Acqua pubblica e 'salata', nella giornata mondiale ancora guerra "a suon di privati"

23 marzo 2016 ore 11:32, Americo Mascarucci
 Si è celebrata ieri la 25esima Giornata mondiale dell’acqua istituita dalle Nazioni Unite nel 1992.
 Secondo i dati diffusi da Water Aid, 50 litri d'acqua costano in Europa l'equivalente dello 0,1% di un salario minimo. La stessa quantità in Papua Nuova Guinea vale il 54% di uno stipendio base. Sono circa 650 milioni le persone che non hanno acqua potabile e oltre 2 miliardi quelle che non hanno accesso a servizi igienici adeguati. 
Le donne sub-sahariane spendono collettivamente 16 milioni di ore per raccogliere e portare a casa l'acqua da bere. Dall'altra parte sono 315mila i bambini che muoiono ogni anno per una malattia causata dall'acqua infetta o non potabile. E infine un dato per i carnivori: per produrre una singola bistecca ci vogliono più di 7mila litri d'acqua. L'impatto delle risorse idriche sulla sopravvivenza di intere popolazioni è una delle basi che fanno scattare la molla delle migrazioni. Sono milioni i migranti ambientali. L''acqua è un fattore strategico anche nei teatri di guerra come abbiamo imparato anche recentemente con la vicenda della diga di Mosul in Iraq. 

Acqua pubblica e 'salata', nella giornata mondiale ancora guerra 'a suon di privati'
Intanto nonostante in Italia un referendum abbia chiaramente affermato il carattere pubblico delle risorse idriche il Parlamento continua a dividersi intorno alla possibilità che i privati possano gestire l’acqua.  In Commissione Ambiente è in discussione un disegno di legge di Sinistra Italiana e Movimento 5 Stelle elaborato dal Forum italiano dei Movimenti per l’Acqua fin dal 2007 e arrivato in discussione in questa legislatura con la costituzione di un intergruppo di parlamentari chiamato Acqua bene comune. Per 5Stelle e Sinistra il ddl "avrebbe finalmente allineato la normativa italiana a quanto deciso dai cittadini con il referendum sull'acqua pubblica del 2011 ma una serie di emendamenti presentati dal Pd lo avrebbe stravolto. "Il Pd vuole affossare il referendum del 2011 privatizzando l’acqua pubblica". 
Il testo originale sosteneva che la gestione dell'acqua doveva essere ersclusivamente pubblica, ma poi un emendamento Dem ha aggiunto il termine "in via prioritaria" al posto di "esclusivamente" non escludendo quindi che in particolari condizioni la gestione possa essere anche privata. 
Tesi invece smentita dai Dem: "Non è vero, non c’è nessuna privatizzazione, ma solo la garanzia di un uso responsabile e sostenibile della risorsa idrica".Anche perché se è vero che la proprietà delle risorse idriche è pubblica ciò non toglie che la gestione possa essere privata. Punti di vista ovviamente che però la dicono lunga su come in Italia anche sull’acqua sia molto lontana l’affermazione di un punto di vista univoco e condiviso

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