Che fine ha fatto Carmen Lasorella?

23 maggio 2016 ore 16:03, intelligo
di Anna Paratore

Che l’Italia sia una nazione portata al settarismo, lo sanno tutti. In ogni cosa tendiamo a dividerci e a fronteggiarci. A parte la politica, dove da sempre la distinzione destra e sinistra regna sovrana anche se ormai solo a parole, come dimenticare gli scontri tra i tifosi di Bartali e quelli di Coppi? 
Tra iuventini e Interisti, tra Corrado e Pippo Baudo, tra romanisti e laziali, e più recentemente tra onnivori e vegani, e via di questo passo? C’è stato anche un periodo in cui l’Italia si è divisa su due belle giornaliste: Lilli Gruber detta la Rossa, e Carmen Lasorella.  Oggi, Lilli è ancora al suo posto in bella vista su una rete televisiva nazionale, in un programma di primissima fascia tutto suo. L’altra, invece, sembra scomparsa dai palinsesti, e noi siamo andati a vedere perché…

Carmen Lasorella, classe 1955, materana, laureata in giurisprudenza con una tesi sul diritto all’informazione e la diffusione Radio-Tv, non poteva non diventare una stella del piccolo schermo. Bella, colori mediterranei, lineamenti delicati, nobili, un filo algida magari, ma così dannatamente elegante, arriva nelle case degli italiani con la conduzione del tg2 delle 13. E’ un periodo d’oro quello per la seconda rete Rai, che trae benefici anche da quell’edizione del TG probabilmente proprio grazie a Lasorella, al suo modo preciso di spiegare i fatti, senza mai eccessiva enfasi, ma con una costante attenzione ai dettagli. E’ brava, Carmen, inutile sottolinearlo. Il suo successo le vale anche un’imitazione, gliela fa Gianna Martorella, presentando al grande pubblico “la sorella
Che fine ha fatto Carmen Lasorella?
di Carmen”
. Ma la giornalista va forte perché è bella? No, il fascino nel suo successo c’entra, ma tutto sommato è marginale. A Carmen piace il mestiere che fa e questo si vede e la fa apprezzare tanto che per 10 lunghi anni, pretende e ottiene di essere inviata di guerra, un ruolo che in Rai, prima di lei, era stato ricoperto solo da uomini. E il fatto che scorrazzi su vasti territori di guerra, inviando servizi incisivi e interessanti oltre che l’ammirazione di molti le procura anche l’invidia di troppi, soprattutto colleghi.  E quanto poco in tanti subiscano malamente la sua capacità e il suo successo si scoprirà improvvisamente nel 1995.
Come al solito, Carmen Lasorella è in zona di guerra per uno dei suoi reportage. Somalia, nei dintorni di Mogadiscio. Deserto aspro, guerra senza fronte, pericoli in ogni dove tra le macerie di quella che fu una grande città. Ci vuole fegato e forse anche un po’ di spregiudicatezza per lavorare in certe zone, ma questo è il mestiere del reporter di guerra, il mestiere di Carmen.  E’ il 9 di febbraio. Quel giorno lei e il cameraman Marcello Palmisano con cui fa squadra, vengono attaccati da guerriglieri somali mentre si trovano a bordo del loro Land Cruiser. Presi sotto un fuoco incrociato di cecchini si trovano catapultati all’inferno. Racconta Carmen: “Quando l'auto prese fuoco, raggiunta dalle schegge, chiamai Marcello, rompendo quel silenzio, perché ormai dovevamo solo precipitarci a uscire. La scoperta di un corpo inerte, in una pozza rossa, è esplosa in un dolore fisico, nel pianto, nella disperazione. Poi il mio sequestro di alcune ore, il recupero delle spoglie di Marcello, le inchieste della magistratura, ma soprattutto il piombo dei giornali italiani e le polemiche in Rai. Tanta giustificabile amarezza nelle parole di Carmen che in quell’attentato ebbe una sola vera colpa: da morta sarebbe stata un’eroina, osannata dai media, riverita dai politici, ricordata nel nome di qualche scuola dell’infanzia. Salvandosi, invece, ha permesso a tutti i suoi detrattori di scatenarsi, venendo letteralmente sbranata da tante “anime belle” che non aspettavano altro. 
La ferita per lei deve essere stata tremenda. Così arriva la decisione di finire quella carriera così esaltante ma anche così amara, e ricominciare tutto da capo, in altro modo. Intanto, dopo così pesanti polemiche, la RAI fa quello che spesso accade in questi casi: la promuove per farla in un certo senso sparire. Nel luglio del 1996 viene nominata responsabile delle relazioni esterne dell’azienda e assistente del consiglio di amministrazione e del presidente, con la qualifica di vicedirettore. Un posto comodo e accogliente, ma non da giornalista purosangue. 
Va avanti accettando anche l’incarico di corrispondente dalla sede Rai di Berlino, già meglio, ma non abbastanza per una di valore e del suo temperamento. Alla fine, decide di lasciare la RAI e accetta il ruolo di direttore generale ed editoriale di San MarinoRTV, incarico che ricopre dal 2008 al 2012. Ma, come si dice, il primo amore non si scorda mai, e alla fine Carmen rientra in Rai con il ruolo di presidente di RaiNet. Nel frattempo, forse proprio perché confinata dietro a una scrivania, decide di coronare una storia d’amore che va avanti da quindici anni. Secondo le ultime notizie, si è sposata nel 2012 con Giuseppe Falegnami, conosciuto quando girava il mondo come inviata, una cerimonia riservata con pochi amici intimi, abito color crema più simile a un vestito da sera che a uno da sposa.  Non finisce bene, però. Nel 2015 Carmen dichiara: “Dopo un matrimonio breve, sono separata da un anno. Il cielo è ancora scuro, ma lo spinge via la luce. È la forza del nuovo giorno, è il principio di nuovi impegni, è la gioia di cominciare sempre, ad ogni istante. Come diceva Cesare Pavese: è bello vivere”. E se l’amore tradisce anche il lavoro non esalta: “La Rai chiude la società RaiNet e crea al suo posto Rai Com. Contesto la mia collocazione, che vede una giornalista di chiara fama chiamata a fare il copia e incolla”.  Un po’ triste davvero questa fase della vita di Carmen, che meriterebbe ben di più dalla sorte. Lei però non si lascia abbattere, è come una fenice che rinasce sempre dalle proprie ceneri. Adesso si vuole occupare del sociale: “Con la Regione Marche e la Confindustria di Ancona ho lavorato gratuitamente al progetto Sensoriabilis nato per sostenere il turismo accessibile, soprattutto per le disabilità.” Ma non solo. Continua: “ Nasce il libro Verde e Zafferano - a voce alta per la Birmania , un esperimento di corrispondenza virtuale, grazie al web, che racconta in tempo reale la protesta dei monaci buddisti contro la dittatura, ripercorrendo anche il lungo incontro avuto con la leader birmana, Suu Kyi, Premio Nobel per la Pace”. Forse è davvero questo il nuovo inizio.
E ritorniamo alla frase di Pavese: è bello vivere... anche quando non tutto gira per il verso giusto.

autore / intelligo
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