Parigi, Magdi Allam: "La psicosi è il successo dei terroristi islamici. Nostri poliziotti troppo avanti con l'età"

23 novembre 2015 ore 14:55, Lucia Bigozzi
Parigi, Magdi Allam: 'La psicosi è il successo dei terroristi islamici. Nostri poliziotti troppo avanti con l'età'
“Dobbiamo reagire per essere noi stessi dentro casa nostra e per estirpare il male del terrorismo islamico laddove è presente, non solo in Siria e in Iraq, ma per quanto riguarda l’Italia, in Libia, a trecento chilometri dalle nostre coste”. Not in my name: “I cosiddetti musulmani moderati avrebbero dovuto dire siamo contro il terrorismo islamico per essere credibili”. Paura: “La psicosi fa il successo dei terroristi islamici che vogliono imporci la rassegnazione e la sottomissione”. Concetti-chiave che Magdi Cristiano Allam, giornalista e scrittore, declina nella conversazione con Intelligonews riflettendo sugli effetti delle stragi di Parigi.

Come legge la manifestazione “Not in my name” che ha visto i musulmani scendere in piazza contro il terrorismo?

«Già la scelta del nome in inglese anziché in italiano come titolo ufficiale dell’iniziativa, evidenzia la finalità mediatica, ovvero il fatto che possa essere spendibile a livello internazionale. Il manifesto con cui hanno aderito alla mobilitazione, indica tre “contro”: contro il terrorismo, contro le guerre, contro l’islamofobia. A otto giorni dalle stragi di Parigi, quello che ci si attendeva da coloro che si definiscono musulmani moderati, era che dicessero chiaramente: noi siamo contro il terrorismo di matrice islamica perché a Parigi le stragi sono state compiute urlando ‘Allah è grande’. E la rivendicazione dell’Isis si è aperta con un versetto del Corano e si è chiusa con un altro versetto del Corano. Si tratta di stragi islamiche, il che non significa che tutti i musulmani sono criminali ma riconoscere che l’identità dei terroristi è islamica è doveroso se si vuole essere credibili»

Questo vale anche di fronte a stragi compiute da terroristi cristiani.

«Certamente. Se per ipotesi ci fosse un gruppo terroristico formato da cristiani che afferma di perpetrare dei crimini nel nome della cristianità si dovrebbe ugualmente qualificarlo come terroristi cristiani. Il rifiuto dei cosiddetti musulmani moderati che arrivano al punto di dire che i terroristi di Parigi non sarebbero islamici e che l’Islam non c’entra nulla, secondo me è una mistificazione della realtà. In secondo luogo, durante la manifestazione si sarebbe parlato di ‘terrorismi’ e di guerre mettendo sullo stesso piano gli occidentali, gli americani, con i terroristi islamici. E’ una posizione simile a quella con cui, taluni in Italia all’epoca delle Br dicevano né con le Br né con lo Stato. Una posizione, cioè, di equidistanza dallo Stato che certamente può assumere scelte sbagliate, fare guerre sbagliate ma non può essere considerato al pari dei terroristi perché lo Stato siamo tutti noi e non possiamo essere equiparati a chi in modo pregiudiziale, disconosce la sacralità della vita degli altri e anche della propria perché si fa saltare in aria con una cintura di esplosivo».
 
Oggi scatta a Roma il piano sicurezza per il Giubileo, ma in città si susseguono gli allarmi bomba e la psicosi tra i cittadini. Qual è la sua valutazione?

«La psicosi significa il successo del terrorismo islamico. Essendo numericamente inferiori, sono consapevoli che la guerra non potranno vincerla sul campo di battaglia ma attraverso il radicamento tra di noi e la diffusione della paura tra il maggior numero di persone. Il loro obiettivo è imporci la rassegnazione e la sottomissione senza che da parte nostra ci sia una reazione e si combatta. Quando Renzi dice che non bisogna neppure usare la parola ‘guerra’ commette un errore, perché in qualche modo è come se confermasse che abbiamo paura di guardare in faccia la realtà. E la realtà è una guerra che non facciamo noi ma che ci è stata dichiarata. Quanto al piano di sicurezza per il Giubileo, non conosco i dettagli e non entro nel merito, posso dire però sulla base di quello che gli stessi sindacati di polizia affermano, che le forze di polizia non sono totalmente adeguate a fronteggiare una possibile minaccia del terrorismo di matrice islamica e questa carenza riguarda l’età media degli operatori di polizia che si attesta sui 45 anni mentre dall’altra parte ci sono giovanotti di 20-30 anni; gli stipendi mediamente di 1350 euro che rendono gli operatori di polizia frustrati sul piano economico e una parziale tutela giuridica di fronte ad eventuali denunce e procedimenti giudiziari. Lunedì scorso ero ospite alla trasmissione televisiva Quinta Colonna e c’era una troupe giornalistica in collegamento dal quartiere romano di Centocelle per registrare gli umori dei romani all’interno di un locale che a un certo punto è stato preso di mira da una cinquantina di esponenti dei centri sociali. I poliziotti presenti sul posto hanno dovuto consigliare la troupe di allontanarsi perché non in grado tecnicamente di garantire condizioni di sicurezza. Questo ci dà la fotografia di uno Stato che non ha la forza nel caso specifico di assicurare agli operatori dell’informazione di svolgere la loro funzione».

Il ministro Alfano ha annunciato la revisione di Schengen presidiando i confini esterni. Cosa ne pensa? 

«Noi dovremmo imparare dalla Francia che solo dopo le stragi di Parigi ha decretato lo stato di emergenza, ha chiuso le frontiere e le moschee considerate violente, potenziato le forze dell’ordine e l’esercito, attuato controlli accuratissimi su chi entra in Francia. Ecco, prenderei esempio dalla Francia, senza aspettare troppo. La realtà è che c’è una guerra che ci è stata dichiarata e che è già in corso; quindi dobbiamo reagire per essere noi stessi dentro casa nostra e, in secondo luogo, per estirpare il male del terrorismo islamico laddove è presente, non solo in Siria e in Iraq, ma soprattutto per quanto riguarda l’Italia, in Libia, ovvero a trecento chilometri dalle nostre coste»
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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