Partite Iva sotto pressione "fiscale": la nuova tassa occulta 'costerà' caro

23 novembre 2016 ore 13:38, Luca Lippi
La partenza è stata bona, nella legge di bilancio si era prevista una mini riforma per favorire la giovane imprenditoria, ma per via della scoperta di una certa carenza di risorse, è stata bloccata. Quello che non è stato bloccato è il rincaro fiscale sui liberi professionisti che dovranno versare una nuova imposta occulta.  
Cosa succede alle P.Iva?
Con la “trimestralizzazione” dello spesometro e la comunicazione ogni tre mesi dei dati delle liquidazioni periodiche dell’Iva, l’esecutivo stima di recuperare 2 miliardi di euro nel 2017, una somma significativa per chiudere i conti della finanziaria.
L’impressione è che, con un debito pubblico gigantesco e una crescita pressoché piatta  il governo fatichi a trovare un equilibrio tra la volontà di varare misure espansive e che favoriscano investimenti e imprenditoria, e la necessità di serrare la cinghia.
In un paese dove le iniziative imprenditoriali sono spesso strozzate sul nascere da una burocrazia complicata e tassazioni elevate, l’emendamento al decreto fiscale che doveva allargare le maglie del regime forfettario era stato salutato positivamente dai liberi professionisti.
Purtroppo, invece, la settimana scorsa è stato deciso di stralciare l’iniziativa dopo che la Ragioneria Generale dello Stato si è resa conto che mancavano 30 milioni di coperture l’anno prossimo e 80 milioni quello successivo. Il rischio era che se una partita Iva arrivasse al limite, finisse per fare poi del nero pur di non oltrepassare la soglia di reddito.

Partite Iva sotto pressione 'fiscale': la nuova tassa occulta 'costerà' caro

Il decreto legge fiscale approvato dalla Camera e al vaglio del Senato dice che tutte le tipologie di partite Iva dovranno far fronte a otto nuovi adempimenti fiscali, che comportano costi stimati in 480 euro annui nel 2017 e 720 già dal 2018 per ciascun soggetto.
Le associazioni dei professionisti sono su tutte le furie: in pratica in nome della lotta all’evasione fiscale di pochi (sacrosanta) si rischia di tarpare le ali a tutte le partite Iva ben intenzionate.
Su questo e anche su altre questioni, i Commercialisti sono pronti a scendere in piazza con uno sciopero che è una novità assoluta nel panorama delle mobilitazioni delle categorie professionali, c’è da immaginare che la questione è assai più importante di quello che sembra a chi non è direttamente interessato.
Andrea Dili presidente di Confprofessioni Lazio, denuncia: “Non si comprende come a fronte di provvedimenti governativi che vanno nella giusta direzione ovvero studi di settore, superammortamenti, disegno di legge sul lavoro autonomo si introducono invece contestualmente norme che accrescono il peso della burocrazia, scoraggiano gli investimenti e finiscono per pesare su chi le tasse le paga già”.
Secondo l’associazione delle partite Iva del Lazio, Confprofessioni Lazio, “Sarebbe stato meglio concentrarsi su strumenti meno onerosi per le imprese e su soluzioni meno anacronistiche”. 
Invece, stando alle prime previsioni sull’ammontare complessivo dei nuovi adempimenti burocratici, si giungerebbe alla somma di 10 miliardi nel triennio che va dal 2017 al 2020, un ammontare di un miliardo più alto del gettito previsto.
autore / Luca Lippi
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