Dg Cioffi si dimette da Inps, con Boeri troppi "contrasti". Colpa della riforma

23 novembre 2016 ore 13:37, Luca Lippi
A detta del direttore generale dell’Inps Massimo Cioffi la necessità di lasciare la sua posizione nell’Istituto è maturata per questioni di contrasto con il Presidente Tito Boeri.
La decisione, comunicata al ministro del Lavoro Giuliano Poletti, è stata presa "per contribuire a superare una situazione di ricorrente contrasto di opinioni con il Presidente dell’Inps, che potrebbe, alla lunga, danneggiare la regolare funzionalità dell’Istituto". 
All’origine del dissidio soprattutto la riforma dell’istituto.
La dichiarazione ufficiale è stata affidata all’AdnKronos: “Il rapporto con il presidente Tito Boeri si era irrimediabilmente deteriorato. Ormai si era determinata una situazione che se protratta rischiava di nuocere gravemente all’Istituto. Non c’erano più le condizioni per andare avanti. Il rapporto con Boeri si era rotto anche sul piano personale e alcune sue dichiarazioni a Report non mi erano piaciute”.
Nella serata di ieri Boeri ha commentato la scelta dell’ormai ex dg:Ringrazio Massimo Cioffi per il lavoro svolto in 21 mesi alla Direzione generale dell’Istituto e apprezzo la sua sensibilità istituzionale e coerenza nel rimettere il mandato. Ha dichiarato in modo aperto le sue divergenze e non poteva essere chiamato ad attuare una riforma organizzativa in cui aveva mostrato di non credere”.

Dg Cioffi si dimette da Inps, con Boeri troppi 'contrasti'. Colpa della riforma

Il dissidio
Le dimissioni di Cioffi arrivano mentre Boeri si batte per far passare la sua riorganizzazione dell’Inps, che prevede tra l’altro il taglio di molte poltrone dirigenziali. 
I sindacati lo osteggiano e Cioffi, dal canto suo, in una recente audizione parlamentare aveva avvertito che se la “dialettica” tra gli organi fosse proseguita su questa linea ci sarebbe stato il “rischio di ricadute di carattere organizzativo”. 
Ora rincara la dose dicendo che “da un lato manca un adeguato coordinamento sui processi operativi tra le direzioni, dall’altro si affida ad una commissione di esperti esterna la selezione dei dirigenti”. Dunque “di fatto vengono azzerate le due leve principali a disposizione del direttore generale per gestire un Ente complesso come l’Inps: il coordinamento e la scelta dei dirigenti”. Come dire che il suo ruolo ne esce ridimensionato.
La decisione del Governo sulla questione
In sostanza nessuna, solo la presa d’atto. Poletti ha ringraziato Cioffi per l'attività prestata e per la sensibilità dimostrata verso l'interesse generale dell'Istituto.
Il direttore vicario, Vincenzo Damato, informa una nota l’Inps, assumerà le funzioni del Direttore generale fino a nuova nomina. "Questo", conclude il comunicato, "garantirà la piena continuità delle attività dell'istituto". 
La riforma di Boeri origine delle dimissioni
Boeri vorrebbe tagliarne il numero di componenti e riorganizzarne il lavoro. Ma la faccenda non piace ai membri del Consiglio fra cui figurano Cgil, Cisal, Cisl, Ugl, tre ministeri (Economia, Interno e Lavoro) oltre ad una serie di associazioni delle imprese (dalla Legacoop a Confindustria passando per Cna, Coldiretti e Confagricoltura) per un totale di 22 poltrone. Non solo: Boeri vorrebbe anche ridimensionare il Civ facendolo interagire direttamente con la presidenza senza metterlo in contatto con la direzione generale.
Nell’ottica di Boeri, tenere lontano i sindacati da chi gestisce il personale, non può altro che essere un bene perché rompe un vetusto meccanismo basato su logiche di lottizzazione. Ovviamente la questione imbarazza comprensibilmente l’Esecutivo.
Gli avversari di Boeri, Civ in primis, sostengono che con il nuovo regolamento, il presidente voglia fare l’asso pigliatutto creando il ridimensionamento del direttore generale, Massimo Cioffi che infatti ha rassegnato le dimissioni.
Entro l’anno decadranno tutti gli incarichi dirigenziali (48 direttori e 450 dirigenti) che poi verranno nuovamente affidati sulla base di una selezione affidata a una commissione di tre esperti interni nominati dallo stesso Boeri. 
Secondo una fonte sindacale “Il rischio è insomma che la scelta sul futuro staff dirigenziale dipenda solo dalla figura del presidente. Troppo potere nelle mani di una sola persona”.

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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