Strage Capaci, Rita Dalla Chiesa: “Quando Falcone raccolse la nostra testimonianza sulla morte di papà"

23 maggio 2016 ore 15:33, Lucia Bigozzi
“Dopo la morte di mio padre, non ci fidavamo di un magistrato venuto da Palermo che avrebbe dovuto raccogliere la nostra deposizione”. Rita Dalla Chiesa svela un particolare del primo incontro con il magistrato che di lì a poco sarebbe stato ucciso dalla mafia: era Falcone che indagava sull’omicidio del generale Dalla Chiesa. Nell’anniversario della strage di Capaci, nella conversazione con Intelligonews traccia un bilancio di quell’esperienza e lancia un messaggio sul silenzio che oggi sembra essere calato sul fenomeno mafia. 

Cosa significa per lei questa ricorrenza?

"Mi sembra quasi banale dire che sia stato un dolore molto simile a quello che ho provato per la morte di mio padre, perché Falcone aveva raccolto tutte le nostre testimonianze subito dopo la morte di papà e quindi era lui che conosceva tante cose, era lui che aveva letto i diari di mio padre, era lui che ci chiamava a Palermo per parlare. Tra l’altro Falcone aveva fatto una cosa abbastanza particolare: era venuto a Roma nella Caserma Carabinieri per raccogliere la nostra testimonianza, saranno stati otto-nove giorni dalla morte di papà, ed era venuto con un altro magistrato, non ricordo con chi. Ha visto che noi non ci fidavamo molto di un magistrato venuto da Palermo, era una categoria che, come dire, a pelle e in quel momento, non ci ispirava fiducia. Lui ha intercettato questo sguardo, l’ha fatto uscire e poi ha scritto su una pila di fogli bianchi con la sua stilografica dalle tre del pomeriggio fino alle nove di sera. Praticamente ha raccolto e scritto lui la nostra testimonianza; ecco questa è stata una prova di affetto, di stima e rispetto nei nostri confronti da parte di una persona che ancora non conoscevamo". 

Strage Capaci, Rita Dalla Chiesa: “Quando Falcone raccolse la nostra testimonianza sulla morte di papà'
In base alla sua esperienza, che ricordo ha di Falcone e se ha avuto modo di conoscere e incontrare anche Borsellino? 

"Borsellino non l’ho mai incontrato, mentre Falcone l’ho visto diverse volte perché lui era quello che aveva raccolto i nostri ricordi, le testimonianze dei giorni precedenti e che sono seguiti alla morte di mio padre. Poi l’ho incontrato l’ultima volta al Maurizio Costanzo Show quando ci fu una serata famosa sulla mafia con una staffetta televisiva tra Palermo dove c’era Santoro e il teatro Parioli con Maurizio a Roma e c’era Falcone che aveva lasciato Palermo ed era venuto a Roma al ministero di Grazia e Giustizia. Ricordo che lo guardai e gli chiesi: lei non lascerà mai quello che ha cominciato a fare? Lui rispose guardandomi dritto negli occhi: assolutamente no. E’ l’ultimo sguardo che ho di Falcone". 

La colpisce la notizia che arriva da Palermo e ci parla di commercianti immigrati che si sono ribellati al pizzo facendo arrestare dieci persone? Senza generalizzare però è un comportamento che forse non si riscontra in una parte di commercianti italiani. Che ne pensa?

"Io dico che dalla morte di mio padre e soprattutto dalla morte di Falcone e Borsellino, Palermo forse perché era una città più matura, ha sempre lottato contro l’illegalità, contro le ingiustizie. Sicuramente non tutta Palermo ma il 70-80 per cento dei palermitani e in particolare i ragazzi palermitani, credono nell'onestà e nella legalità, nella trasparenza. Non sapevo di questa notizia, l’apprendo da lei, ma credo che derivi da tutte le lotte che sono state fatte in questi anni da tante persone, Palermo in testa". 

Qual è la sua percezione del “a che punto siamo” nella lotta alla criminalità organizzata in questo Paese? Rileva un abbassamento della guardia, manca ancora qualcosa oppure è stato fatto tutto il necessario?

"La mia paura è che non parlandone più,  in qualche modo possa allentarsi la guardia, perché c’è questa vecchia cosa per cui non se ne parla e quindi vuol dire che la mafia non c’è più, per carità di Dio… La mafia continua a esistere, la mafia oggi è in tyute ke ciuttà non è solo a Palermo. Proprio oggi leggevo sul Corriere della Sera un pezzo di Federica Alatri che diceva che quando si parla di degrado a Roma molte volte non è degrado, ma criminalità organizzata, dai tavolini selvaggi a tutto il resto. Quindi, cerchiamo di inquadrare il fenomeno della criminalità organizzata – che si chiami ‘ndrangheta, mafia, camorra – che  esiste ancora, solo che molte persone preferiscono non chiamarla con il suo nome". 
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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