Tasse locali su, tartassati si diventa quando fallisce la spending review

23 marzo 2016 ore 11:55, Luca Lippi
Dal report della Uil sulla pressione fiscale reale ai danni del cittadino leggiamo: 
in valori assoluti, tra addizionali regionali e comunali Irpef, Imu, Tasi, tariffa rifiuti, nel 2015,l’introito per le casse di Regioni e Comuni è di oltre 49 miliardi di euro a fronte dei 42 miliardi di euro pagati nel 2013, passando per i 46,5 miliardi di euro pagati nel 2014. 
Aumentato dell’8,4% rispetto al 2013 (1,5 miliardi di euro); quello per l’Irpef regionale dell’11,8% (1,4 miliardi di euro); l’Irpef Comunale dell’11,7% (469 milioni di euro); la Tari del 7,3% (556 milioni di euro). 
Tasi sulla prima casa: nel 2013 si pagò la mini Imu (il 40% della differenza dell’aumento dell’aliquota deliberata sull’aliquota base) e il gettito fu di 625 milioni di euro. L’aumento tra il 2014 e il 2015 è stato del 6,2% (220 milioni di euro in più). Secondo Loy, una famiglia tipo ha pagato 1.969 euro di tasse locali, con un aumento di 308 euro tra il 2013 e il 2015 e di 83 euro tra il 2014 e il 2015. In particolare, per l’Imu/Tasi per immobili diversi dalla prima casa, l’esborso medio è stato di 937 euro (+ 72 euro in due anni), con punte di 1.386 euro a Roma, 1.220 a Milano e 1.154 a Bologna.  L’esborso medio è stato di 191 euro medi pro capite con punte di 403 euro a Torino, 391 euro a Roma e 356 euro a Siena. Il versamento delle addizionali regionali Irpef nel 2015 è stato di 389 euro medi pro capite (+ 27 euro in due anni), con punte di 535 euro nelle città del Molise, 511 euro nelle città del Piemonte, 487 euro nelle città della Campania. Le addizionali comunali Irpef hanno eroso i redditi per 156 euro pro capite (+ 28 euro in due anni), con punte di 216 euro a Roma.
Per la tariffa rifiuti, il costo medio nel 2015 è stato di 296 euro pro capite (+23 euro in due anni), con punte di 462 euro a Salerno, 454 euro a Benevento, 450 euro a Cagliari e Grosseto.
Il primato in assoluto è per la capitale, tra Imu, Tasi, Irpef regionale e comunale e Tari, l’esborso medio nel 2015 è stato di 2.726 euro pro capite; a Napoli di 2.576 euro; a Torino di 2.458 euro; a Milano di 2.422 euro; a Benevento di 2.307 euro; a Bologna di 2.279 euro; a Genova di 2.209 euro; a Salerno di 2.130 euro; a Grosseto di 2.106 euro; ad Avellino di 2.077 euro. 
Il Segreatrio generale Loy ha detto: “la pressione fiscale dovuta agli aumenti del fisco locale è aumentata del 18,5% erodendo ulteriormente buste paga e cedolini di pensione. Per il 2016 ci saranno alcuni benefici dovuti, soprattutto, all’eliminazione delle tasse sulla prima casa, ma il blocco degli aumenti delle tasse regionali e locali decisi con l’ultima legge di Stabilità non autorizza a ‘stare sereni'”.

Tasse locali su, tartassati si diventa quando fallisce la spending review

Letti i numeri la riflessione obbligata è che la coperta è corta. Dietro l’affermazione di Matteo Renzi che il suo governo ha ridotto le tasse si cela una sorta di trucco contabile che sposta le poste fiscali dalla titolarità del governo centrale alle amministrazioni locali. 
Nella sostanza succede che il Governo riduce le uscite principalmente bloccando le erogazioni a favore di Comuni e Regioni. I Comuni e le Regioni sono gli enti locali preposti a garantire i servizi al cittadino. Il cittadino è nei fatti “il terzo prenditore in buona fede”, tradotto significa che da un orecchio sente il Governo centrale dirgli che gli ha diminuito le tasse, e dall’altro si sente chiedere più soldi per coprire i costi dei servizi da parte di Regione e Comune.
La consapevolezza della coperta corta viene da questo, se si copre il governo centrale si scoprono le Regioni e i Comuni, il cittadino alla fine rimane sempre scoperto.
Se la riduzione delle tasse deve essere solamente una partita di giro, c’è da considerare che al cittadino la percezione unica è il prelievo di denaro dalle tasche. 
Ecco che in termini assoluti la pressione fiscale per il cittadino è aumentata ed è destinata ad aumentare perché la sensibilità maggiore arriva dai tagli alla Sanità che toglie diverse prestazioni a carico del Ssn e ricade dunque sulle teste dell’utente; quest’ultimo continua a spendere denaro per il tributo che rimane invariato inoltre aumenta la spesa perché il servizio necessario ora deve pagarselo.
In conclusione, se la Uil rileva un aumento della pressione fiscale di oltre 7 miliardi in due anni, in concreto il danno del mancato servizio comporta un esborso per il cittadino (aggiuntivo a quello erariale) che prima non era contemplabile, e indirettamente anche questo rientra in un aumento della pressione, non fiscale, ma indirettamente indotto dalla cattiva modulazione degli impieghi ricevuti in forma di tasse.

autore / Luca Lippi
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