Effetto Podemos, Mineo (Pd): “Il bipolarismo è in crisi: dal mal di stomaco alla sfida a Renzi"

23 marzo 2015, Lucia Bigozzi
Effetto Podemos, Mineo (Pd): “Il bipolarismo è in crisi: dal mal di stomaco alla sfida a Renzi'
Il test elettorale in Francia e Spagna indica la “crisi del bipolarismo in Europa e la necessità di un ritorno alle coalizioni. Noi dobbiamo imporre a Renzi la modifica della legge elettorale”. Non ci gira intorno Corradino Mineo, senatore della minoranza dem, che nella conversazione con Intelligonews argomenta gli effetti di Podemos e del Front National in Italia anche alla luce della convention delle componenti interne al Pd che non stanno coi renziani. E indica la prossima battaglia in Aula…

Come valuta l’esito elettorale in Francia e Spagna con da un lato lo stop del Front National e dall’altro l’avanzata di Podemos?

«Sia dalle cantonali francesi, sia dalle elezioni in Andalusia nonostante il grande successo dell’ottima candidata Susana Diaz, emerge la crisi del bipolarismo. In Francia il Front National si radica in molte città con una media del 25 per cento; in Spagna Podemos è al 15 per cento e l’altra lista nuova in Andalusia, Ciudad, è al 9 per cento. L’aspetto interessante di quanto accaduto ieri, è che hanno vinto i partiti tradizionali di opposizione: ha vinto l’Ump in Francia e Podemos in Spagna, anche perché molti elettori che magari non avrebbero votato in Spagna sono andati a votare, mentre in Francia molti elettori tra i socialisti e i popolari dell’Andalusia non sono andati a votare. In sostanza, c’è una crisi del bipolarismo ma c’è una voglia degli elettori di non lasciare il loro partito in una situazione di vittoria dimezzata»

La battuta di arresto della Le Pen può avere effetti in Italia sulla Lega di Salvini?

«Non ho mai previsto trionfi immediati dei partiti populisti e xenofobi. Il punto è un altro: la fine del bipolarismo europeo – in Italia di fatto c’è già stata con Grillo nel 2013 – mette in sofferenza i sistemi elettorali».

In che senso?

«Mi spiego: in Francia si andrà ai ballottaggi tra destra ed estrema destra. La legge particolare che c’è in Francia, quella del doppio turno, finora ha rappresentato un argine contro quelle forze che non facevano parte del patto repubblicano; oggi invece lo è molto meno di prima. In Spagna, dove c’è un sistema maggioritario, si deve andare alla colazione e infatti la Diaz si dovrà coalizzare almeno con Ciudad. Questo è il problema rispetto al quale Renzi ha una soluzione che io considero sbagliata»

Ogni riferimento all’Italicum è puramente voluto?

«La soluzione di Renzi è una sorta di metadone contro i populismi, ovvero quella di ridurre la democrazia alla scelta di una carica monocratica, di un sindaco, di un governatore o di un premier. Però questo è un surrogato perché forse per il momento batte il populismo, ma svuota il Parlamento, rende più difficile il rapporto con gli elettori e quindi al primo vento di crisi internazionale rischia di essere una costruzione impotente e travolta. Questo è il vero punto politico: da questa crisi non se ne esce senza rilanciare una grande proposta europea che tolga i poteri alla Troika e dia potere agli elettori europei. In Germania ci si coalizza ma la Cancelliera ha in mano le carte; in Andalusia ci si coalizzerà ma la Diaz sarà il player principale». 

La risposta in Italia è la coalizione sociale di Landini o ciò che è spuntato dall’Acquario della sinistra a sinistra di Renzi?

«Landini non ha alcuna intenzione né di fare un partito e io gli credo, né di presentarsi alle elezioni. Landini ha capito che il sindacato o fa politica o muore e questa è un’altra cosa. Renzi però, che è un brillante politico, sconta già che Landini dovrà presentarsi alle elezioni, perché provando a ridurre a uno scontro tra facce l’intera democrazia italiana, capisce che sarà lui stesso a portare Landini a presentarsi alle urne. La mia proposta per la quale mi batto, è molto semplice: imporre una modifica della legge elettorale che consenta le coalizioni tra primo e secondo turno. Insomma, come è molto probabile, nonostante l’Andalusia, quando si voterà alle politiche in Spagna – e io penso presto – no, si potrà non coalizzarsi e se ci fosse questa modifica anche in Italia, Renzi sarebbe costretto a scegliere tra Landini e Salvini pur mantenendo, se avrà più voti degli altri, la sua centralità. E questo è un bene per la democrazia, non è un limite»

Che segnale politico è la Bindi che va da Landini?

«Ma scusi, perché contemporaneamente non c’è Fassina che dice “è il Papa che fa politica”? Non sono mai trionfalista ma l’assemblea di sabato all’Acquario ha imposto alle tante minoranze del Pd la necessità di parlare delle cose, dei contenuti: corruzione, lavoro. Quindi passare da una situazione di mal di stomaco o di obiezioni a Renzi ai contenuti di una proposta politica, è una sfida politica, è inevitabile. Il combinato di Cuperlo che dice ‘non è Renzi il nostro problema ma chi gli ha spianato la strada’, D’Alema che dice ‘bisogna colpire a lasciare segni’, la Bindi che dice ‘non mi rammarico di stare all’opposizione’, Fassina che dice ‘tenete conto del Papa’ , io che dico che il grande fatto politico è don Ciotti e Libera che dice ‘non mi parlate più di antimafia o di legalità perché sono diventati strumenti degli avversari’, sta a indicare che a questo punto la sfida si fa sui contenuti; bisogna vedere se Renzi accetterà di ascoltare noi o se come ha fatto finora, giocherà sulle forme e sugli slogan rinnegando il confronto sui contenuti. Le faccio notare un’ultima cosa…».

Quale? 

«Se ci fa caso, Renzi non parla mai di Grecia, di Ucraina, non parla di una riforma assolutamente irrimandabile delle istituzioni europee; perché sono tutti argomenti di contenuti nei quali si sostanzia una scelta o di destra o di sinistra. Renzi parla della Libia perché spera di avere il comando della missione, peraltro legittima; parla di legge elettorale e di riforme giocando sul fatto che vuole riforme che rendano efficace il sistema, mentre lui insiste solo su legge elettorale e riforma costituzionale che nessuno gli ha chiesto in Europa. Oggi sulla prima pagina del Sole24Ore, ovvero Confidustria alleata di Renzi, c’è scritto che con questo fisco non se ne può più: ci sono mille novità la maggiorparte delle quali sono correzioni di norme precedenti; in altre parole un continuo fare e disfare. Questo perché anche il fisco è una questione politica perché riguarda il come si combatte l’evasione e chi deve pagare di più. Ma di fisco Renzi non parla».

autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]