Il matrimonio dell'anno tra Botox e Viagra, per tirare più a lungo

23 novembre 2015 ore 17:09, Luca Lippi
Il matrimonio dell'anno tra Botox e Viagra, per tirare più a lungo
Una fusione per incorporazione inversa, un’anomalia che è frutto di un artifizio facilmente deducibile. Stiamo parlando della società farmaceutica Pfizer, il colosso farmaceutico produttore del Viagra che è stata acquistata dalla società farmaceutica Allergan (enormemente più piccola) produttrice del Botox e con sede in Irlanda. Valore aggiunto di Allergan? La sede in Irlanda, consente alla Pfizer di pagare meno tasse. Da questo particolare emergono tutte le stranezze dell’operazione che ne evidenzia “l’inversione” nella procedura e questo ha scatenato più di qualche polemica negli Stati Uniti.

Dalla fusione comunque nasce un unico colosso farmaceutico pronto a sbarcare sul mercato mondiale del settore imponendosi come la più grande per dimensione, sarà un colosso da 150 miliardi di dollari. Uno degli ostacoli maggiori nella trattativa preliminare è stato il ruolo di vertice dei due gruppi dirigenziali, tuttavia l’intesa è stata raggiunta e soprattutto è stato raggiunto il nuovo quartier generale per il colosso americano che in questo modo diventa ignoto all’agenzie fiscali federali degli Stati Uniti.

Nell’operazione è previsto che per ogni titolo Allergan, l’azienda Pfizer paghi 11,3 azioni proprie più una componente in contanti. Il colosso farmaceutico che nascerà sarà guidato dal CEO di Pfizer, Ian Read, e da quello di Allergan, Brent Saunders. Entrambi ricopriranno incarichi di alto livello. Read manterrebbe i suoi compiti, mentre Saunders dovrà occuparsi di altri incarichi di rilievo, ancora non specificati, l’apparente ruolo di lieve subordinazione di Saunders deve essere stato superato dal dirigente poiché il 62enne Read dovrebbe a breve lasciare l’incarico per la pensione lasciando totalmente il controllo del ruolo Saunders.

Non esistono dichiarazioni ufficiali al momento, comprensibilmente la nuova dirigenza non intende correre il rischio di trovarsi costretta a dare spiegazioni circa il trasferimento di un colosso protagonista economico a stelle e strisce per una mera motivazione fiscale. Non è una questione di poco conto, Obama recentemente si è espresso in questi termini sull’argomento: “Lo spettacolo di grandi imprese americane che disertano il loro paese allo scopo di eludere tasse mentre pretendono di godere gli stessi benefici delle aziende che si comportano come buoni cittadini, mi rende profondamente irritato e amareggiato” e anche il congresso non lo ha mandato a dire ai campioni di fedeltà patriottica statunitensi. Sta di fatto che In Irlanda, per esempio, la tassa sui guadagni delle corporations è del 12,5%, mentre negli Stati Uniti è del 35%, ma non è difficile trovare altri luoghi dove il risparmio è comunque notevole e rende conveniente il trasferimento della sede sociale. 

In conclusione, la moda di sfuggire al fisco negli Stati Uniti è praticata già da diverse Corporations e in proiezione nel 2015 produrrà un danno per 20 miliardi di dollari per mancati introiti fiscali; anche la Fiat sta cercando di fare la medesima cosa scomparendo da Torino, e non immaginiamo male se in molti imiteranno la strategia di “inversion” fiscale che è il tipico frutto del capitalismo globalizzato. 

autore / Luca Lippi
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