Terremoto Irpinia, 36 anni dopo è coraggio per Amatrice

23 novembre 2016 ore 11:30, Americo Mascarucci
Era il 23 novembre del 1980 quando in Irpinia la terra tremò dando luogo ad un violento sisma che devastò intere popolazioni.
Case, chiese, ospedali furono inghiottiti, intere famiglie seppellite sotto le macerie colpite proprio mentre erano nelle loro abitazioni intente a consumare la cena.
3000 morti, 9000 feriti, 300 mila senza tetto e 150 mila abitazioni distrutte, interi paesi isolati per giorni, questo fu il tragico bilancio alla conta dei danni.
Restano ancora oggi memorabili le dure parole dell’allora Presidente della Repubblica Sandro Pertini contro le mancanze dello Stato in quei difficili momenti, parole di condanna che indignarono l’Italia, svegliarono le coscienze collettive e soprattutto fecero capire ai politici l’urgenza di rimboccarsi le maniche e di mettere in campo tutte le misure necessarie per fare in modo che l’Italia fosse pronta a scongiurare altre tragedie come quella, puntando sempre di più e meglio nel campo della prevenzione antisismica. Il terremoto dell’Irpinia fece in sostanza maturare la convinzione che, pur non potendo impedire il manifestarsi degli eventi sismici, fosse però possibile prevenire il danno, dotando ad esempio le case, le infrastrutture e ogni altra costruzione dei necessari accorgimenti. 
Anche le normative da questo punto di vista furono più chiare e mirate verso la prevenzione. Scioccanti le immagini delle devastazioni, simili per certi versi ai paesi e alle città devastate dai bombardamenti durante l’ultima guerra.

Terremoto Irpinia, 36 anni dopo è coraggio per Amatrice
Straordinario lo sforzo per la ricostruzione. 
Furono spesi in totale circa 30 miliardi di vecchie lire anche se sulla gestione dei fondi non mancarono le polemiche e gli scandali perché, come sempre avvenuto, ci fu chi tentò di fare business anche sulla tragedia dell’Irpinia. 
Oggi quelle parole di Pertini tornano memorabili di fronte al dramma di Amatrice e delle zone colpite dal violento sisma del 24 agosto, un grido di condanna che purtroppo sembra rimasto inascoltato. 
Perché alla fine la prevenzione anti-sismica continua a fare acqua da tutte le parti. 
Terremoti di magnitudo 5 continuano a devastare e distruggere edifici pubblici e privati, scuole e ospedali , strade e infrastrutture, mietendo centinaia di vittime.
Il sindaco di Amatrice Sergio Pirozzi, oggi alle prese con la tragedia del terremoto e le difficoltà della ricostruzione come i primi cittadini di allora in Irpinia, commenta: 
"Nell’80 ero piccolo (Pirozzi nasce dell’65, ndr) ma ricordo la devastazione, la sofferenza e quando mi capita di vedere qui persone del vostro popolo ci abbracciamo perché avete vissuto quello che noi stiamo vivendo adesso e sapete cosa significa. Voi irpini siete un popolo fantastico e per questo vi ringrazio di cuore".  
Anche gli abitanti di Amatrice come quelli dell'Irpinia hanno la voglia di ripartire.
"Innanzitutto non bisogna sentirsi dei terremotati, ma degli sfrattati a tempo - spiega Pirozzi - poi è necessario rimboccarsi le maniche facendo spirito di comunità e anteponendo la collettività al singolo. Prima o poi qui si ricostruirà tutto, l’importante è partire da questa mentalità: pensare al bene comune, sarà che da allenatore ho il senso di squadra innato in me, ma l’individuo non deve prendere mai il sopravvento sulla comunità".
Sperando che sia l'ultima tragedia provocata da un terremoto. Ma anche nel lontano 1980 si disse la stessa cosa. 

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