Quando la terra tremò in Irpinia: la distruzione 35 anni fa

23 novembre 2015 ore 14:25, Americo Mascarucci
Quando la terra tremò in Irpinia: la distruzione 35 anni fa
Sono trascorsi trentacinque anni eppure il ricordo di quei tragici momenti è ancora vivo nel ricordo di quanti li hanno vissuti. Si sta parlando del terremoto dell’Irpinia avvenuto il tardo pomeriggio del 23 novembre del 1980.  

La terra tremò in Campania e Basilicata, con epicentro in Irpinia, per circa 90 interminabili secondi. Un minuto e mezzo che rase al suolo interi paesi provocando circa 3000 morti, 9000 feriti, 300 mila senza tetto e 150 mila abitazioni distrutte, interi paesi isolati per giorni. Una tragedia che resta tuttora una macchia indelebile sulla credibilità dello Stato italiano che si trovò del tutto impreparato davanti all’evento e cosa ancora più grave incapace di coordinare i soccorsi. 
Restano ancora oggi memorabili le dure parole dell’allora Presidente della Repubblica Sandro Pertini proprio contro le mancanze dello Stato in quei difficili momenti, parole di condanna che indignarono l’Italia, svegliarono le coscienze collettive e soprattutto fecero capire ai politici l’urgenza di rimboccarsi le maniche e di mettere in campo tutte le misure necessarie per fare in modo che l’Italia fosse pronta a scongiurare altre tragedie come quella, puntando sempre di più e meglio nel campo della prevenzione antisismica. Il terremoto dell’Irpinia fece in sostanza maturare la convinzione che, pur non potendo impedire il manifestarsi degli eventi sismici, fosse però possibile prevenire il danno, dotando ad esempio le case, le infrastrutture e ogni altra costruzione dei necessari accorgimenti. 
Anche le normative da questo punto di vista furono più chiare e mirate verso la prevenzione. Scioccanti le immagini delle devastazioni, simili per certi versi ai paesi e alle città devastate dai bombardamenti durante l’ultima guerra.

Straordinario lo sforzo per la ricostruzione. Furono spesi in totale circa 30 miliardi di vecchie lire anche se sulla gestione dei fondi non mancarono le polemiche e gli scandali perché, come sempre avvenuto, ci fu chi tentò di fare business anche sulla tragedia dell’Irpinia. 

Tuttavia il bilancio della ricostruzione è sostanzialmente positivo. 
Il 90% circa delle abitazioni private fu ricostruito con un finanziamento complessivo di circa 4 miliardi di lire.  Per favorire la ripresa economica inoltre lo Stato stanziò 3 mila miliardi di lire: 13 in Campania e sette in provincia di Potenza per la realizzazione di nuove infrastrutture e l’insediamento di nuove aree industriali. Soldi che sono andati a buon fine e hanno permesso all’Irpinia di tornare a vivere. 

Trentacinque anni dopo i segni del sisma sono ancora evidenti in alcune zone ma soprattutto nel ricordo dei sopravvissuti. Un incubo ricorrente per chi ha vissuto e teme di vivere ancora momenti di terrore come quelli, soprattutto di fronte al profilarsi di sempre più devastanti calamità naturali da nord a sud dell’Italia che sembrerebbero a volte dimostrare come certe tragedie alla fine non siano servite a nulla; perché le persone continuano a devastare il territorio rendendo non soltanto inutile l’efficacia della prevenzione ma rischiando di creare le condizioni perché certi eventi possano manifestarsi. 
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