Più utili ed efficienza per le Ferrovie, ma Renzi pensa al turnover

23 novembre 2015 ore 10:42, Luca Lippi
Più utili ed efficienza per le Ferrovie, ma Renzi pensa al turnover
Moretti pare non essere mai andato via da Ferrovie dello stato, osserva interessato e ogni tanto lancia un sassolino dal suo personalissimo punto di osservazione. A duellare sono Michele Elia (amministratore delegato) e il presidente Marcello Messori di Ferrovie dello stato. Divisi i due normalmente su tutto tanto da parlarsi solo per atti ufficiali e email, i due sono stati relegati da Moretti nello stesso angolo delle comparse, Elia un pò più privilegiato giacché rappresenta la figura di alter ego di Moretti, al quale deve tutto, a cominciare dalla nomina, e di cui mai e poi mai oserebbe mettere in discussione la supremazia e autorità. Messori è più accondiscendente, apparentemente meno bellicoso, nei fatti sopravvive con sufficienza la presenza degli altri (ufficiali e meno ufficiali rappresentanti burocrati di FS) perché è un perfetto gentiluomo, perché brilla di luce propria e perché gode dei favori di Del Rio.

Il potere é indebolito dalle diarchie conflittuali  e le Fs sono alla paralisi; un pachiderma lento e immobile che non rappresenta la dinamicità (?) del nuovo che avanza. Dal governo si lamenta l’immobilismo sui treni regionali e sui servizi per i pendolari (nella realtà anche Moretti non ha mai rivolto il minimo interesse per questo settore di Ferrovie). Quindi nei fatti il problema è la privatizzazione, o meglio , la modalità di privatizzare l’azienda! Già, perché se dobbiamo parlare di risultati di questa gestione “pachidermica”, nonostante i dissidi, a fine anno stando al preconsuntivo 2015 aggiornato al 18 novembre Elia, potrà presentare un utile in crescita del 60%, da 303 milioni a 500, con i ricavi in ulteriore sviluppo da 8.390 a 8.500 milioni. Gli investimenti, a loro volta, segnano una forte accelerazione: dai 4,3 miliardi del 2014 ai 5,3 miliardi del 2015 (fra cui circa 3,4 in infrastrutture e 1,5 in materiale rotabile) con una quota di autofinanziamento al 39% e una proiezione a 6,5 miliardi del budget 2016, anche per effetto dello sblocco delle grandi opere, a partire dalla Napoli¬ Bari e dalla rete siciliana su cui Elia veste pure i panni di commissario di governo. È stato anche sbrogliato il nodo del trasporto regionale e pendolari in dieci regioni su 17 (altre 4 sono in trattativa), con il rinnovo dei contratti di servizio che garantiranno un fatturato annuo dell'ordine del 1.640 milioni e l'acquisto di nuovi treni con un investimento di 1,87 miliardi, mentre il business dell'Alta velocità ha cominciato ad avvalersi dell'apporto del nuovo Freccia rossa 1000. A confermare una gestione che non subisce frenate, ci sono pure 1.700 assunzioni di cui 150 relative a giovani laureati (80 sono ingegneri).

I numeri sono numeri, e quindi? Tutto molto semplice, bisogna privatizzare, tanto e subito! Il dissidio emerge proprio in questo, uno vuole  privatizzare in blocco (Elia) l’altro vuole privatizzare a sezioni(Messori). Il primo sistema di privatizzazione è veloce, moderno, Renziano e anche Europeo, quello di Messori e Del Rio è attento, strategicamente più intelligente, sicuramente più lento ma con la possibilità di ricavare il doppio mantenendo il controllo totale della rete ferroviaria.

Tuttavia a Matteo Renzi non interessa niente, tanto non è eterno, a lui interessa il breve termine non l’ottimizzazione e la pianificazione di un futuro duraturo e destinato a migliorare costantemente, e allora non tollera più i ritardi dovuti ai ripetuti dissidi tra l'ad Michele Elia e il presidente Marcello Messori e pensa di sostituirli a breve per imboccare con decisione la via della privatizzazione sul modello di quello già applicato al Poste Italiane. Renzi lo ha detto chiaramente a Elia e Messori, in presenza del ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan ma non di quello dei Trasporti Graziano Delrio. Questa assenza fa capire anche la direzione che prenderà la privatizzazione. Il primo obiettivo del premier è accelerare la vendita di una quota attorno al 40% di Fs e, per fare questo passo, pensa al ribaltone al vertice e alla promozione di Renato Mazzoncini, oggi ad di Busitalia (controllata di Fs per il trasporto su gomma) o, in alternativa, al numero uno di Trenitalia, Vincenzo Soprano.

Poche idee e anche confuse, sembra, e come chiunque tenti di fare castelli con le carte, inesorabilmente per la fretta di arrivare in cima si verifica il crollo dell’intera struttura, a spese della collettività ovviamente! Se non si può fare a meno di privatizzare, allora che si usi almeno la diligenza del buon padre di famiglia! Inutile esortazione, i rottamatori contestano sempre l’indole naturale dei più riflessivi “buoni padri di famiglia”; certo i figli “campano” con i patrimoni dei padri e ne rivendicano la consistenza senza conoscerne il sacrificio che li ha consolidati.

autore / Luca Lippi
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