Parigi, Casapound: "E' il fallimento dell'Europa: leggasi Salah. Culturalmente impreparati per l’emergenza"

23 novembre 2015 ore 12:33, Lucia Bigozzi
Parigi, Casapound: 'E' il fallimento dell'Europa: leggasi Salah. Culturalmente impreparati per l’emergenza'
“Salah ha potuto scorrazzare indisturbato tra Italia e Francia perché era cittadino francese e perché la sinistra ha ‘regalato’ lo ius soli a persone che non vogliono integrarsi e diventare europee”. Non ci gira intorno Simone Di Stefano, vicepresidente nazionale di CasaPound che nella conversazione con Intelligonews, analizza gli effetti della strage di Parigi e il piano sicurezza per il Giubileo che scatta oggi. 

Come commenta la manifestazione dei musulmani contro l’Isis “Not in my name” che, secondo alcuni osservatori, non avrebbe avuto grande partecipazione?

«La manifestazione è stata strumentalizzata dal centrosinistra che vuole dimostrare che c’è la possibilità di integrazione massima, ma mi sembra che questo progetto sia fallito. Nei fatti c’è un Islam che combatte l’Isis, esistono nazioni islamiche laiche che contrastano il fondamentalismo islamista e condannano concretamente gli attentati di Parigi come ad esempio la Siria di Assad. Tuttavia, l’idea che si possa comunque continuare con un’immigrazione incontrollata e poi con la costruzione nelle capitali europee di quartieri-ghetto islamici penso sia ormai cancellata dalla storia, nonostante la manifestazione di sabato dove la sinistra continua a dire che non c’è problema, che esiste un Islam moderato, ma poi in concreto ci sono i ghetti che finiscono per essere il brodo di cultura in cui possono nascere e crescere i terroristi come abbiamo visto a Molenbeek in Belgio»

Il ministro dell’Interno Alfano ha proposto di rivedere Schengen presidiando i confini esterni. Secondo lei è una misura sufficiente?

«Secondo me le frontiere andrebbero chiuse, anche se nei fatti Schengen è già cancellato perché i cittadini comunitari vengono controllati al passaggio delle frontiere. Mi hanno riferito che l’altroieri a Milano per un volo intereuropeo sono stati fatti i controlli ai passeggeri come venivano fatti prima di Schengen. Questo dimostra il fallimento totale di quello che valeva per tutti i cittadini europei. E questo fallimento è avvenuto non per colpa dei fascisti nazionalisti, brutti, sporchi e cattivi, bensì perché qualcuno ha pensato di ‘regalare’ la nazionalità con lo ius soli a persone che non hanno intenzione di integrarsi e diventare europei. Quindi noi europei oggi non possiamo andare in Francia liberamente perché ci sono le seconde e terze generazioni di immigrati islamici, come accaduto con i terroristi a Parigi e in Belgio, che hanno la cittadinanza francese e fino a ieri potevano prendere la macchina e andare da Parigi a Bari senza controlli. Questo è il fallimento definitivo di un’Unione europea che non è in grado di realizzarsi in quanto tale».

A proposito di controlli e circolazione: la gente si domanda come il ricercato numero uno della strage di Parigi – Salah – abbia potuto transitare in Italia, prendendo una multa e dunque lasciando traccia e poi vivere in Francia senza che nessuno si fosse accorto del suo passaggio? Qual è la sua risposta? 

«E’ stato possibile a mio avviso, proprio a causa dello ius soli. Salah era a tutti gli effetti un cittadino francese e godeva dei diritti di tutti i cittadini europei, quindi a nessuno è venuto in mente di approfondire sui suoi spostamenti, nonostante fosse stato segnalato all’anti-terrorismo. Il punto è che non c’è coordinamento tra le forze di polizia europee: l’Unione europea è nata su base neppure economica, ma dire solo monetaria. Dal ’92 a oggi è stata realizzata solo un’Unione monetaria e tutto il resto non esiste, così come non esiste una polizia europea. A questo punto e visto quello che succede, fa bene la Germania a tirarsi fuori dall’idea di una Fbi europea. L’unica soluzione che vedo è azzerare l’Unione europea così come la conosciamo per crearne una veramente unita ma su altre basi»

Tutti i politici raccomandano di continuare a vivere normalmente come prima degli attentati di Parigi. Ma la nostra vita, secondo lei, è già cambiata? Oggi scatta il piano sicurezza per il Giubileo, la convince?

«Bisogna vedere cosa si intende per vita normale. I politici dicono di continuare tutto come prima ma in realtà l’unica cosa di cui si preoccupano è evitare che la gente resti a casa e non consumi perché questo potrebbe far riaffacciare la crisi. Le faccio un esempio di vita normale: pochi mesi fa ero davanti al Colosseo e un pazzo – non era un estremista islamico – con un coltello lo ha puntato alla gola di una ragazza. Fortunatamente non l’ha colpita ed è fuggito a piedi in direzione di Piazza Venezia – percorrendo un chilometro e magari ripetendo quel gesto grave con un’altra persona  – dove è stato fermato dai vigili urbani. Mi domando se tutto ciò è normale oppure se, nella situazione che stiamo vivendo oggi, non sarebbe stato meglio che a quell’uomo le forze dell’ordine avessero potuto sparare a una gamba per fermarlo subito. Il punto è: è possibile con le attuali regole di ingaggio delle nostre forze dell’ordine affrontare l’emergenza? Non lo so, non credo e comunque mi fa paura. Con queste logiche, noi siamo culturalmente impreparati ad affrontare l’emergenza. Io che frequento il Colosseo perché vivo in centro, non sto tranquillo per niente, soprattutto perché ho due bambine piccole»
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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