande Guerra
Il giorno era oggi, ma cent’anni fa. La dichiarazione di guerra fu presentata dall’ambasciatore italiano al ministro degli esteri austroungarico proprio il 23 maggio 1915. 

Alle 4 di mattino del giorno seguente, il fatidico 24 maggio, dal Forte Verena, sul confine con l’Austria, partì la prima cannonata italiana dentro la Grande Guerra: dentro lo sterminio dell’inutile strage come ebbe a definirla due anni dopo papa Benedetto XV nella sua Lettera ai Capi dei popoli belligeranti, firmata il primo agosto del 1917. Il Papa fu tragicamente profetico: “Il mondo civile dovrà dunque ridursi a un campo di morte? E l’Europa, così gloriosa e fiorente, correrà, quasi travolta da una follia universale, all’abisso, incontro ad un vero e proprio suicidio?” Già: l’Europa.

A partire da quei giorni incominciarono a deflagrare, per l’Europa così gloriosa e fiorente, trent’anni di odi sfrenati: odio di classe, odio di razza, odio di nazioni contro nazioni, che si sarebbero conclusi, o per lo meno sopiti, soltanto alla fine del secondo Conflitto Mondiale, cioè trent’anni dopo, nel 1945.

Ecco cosa si portava in grembo il secolo del quale tutti noi siamo figli, fatta eccezione per i fortunati che oggi hanno meno di 15 anni.L’abbiamo chiamata la Grande Guerra per imprimerle un marchio epico, eroico, o per nasconderci l’orrore che fu. A qualcuno dev’esser pur toccato di morire per primo, quando ancora non ci si rendeva conto che fosse cominciata; e a qualcun altro di morire per ultimo, quando sembrava ormai a tutti di averla fatta franca. 

Ma toccò a più di nove milioni di lasciarci la pelle in battaglia tra quella prima e quell’ultima morte. Senza contare, in più, i milioni di civili sterminati per cause dirette o indirette, malattie, malnutrizione. E fu il modo in cui venne risolta la prima Guerra Mondiale, a Versailles, a causare la seconda.

Nella prima Grande Guerra l’Umanità s’è impegnata a fondo per far crollare definitivamente l’età degli Imperi, quello asburgico, quello tedesco, quello zarista, quello ottomano. Ma poi, ce n’è voluta una Seconda per lavare in fiumi di sangue la follia degli assolutismi che dalle conseguenze di quella prima catastrofe erano stati generati.

Quando ci sentiamo sconfortati dalla depressione per i giorni presenti, disorientati dalla corruzione che emerge dovunque, scoraggiati dalla piatta irragionevolezza di tanti politici faziosi, dovremmo dare un’occhiata alle nostre spalle e riportare alla mente il baratro di orrori nel quale il terribile Novecento delle due Grandi Guerre aveva gettato la vita umana, e dal quale siamo comunque riemersi.
autore / Paolo Pivetti
Paolo Pivetti
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