Maria Cecilia Hospital, intervento di 7 ore alla colonna per 14 enne con cifosi

23 novembre 2016 ore 16:06, Micaela Del Monte
Un'operazione lunga 7 ore su un quattordicenne affetto da una grave deformità congenita della colonna vertebrale e da una rara patologia metabolica. E’ quello realizzato dall’équipe specialistica composta dall’ortopedico e traumatologo Francesco Lolli, dal neurochirurgo Andrea Messina e dall’anestesista Antonio Rago al Maria Cecilia Hospital di Cotignola (Ravenna). L’operazione ha consentito di asportare una vertebra sovrannumeraria che causava la cifosi a livello del rachide toracico.

Maria Cecilia Hospital, intervento di 7 ore alla colonna per 14 enne con cifosi
"La cifosi presente a livello della 10a vertebra toracica - ha spiegato il Dottor Francesco Lolli, ortopedico e traumatologo - era la diretta conseguenza di una vertebra sovrannumeraria bilaterale, completamente separata dalle vertebre superiori ed inferiori, a forma di cuneo e costituita da due frammenti non uniti fra loro. Tra le tipologie di deformità congenite del rachide, questa è una delle forme più aggressive in assoluto, in quanto la crescita degli elementi vertebrali non si arresta mai: aumentando quindi di volume sia nella parte alta che nella parte bassa. Ciò porta ad un progressivo incremento della cifosi e ad un’evidente curvatura della schiena. Con il passare del tempo, vi è altresì il rischio che si crei un’impronta sul midollo spinale tale da provocare sofferenza neurologica e serie ripercussioni agli arti inferiori”.
Le cifosi che superano i 40 gradi sono evolutive per tutta la vita e in letteratura medica si considerano affrontabili attraverso il trattamento chirurgico: nel caso di specie, la cifosi era di 70 gradi; ben oltre i parametri di riferimento. “Il ragazzo - ha proseguito il Dottor Francesco Lolli - conduceva comunque una vita normale e il timore di poter complicare il quadro clinico con l’intervento chirurgico, si collegava anche alla possibilità di contemporanee malformazioni congenite dei vasi sanguigni e di conseguenza al timore di gravi danni midollari da estrazione della vertebra sovrannumeraria. Vero è che aspettando d’intervenire quando è già presente una sofferenza del midollo, il rischio di un danno neurologico è ancora più elevato”.

“Il paziente - ha precisato il Dottor Antonio Rago, anestesista - probabilmente affetto da una sindorme metabolica chiamata glutarico-aciduria, richiedeva una gestione pre-intra-postoperatoria tutt’altro che di routine, in quanto soggetto a ripetuti scompensi glicemici da non consentirgli lunghi periodi di digiuno. Da qui la necessità di valutare e scegliere soluzioni anestesiologiche che tenessero conto della patologia e consentissero un intervento in piena sicurezza”.

Conclusa la fase degli accertamenti, grazie alla stretta sinergia con l’Istituto Meyer di Firenze, struttura in cui l’adolescente è stato curato a lungo proprio per la malattia metabolica, l’ingresso a Maria Cecilia Hospital.

 
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