Commercianti immigrati anti mafia e pizzo, 10 arresti a Ballarò

23 maggio 2016 ore 16:16, Americo Mascarucci
Gli immigrati di Palermo si ribellano alla mafia e dicono no al pizzo.
Una rivolta che ha permesso alla squadra mobile, su mandato della Direzione distrettuale antimafia della Procura di Palermo, di arrestare dieci persone, considerate le nuove leve di un clan che teneva sotto controllo il mercato di Ballarò nel corso di un'apposita operazione antimafia denominata ''Maqueda''.
Queste dieci persone sono accusate di una lunga serie di reati, come tentato omicidio, estorsione, rapina, violenza privata, lesioni personali e incendio, con le aggravanti del metodo mafioso e del razzismo. 
Le indagini della squadra Mobile sono partite dopo l’arresto di Emanuele Rubino, 28enne di Palermo Centro, accusato del tentato omicidio di Yusupha Susso, 22 anni, del Gambia. 
Rubino il 4 aprile scorso avrebbe sparato un colpo di pistola alla testa a Susso colpevole di aver reagito all'ennesimo sopruso. 
Il ferimento di Susso aveva provocato la ribellione della comunità di immigrati che vivono nel centro storico di Palermo, molti dei quali hanno denunciato le vessazioni subite dagli uomini del racket
"I commercianti bengalesi erano in particolare vittime di pestaggi apparentemente senza motivo ma propedeutici alle successive richieste estorsive - ha spiegato il capo della squadra mobile di Palermo, Rodolfo Ruperti - dopo il tentato omicidio di un mese fa e l’arresto di Rubino, alcuni commercianti prima in maniera timorosa e poi sempre più convinti hanno denunciato una serie di vessazioni, intimidazioni, estorsioni e rapine che subivano quasi nel quotidiano da questo gruppo criminale". 

Commercianti immigrati anti mafia e pizzo, 10 arresti a Ballarò
Gli arrestati in pratica minacciavano gli immigrati dicendo loro: "se vuoi aprire il negozio, senza avere problemi, devi pagare". Una volta avviata l'attività, i commercianti erano obbligati a versare il pizzo con una cadenza settimanale. Il gruppo criminale controllava il rione Ballarò e fondava il proprio potere sul timore che procurava all'intera comunità di stranieri. Chi non rispettava le "regole" imposte dal gruppo criminale rischiava pesanti ritorsioni, che andavano dalle minacce aggravate, anche con le armi, a veri e propri pestaggi. 
Alla fine gli immigrati, in maggioranza bengalesi hanno detto basta. Si sono ribellati e hanno denunciato i mafiosi.
Hanno avuto alla fine molto più coraggio di tanti commercianti italiani che per quieto vivere e per non avere troppi problemi con la mafia e le sue regole hanno sempre preferito "convivere" adeguandosi ai voleri dei mafiosi e dando loro piena licenza di agire. Soltanto pochi coraggiosi hanno avuto la forza di ribellarsi anche a costo della vita. 

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