"Not in my name", pochi (musulmani) ma buoni. E Gentiloni: "Non era facile andare in piazza"

23 novembre 2015 ore 11:42, Americo Mascarucci
'Not in my name', pochi (musulmani) ma buoni. E Gentiloni: 'Non era facile andare in piazza'
"Grazie ai nostri concittadini di religione islamica che hanno manifestato contro il terrorismo". 
Sul suo account Twitter e sulla sua pagina Facebook, il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni ha salutato così le manifestazioni di sabato nel segno dello slogan "Not in my name", (non nel mio nome) a Roma e a Milano. 

Alcuni quotidiani hanno messo in risalto la bassa affluenza di partecipazione, fino a collegare il presunto flop delle manifestazioni alla scarsa consistenza dell’Islam moderato in Italia. Soprattutto i giornali di destra hanno fatto passare il messaggio secondo cui gli islamici cosiddetti moderati, quelli che ripudiano la violenza e vogliono vivere in pace perfettamente integrati, sarebbero una ristrettissima minoranza in un universo di musulmani residenti in Italia costituito nella stragrande maggioranza da pericolosi integralisti. 
Sarebbe assurdo negare che nel nostro Paese fra i cittadini di fede islamica, non esista un numero rilevante di persone compiaciute delle azioni dell’Isis e convinte pure che ad esempio i cristiani siano nemici da combattere, che l’Islam debba trionfare e che la mezzaluna debba prima o poi troneggiare sulla cupola di San Pietro.
I fondamentalisti ci sono, vivono ed operano in mezzo a noi, magari si può trattare pure del venditore di frutta che si incontra tutte le mattine al mercato, gentile e cordiale in apparenza, lo stesso che poi la notte si riunisce in qualche covo per studiare la strategia migliore per colpirci e annientarci. E ascoltare certe deliranti dichiarazioni da parte di musulmani che vivono in Italia intervistati nei vari programmi televisivi, ancora di più dietro la consapevolezza di non essere ripresi, fa venire la pelle d’oca. 
Tuttavia sarebbe ingiusto, oltre che controproducente, non apprezzare il gesto dei tanti islamici che, pochi o tanti che siano, hanno scelto di essere in piazza per dire no al terrorismo. Al di là dei numeri, che possono essere interpretati e pesati a seconda delle diverse visioni politiche, è sicuramente importante il fatto che, un pezzo di quel mondo islamico che legge il Corano e che prega Allah nelle moschee, faccia capire all’Italia che esiste un altro Islam e che non tutti i musulmani che si incontrano ogni giorno per strada sono potenziali terroristi. 
Esiste un Islam che ripudia la violenza e che vuole vivere in pace. Non è un’utopia dunque, questo Islam esiste davvero ed è pronto a farsi sentire prendendo le distanze dal fondamentalismo, quel fondamentalismo che vuole condannarci tutti alla paura.  
"So che non era facile andare in piazza, nel clima che viviamo - ha aggiunto Gentiloni  -. Averlo fatto è stato importante". 
Anche perché pure i musulmani hanno paura degli attentati e tanti che non sono scesi a manifestare forse non lo hanno fatto proprio perché hanno avuto il timore di qualche ritorsione, non perché solidarizzano con i terroristi. E allora, non è sbagliato anteporre i numeri dell'affluenza all'importanza di un messaggio? 
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]