knockout game a Euroma 2, Prof. Meluzzi: "E' tentato omicidio. Va sanzionato come spari da una finestra"

23 marzo 2015, Marta Moriconi
knockout game a Euroma 2, Prof. Meluzzi: 'E' tentato omicidio. Va sanzionato come spari da una finestra'
E' successo di nuovo, questa volta a Roma in un centro commerciale. Un ragazzo che si trovava con due amici al supermercato di Euroma 2, a sud della Capitale, è stato vittima di un "gioco" con la tecnica in “stile knockout game": un fenomeno allarmante che prevede pugni a sorpresa. Ora è ricoverato e ci sono stati dei fermi. 
IntelligoNews ha interpellato lo psicoterapeuta e criminologo Alessandro Meluzzi per capire cosa succede a livello piscologico a ragazzi che scelgono di rischiare anche la morte di un proprio coetaneo in questo modo. 

Professore, è delinquenza o cosa? Ragazzi “normali” possono stendere un adolescente per “gioco”? 

“Non lo chiamerei un gioco, ma una manifestazione di psicosi collettiva, una follia aggressiva e violenta che ha dei suoi precedenti, per esempio, nel lancio di sassi dai cavalcavia delle autostrade o negli spari fatti dalle finestre ai passanti. Anche se appare un fatto meno violento, non è affatto così”. 

Quindi quale meccanismo c’è alla base? 

Quattro pugni possono anche uccidere. Si tratta di una tragedia basata sul meccanismo dell’anonimato e quindi dell’irresponsabilità e della violenza come scarico. E’ l’espressione di una tale estraneità e di una tale alienazione nei confronti nel mondo che l’altro che arriva sulla propria strada appare come il nemico da annientare. Il divertimento consiste nello scaricare la violenza in stile arancia meccanica e nella possibilità di sfuggire a qualsiasi punizione. E’ una miscela di violenza e irresponsabilità”

 Cosa andrebbe fatto ai responsabili a questo punto?

“Chi ha compiuto un atto del genere dovrebbe essere fermato, punito ed eventualmente ricostruito. Il fenomeno è pericolosissimo perché innesca dei meccanismi di emulazione in psicopatici che hanno fantasticato questo comportamento compulsivo senza mai aver avuto la follia di metterlo in atto”

A proposito di responsabilità. Attraverso Facebook sono stati identificati i responsabili. I social come mezzo di socializzazione ma anche utile al rintracciamento di colpevoli?

“La realtà è che tendono a far diventare virali comportamenti patologici. Ma sono difficilmente governabili, perché fermare l’emulazione sui social è come fermare l’aria con le dita. Direi che il meccanismo ora deve essere la durissima punizione di ha compiuto l’atto, non si tratta di una ragazzata ma di un tentato omicidio e il caso va sanzionato come quello degli spari fatti da una finestra. Bisogna essere fermissimi ora e diffondere la cultura dell’assunzione delle responsabilità di chi fa queste cose, che non voglio definire follia perché è troppo poco”. 

E’ uscita ora una ricerca dell’Ifc-Cnr che avverte di uno sballo ormai “alla cieca”: esistono 54 mila studenti strafatti senza sapere di che cosa. Che ne pensa? 

 “E’ il meccanismo della massima autodistruttività. E un soggetto pronto all’autodistruzione è chiaro che è pronto a maggior ragione alla distruzione degli altri. Aggressività e auto-aggressività si incastrano l’uno nell’altro. Ci troviamo di fronte a un fenomeno pericolosissimo”.

 Quindi se venisse accertato che i colpevoli erano sotto effetto di stupefacenti non la stupirebbe? 

“Non mi stupirebbe affatto, anzi è molto probabile”.


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