Bruxelles, Santanché: "Siamo in guerra. E si muore anche per finto buonismo e falsa solidarietà"

23 marzo 2016 ore 12:26, Lucia Bigozzi
“I morti di Bruxelles sono i morti della tolleranza, del finto buonismo e della falsa solidarietà”. Concetto forte, che Daniela Santanchè, parlamentare di Fi, declina e argomenta nella conversazione con Intelligonews, scagliandosi contro chi ancora “chiude gli occhi e non vuole vedere”.

I fatti di Bruxelles dimostrano il flop dell’intelligence belga e c’è chi torna a parlare di polizia europea. E’ la risposta giusta?

«La prima risposta è prendere coscienza di ciò che sta succedendo: siamo in guerra, la guerra ce l’hanno dichiarata loro e occorre avere consapevolezza che gli eserciti dell’Isis ce li abbiamo in casa. Erano in casa a Bruxelles e lo sono anche in altri Paesi europei compreso il nostro. Non ho mai visto una guerra in cui il nemico viene lasciato libero di circolare. L’altra cosa che voglio dire e lo dico con dolore, è che i morti di Bruxelles sono i morti della tolleranza, del finto buonismo e della falsa solidarietà. Bisogna prendere atto che i processi di integrazione portati avanti finora non hanno funzionato. La prima cosa da fare è mettere insieme e far lavorare insieme l’Intelligence dei Paesi europei; non è possibile che non si scambino le informazioni. Terzo aspetto: ieri la Francia ha inviato al confine con il Belgio 1500 uomini; non si era mai vista dalla seconda guerra mondiale un’operazione del genere. E l’Italia cosa fa? Come proteggiamo le nostre frontiere?». 

A questo proposito, Renzi conferma che non esiste una minaccia specifica per l’Italia. Come la legge?                             
«La leggo così: Renzi, giustamente, vuole tenere tutti tranquilli perché non deve scattare la para, ma io non ci credo, non credo che non ci sia nessun problema da noi. Potrebbe magari essere il fatto che siccome anche nel nostro Paese quella belva islamica di Salah è entrato e uscito senza problemi, veniamo considerati il ventre molle dell’Europa, il luogo dove possono fare ciò che vogliono e per questo ci risparmiano…».

Da Parigi a Bruxelles ricorre il particolare di fratelli che abbracciano il jihadismo e diventano terroristi. Che segnale è? La inquieta questo particolare?

«Non mi sorprende più di tanto; sono fratelli, tra di loro ci sono pochi anni di differenza, quindi crescono assieme, frequentano gli stessi amici; magari uno parte prima e l’altro lo raggiunge. Ciò che invece mi inquieta molto di più è che si continua a non prendere coscienza del problema. Prima dicevano che si trattava di lupi solitari e che gente come me era xenofoba, razzista, adesso ciò che accade e come accade è sotto gli occhi di tutti e nonostante questo non ci si vuole assumere la responsabilità di dichiarare che il problema esiste»
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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