Focus di Fusaro: “In atto un uso di classe dell’immigrazione. E' la via della disintegrazione”

23 marzo 2016 ore 14:50, Marco Guerra
“Con lo schema Salvini-Kyenge l’Europa non si comprende il fenomeno migratorio in atto. C’è un uso di classe dell’immigrazione per disintegrare i diritti dei lavoratori”. Il giovane e mediatico filosofo, Diego Fusaro, sentito da Intelligonews, critica l’accordo europeo per la gestione dei migranti in Grecia e Turchia e offre un’analisi più profonda dei rapporti di forza che muovono tutto il fenomeno dell’immigrazione.

L’Europa prova a fermare la crisi migratoria con un accordo che coinvolge Grecia e Turchia per la gestione dei profughi e il respingimento dei non aventi diritto all’asilo. Tutto questo basterà o siamo solo all’ennesima puntata di questo dramma?

“Il dramma è in atto, nel senso che c’è una forma di nuova deportazione di massa. Con il vecchio colonialismo si andavano a prendere gli schiavi, adesso si fa finta che vogliano venire loro da noi, ma la dinamica è sempre quella dello sfruttamento illimitato degli esseri umani. L’immigrazione è una pratica che viene fintamente elogiata in maniera buonista ma che in realtà produce nuovi schiavi da sfruttare. Mi pare dunque che non si possa risolvere il problema mandando a casa qualcuno e prendendone qualcun altro, serve una riflessione più strutturale sui rapporti di forza”.

Tutto questo fenomeno è alimentato dalle guerre che sicuramente non finiranno grazie a questo accordo sull’immigrazione. Cosa sta facendo l’Europa per risolvere – oppure perfino per alimentare – queste crisi?

“L’Europa dal mio punto di vista dovrebbe in primis evitare di bombardare i Paesi che hanno una loro sovranità come è avvenuto in Libia e in Siria. E poi credo che bisognerebbe affidare il dibattito a personaggi capaci di intendere e di volere. Potrebbe chiamare in causa, ad esempio, chi ha capacità di ragionare su questi temi come filosofi, intellettuali, storici, politologi. Altrimenti si ragiona con la schema Salvini- Kyenge, che sono i due poli dell’impossibilità di capire qual si voglia cosa su questo fenomeno”.

Quindi con le normali categorie contrapposte della politica (accoglienza-chiusura frontiere) non si va da nessuna parte?

“Questa è la via per la disintegrazione: in questa via non vengono integrati i migranti, che vengono sfruttati, e vengono disintegrati i non ancora migranti. Quanto avviene è tutto il contrario della vera integrazione, che vorrebbe dire trasformare i migranti in “immigrati” che si radicano sul suolo dove arrivano. Oggi non a caso si insiste molto sulla figura del “migrante” che è una sorta di immigrato che non si radica mai, sempre pronto con la valigia in mano per essere spostato a seconda delle esigenze del capitale. Anche noi stiamo diventando sempre più migranti a livelli globalistico”.

Nelle parole imposte dal pensiero politicamente corretto si nasconde il vero significato di questo fenomeno?

“L’immigrato è colui che si sposta e poi si radica in un nuovo territorio ed entra a far di una nuova cultura, di un nuovo mondo del lavoro, di un nuovo contesto etico. Il migrante è quello che non si radica mai, ha sempre la valigia in mano ed è pronto ad essere spostato. È un immigrato permanente. Il modello del precario in ambito lavorativo diventa a livello antropologico quello del migrante”.

Quindi gli esodi biblici a cui stiamo assistendo sono una sorta di laboratorio dei nuovi modelli di vita?

“Certo, del resto lo ha detto chiaramente anche la signora Boldrini: il migrante è il fronte avanzato del nostro futuro, anche noi diventeremo tutti come i migranti. Più chiaro di così”.

C’è una visione alternativa da proporre e imporre? C’è chi fa notare che queste masse vengono a lavorare per salari che gli europei non sono più disposti ad accettare, più che per lavori che non sono disposti più a fare…

“Per questo motivo il potere ama l’immigrazione, perché finge di voler integrare i migranti in realtà disintegra la forza lavoro… è un uso di classe dell’immigrazione, che serve ad abbattere il costo della forza lavoro, difatti vengono fatte deroghe al salario minimo per favorire ingresso dei migranti al mondo del lavoro. Si deve ripartire da questo tema per mettere in luce il fatto che l’immigrazione è una strumento di classe come la globalizzazione. Uno strumento che serve a colpire il polo dei lavoratori e del “servo” per dirlo con la grammatica di Hegel”.

autore / Marco Guerra
Marco Guerra
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