Cuperlo risponde a Renzi: "Già lasciato la mia poltrona, pensi a tenere unito il partito"

23 maggio 2016 ore 8:14, Andrea De Angelis
Ancora Cuperlo, di nuovo Cuperlo, sempre più lui il leader della minoranza Pd. Con un Bersani che ha scelto di operare maggiormente dietro le quinte (anche se ieri non è mancato un affondo per certi versi senza precedenti nei confronti del ministro Boschi) è proprio il Gianni democratico ad ergersi a guida di quella parte del partito che non si riconosce nel programma voluto da Renzi e nelle sue riforme. 

Pur avendo detto appena una settimana fa che ancora non ha scelto come votare al referendum costituzionale di ottobre (la sensazione è che avrebbe preferito che lo stesso fosse stato, come chiedono tra gli altri anche i Radicali, spacchettato in più quesiti per permettere agli elettori di capirne di più), Cuperlo sembra pronto a guidare insieme ad altre figure importanti (si pensi all'ex sindaco di Roma Ignazio Marino, tra i fondatori del Partito Democratico) il fronte del no. In netto contrasto dunque con il premier Matteo Renzi, segretario democratico. 
"Io mi sono dimesso dalla presidenza del Pd per difendere le mie opinioni, Speranza si è dimesso da capogruppo alla Camera del partito in polemica col voto sull'Italicum. Se la polemica diventa questa è anche difficile rispondere". Lo dice a RaiNews24 Gianni Cuperlo rispondendo al premier secondo il quale chi è contro la riforma costituzionale difende le poltrone. "Non si può ridurre la polemica a questo, penso che tra i compiti fondamentali di una leadership ci sia quello di tenere unito il partito". 

Cuperlo risponde a Renzi: 'Già lasciato la mia poltrona, pensi a tenere unito il partito'
Nel dicembre del 2013
, a meno di una settimana dal Congresso che avrebbe incoronato Renzi come nuovo leader del Partito Democratico, Cuperlo tentò l'ultimo affondo contro l'allora sindaco di Firenze in questo modo: "Io non ho grande interesse a partecipare al congresso postumo della Democrazia cristiana. Penso che il Pd, senza la cultura di una sinistra ripensata, semplicemente non esiste". Due anni e mezzo dopo, esattamente quattro giorni fa, Cuperlo ha parlato nuovamente di "non esistenza" del Pd, o meglio della sua morte. Questa volta però legando la stessa alla figura di un politico il cui inserimento in maggioranza non è stato digerito non solo dalla minoranza dem, ma anche da una parte dell'elettorato. E a proposito del sostegno di Ala ad alcuni candidati del Pd alla ormai imminente tornata elettorale, Cuperlo ha sentenziato: "Se il vertice del mio partito condivide l'analisi, la fotografia, l'impostazione di Denis Verdini, allora è morto il Pd e nasce un'altra cosa che non sarà il mio partito. Io vorrei una coalizione del centrosinistra che si ricostituisce".


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