Effetto Podemos, Casarini (Sel): "Felice due volte. Non stupisce Bindi da Landini ma Poletti da don Ciotti..."

23 marzo 2015, Lucia Bigozzi
Effetto Podemos, Casarini (Sel): 'Felice due volte. Non stupisce Bindi da Landini ma Poletti da don Ciotti...'
 “L’affermazione di Podemos c’è stata perché c’è una proposta di governo alternativa. Non mi stupisce la Bindi da Landini quanto Poletti che si intesta il Jobs Act da don Ciotti: ma cosa c’entra?”. Luca Casarini, esponente di Sel e storico leader dei movimenti, celebra “un lunedì europeo felice” e nell’intervista a Intelligonews analizza lo scenario post-elettorale dalla Francia alla Spagna, soffermandosi poi sugli effetti in Italia. 

Cosa significa l’affermazione di Podemos in Spagna?

«Sono felice e lo speravo. E’ il segno dell’esistenza di un percorso vero, una dinamica di movimento che si propone come alternativa di governo. E’ una proposta che combina la partecipazione a un progetto di governo; ed è esattamente quello che funziona ogni volta che si propone questa formula. Credo quindi che attorno al successo di Podemos c’è tutto il tema del populismo che viene sconfitto».

Chiaro il suo riferimento al Front National in Francia. Ma ci può essere uno scenario analogo in Italia visto l’alleanza di Salvini con la Le Pen?

«Anche la battuta di arresto del Front National mi fa felice: è un bel lunedì europeo. Penso che le formazione di estrema destra razziste e xenofobe sia meglio fermarle che averle in Europa perché possono causare tante sofferenze. Lo stop della Le Pen dimostra che i voti che non prende la leader del Front National vanno a Sarkozy ma dimostra anche che c’è un limite all’organizzare i voti della rabbia e della paura. Forse il tema della credibilità del progetto, della gestione di una società difficile in un tempo complicato, sono indispensabili per chiunque si ponda come alternativa alle elezioni. L’accusa di populismo che il Ppe e il Psoe rivolgono a Podemos è fatta da una campagna mediatica senza precedenti in Spagna. In realtà, con questa affermazione Podemos dimostra di essersi presentato al voto come alternativa credibile di governo con un progetto e una visione di società. E’ la stessa accusa di euroscetticismo che è stata rivolta a Siryza in Grecia. Non è così: Siryza e Podemos sono molto più europeisti di tutti gli altri che sottostanno alle logiche delle banche e della finanza. Non solo ma le forze della destra xenofoba vengono usate dai cosiddetti ‘estremisti’ di centro per evitare la costruzione di un’Europa politica, quello che vogliono invece Siryza e Podemos, cioè un’Europa in cui si discuta di diritti».

Esiste un effetto Le Pen in Italia applicato alla Lega di Salvini che potrebbe essere svuotata dal Sarkozy di turno? 

«Non so se ci sarà uno svuotamento di consensi: Salvini èpil leader della destra estrema e sicuramente la sua scelta di costruire un Fronte lepenista in Italia ha gli stessi limiti di quello francese. Anzi, di più perché Salvini non è Marine Le Pen»

E quali sono gli effetti di Podemos in Italia?

«Spero che questa affermazione contribuisca ad aiutare a uscire dal dibattito inutile su cosa è la sinistra e su dove va la sinistra. Spero, invece, che si affronti il nodo di quello che Podemos pone come programma politico e che questo diventi una campagna sociale»

La risposta italiana può essere la coalizione sociale di Landini?

«Questo bisogna chiederlo agli organizzatori della coalizione sociale. Credo che i punti politici e programmatici di Podemos sono gli stessi che dovremmo avere anche noi in Italia per stare dentro a questo movimento europeo»

Sì’ ma Landini può essere la risposta, visto che per voi non può essere Renzi?

«Renzi è parte del problema. Landini è, come dire, una risposta per tutti quelli che vogliono il cambiamento ma non credo sia sufficiente, anche se importante. E infatti credo che Landini rifugga dall’idea di essere lui la risposta. Il tema è che la coalizione sociale ponga il problema del protagonismo delle persone attorno a obiettivi politici e programmatici che definiscano l’alternativa. Il punto vero è che bisogna costruire nuovi spazi pubblici e politici che vadano oltre gli spazi dei partiti, del sindacato e questo tema non lo pone solo Landini ma tutti noi con forza. Poi, se smettiamo di discutere su chi è lo Tsipras italiano, chi è la Podemos italiana, di quante foto è fatto il nuovo gruppo dirigente della sinistra, forse riusciamo a combinare qualcosa di buono»

La Bindi che va da Landini secondo lei come va interpretato politicamente?

«Penso che una parte del cattolicesimo democratico che ora simboleggio nella Bindi si renda conto del fatto che qui c’è una gestione governativa e del partito cui appartiene la Bindi, il Pd, che è tutto fuorchè attenzione al sociale. Cosa che, invece, parte del cattolicesimo democratico aveva sempre avuto, anche nelle forme più lontane da me. Penso che la proposta di coalizione sociale, come la mobilitazione di Libera a Bologna, come tanto protagonismo del mondo cattolico, sia una possibile risposta alla sofferenza in cui versa questo mondo di fronte a ipotesi di governi tutte contro i poveri, contro la parte più debole della società. Mi fa impressione non tanto la Bindi che va da Landini, quanto Poletti che va da don Ciotti: cosa c’entra con la lotta allo sfruttamento visto che è quello che si intesta il Jobs Act, cioè la precarietà che aumenta?».
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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