Fecondazione, Consulta "incompetente": embrioni donati alla ricerca? Roba da Parlamento

23 marzo 2016 ore 14:23, Americo Mascarucci
La Corte Costituzionale ha dichiarato inammissibile la questione di legittimità sollevata sul divieto di donare alla ricerca gli embrioni previsto nella legge 40 sulla fecondazione assistita, perché la scelta spetta al legislatore, non alla Corte. 
A rinviare gli atti è stato il tribunale di Firenze esaminando la richiesta di una coppia che, dopo diversi cicli falliti di procreazione assistita, chiedeva di poter donare alla ricerca gli embrioni malati che non possono essere trasferiti ai fini dell'impianto, anziché crioconservarli.

Fecondazione, Consulta 'incompetente': embrioni donati alla ricerca? Roba da Parlamento
La legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita (Pma) vieta infatti la donazione di questi embrioni alle sperimentazioni, una pratica consentita invece in molti altri Paesi. La coppia che aveva fatto ricorso al tribunale di Firenze, si era rivolta al centro specializzato Demetra per la fecondazione in vitro e avrebbe voluto destinare alla ricerca medica gli embrioni ottenuti e non utilizzabili a fini procreativi. ?La Corte costituzionale ha esaminato le due questioni di legittimità costituzionale sollevate dal Tribunale di Firenze, e relative, rispettivamente, al divieto (art. 13 della legge 40) di ricerca clinica e sperimentale sull'embrione non finalizzata alla tutela dello stesso; e al divieto (art.6) di revoca del consenso alla procreazione medicalmente assistita dopo l'avvenuta fecondazione dell'ovulo.
La prima questione, spiega una nota della Consulta, "è stata dichiarata inammissibile in ragione dell'elevato grado di discrezionalità, per la complessità dei profili etici e scientifici che lo connotano, del bilanciamento operato dal legislatore tra dignità dell'embrione ed esigenze della ricerca scientifica: bilanciamento che, impropriamente, il Tribunale chiedeva alla Corte di modificare, essendo possibile una pluralità di scelte, inevitabilmente riservate al legislatore".
La seconda questione è stata dichiarata, a sua volta, inammissibile per "difetto di rilevanza nel giudizio di merito, nel quale risultava che la ricorrente aveva comunque, di fatto, deciso di portare a termine la procreazione medicalmente assistita".
Sebbene la legge 40 sia tuttora in vigore appare evidente come nel corso degli anni sia stata più volte superata proprio dalle sentenze dei tribunali. La Corte sembra rinviare la palla al Parlamento l'unico che può modificare la legge 40 introducendo quelle modifiche sul divieto di donare gli embrioni non utilizzati alla ricerca. 
Insomma la Consulta ha chiaramente specificato che la modifica di una legge non compete alla suprema Corte ma soltanto a chi proprio dalla Costituzione è deputato ad esercitare la potestà legislativa. Competenza questa che non dovrebbe spettare nemmeno ai Tribunali anche se come detto quando si tratta di questioni etiche le leggi per alcuni giudici sembrano più un'optional che un obbligo da rispettare.



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