Che fine ha fatto Giovanna Ralli?

23 novembre 2016 ore 12:57, intelligo
di Anna Paratore

C’è stato un tempo, nemmeno troppo lontano, che le attrici belle erano belle davvero. Sembra una sciocchezza scritta così, ma non lo è poi tanto, se ci si intende sul fatto che un tempo dovevi proprio nascerci bella, che sì, trucco e parrucco potevano aiutare, ma poi nemmeno tantissimo, e che i chirurghi estetici – se eri così coraggiosa e forse anche un po’ incosciente da metterti nelle loro mani – al limite potevano correggerti un naso, e nemmeno troppo bene, ma poi niente più. Il resto doveva essere stato fornito da mamma natura, da quella misteriosa alchimia che fa incrociare tra loro milioni di geni e che magari ti fa nascere splendida anche di prima mattina, senza trucco e spettinata. Un po’ come…
Giovanna Ralli nasce a Roma nel popolare quartiere di Testaccio nel gennaio del 1935 e fin da piccola è una predestinata per il mondo dello spettacolo. Infatti, inizia a recitare che ha appena 6 anni ne La maestrina, pellicola di non grandissimo impatto, ma anche ne I bambini ci guardano, per la regia di De Sica, che viene considerato da molti critici italiani come un momento di svolta nella storia della cinematografia nostrana, con l’abbandono dei temi leggeri della commedia per descrivere i drammi della gente comune, anticipando così la tendenza che porterà pochi anni dopo al neorealismo.  Insomma, un bell’esordio per la piccola Giovanna, che a 15 anni ha già lasciato la scuola e, sebbene sempre in piccole parti, recita anche in pellicole dirette da Lattuada, Fellini, Zampa e perfino Aldo Fabrizi, nella spassosissima La famiglia Passaguai, del 1951, il tutto con lo scopo di portare qualche soldino a casa. Già sa, però, che quella sarà la sua vita. Racconta: “Abitavo con la famiglia a via Tirso e all’ultimo piano c’era l’appartamento di Massimo Girotti. Aspettavo il divo per salire con lui, perché in quei pochi minuti della cabina dell’ascensore, si accendeva la magia del set.” Un set che già frequenta e ben conosce ma che non le ha ancora rivelato tutte le sue meraviglie.
A questo punto, si può immaginare che Giovanna che per altro è cresciuta bellissima, sia già molto conosciuta, e invece a differenza di altre sue colleghe, magari meno dotate fisicamente e anche meno brave a recitare, non è così. 
Che fine ha fatto Giovanna Ralli?
A imbrigliare la Ralli in ruoli troppo spesso secondari, è il forte accento romanesco che la ragazza si porta dietro dall’infanzia
. Per fortuna, a metà degli anni ’50 nella sua vita anche sentimentale entra lo sceneggiatore Sergio Amidei, e le cose cambiano perché lui che è uno dei migliori sceneggiatori italiani dell’epoca, comincia a scrivere parti su misura per la bellissima e brava attrice. Arrivano quindi ruoli di primo piano in film come Racconti romani (1955), di Gianni Franciolini, Le ragazze di San Frediano (1955), di Valerio Zurlini, Un eroe dei nostri tempi (1955) di Mario Monicelli, Il bigamo (1956), per la regia di Luciano Emmer e Una pelliccia di visone di Glauco Pellegrini. Tutto bene, quindi? Non proprio perché malgrado i ruoli interpretati siano importanti e spesso anche complessi, il prototipo del personaggio che Giovanna viene chiamata a recitare è sempre quello della bella ragazza romana, la popolana che strappa sorrisi e lacrime, a seconda dei copioni, anche quando la pellicola è una e propria opera d’arte, come in due dei tre film drammatici e di forte impatto emotivo girati per la regia di Roberto Rossellini, Il generale della Rovere (1959), accanto a De Sica, ed Era notte a Roma, (1960), entrambi ambientati durante l’occupazione tedesca della Capitale. Soprattutto in Era notte a Roma, dove la Ralli è Esperia, sanguigna popolana romana che nasconde 3 soldati evasi da un campo di concentramento, la sua è una prova da grande attrice, eppure in quegli anni il film nel suo insieme non riceve critiche positive – verrà poi rivalutato in seguito - e quindi anche per Giovanna non c’è troppa gloria.   
A questo punto, sebbene ormai le pellicole interpretate dalla Ralli siano varie decine, i suoi compagni di lavoro si chiamino Mastroianni, Sordi e Manfredi, e che lei risulti una delle attrici più note e amate nel panorama di allora, la sua carriera  sembra essersi impantanata. A parte la fortunata parentesi di La Fuga di Paolo Spinola quando stupisce la critica con un ruolo per lei inusuale, quello di una ricca borghese  omosessuale, e con cui ottenne il suo primo Nastro d'argento, non sono più molte le proposte che Giovanna riceve e, soprattutto, non sono di qualità. Così lei prova a trasferirsi in America per tentare a sfondare a Hollywood. Ma anche l’avventura americana non ha successo. Giovanna recita in Papà, ma che fine hai fatto in guerra? (1966) di Blake Edwards, unica pellicola degna di nota, e in una serie di filmetti a basso costo che non le portano né onori né fama. In compenso, ha una storia d’amore con Michael Caine, noto divo di allora, che sarà anche il suo ultimo uomo appartenente al mondo dello spettacolo. Nel 1977, infatti, sposerà l’avvocato Ettore Boschi che resterà suo compagno per tutta la vita. 
Tornata in Italia, si ritrova nuovamente coscritta in parti di poco spessore in film altrettanto leggeri, come Di che segno sei? di Sergio Corbucci e Per amare Ofelia di Flavio Mogherini, entrambi in coppia con Renato Pozzetto,per la verità ottimi successi al botteghino. Non manca nemmeno una parte nel film poliziottesco La polizia chiede aiuto di Massimo Dallamano, o nel giallo modello Dario Argento, come Gli occhi freddi della paura di Enzo G. Castellari; arriva anche il film 40 gradi all'ombra del lenzuolo di Sergio Martino, una commedia sexy tipica dell'epoca sulla scorta della quale, probabilmente in un estremo tentativo di rilanciare la carriera cinematografica, Giovanna posa nuda per Playboy sconvolgendo i benpensanti che l’hanno sempre vista come la ragazza della porta accanto. Unica parentesi di rilievo in questo periodo, è la pellicola C’eravamo Tanto Amati con un cast stellare, che le vale un altro Nastro d’Argento. Così, per tutta la decade che va dal 1980 al 1991, l’attrice decide di abbandonare il grande schermo e di dedicarsi al teatro, dove ottiene ottimi successi, soprattutto sotto la guida di Giovannini, parte del formidabile duo Garinei&Giovannini, che aveva conosciuto ai suoi albori nel mondo dello spettacolo. Non a caso, quando il grande sceneggiatore è venuto a mancare, il ricordo della Ralli è stato particolarmente commosso: “Debuttai con lui nella commedia musicale ‘Un Paio d’ali’, era il 1956. Lo ricordo come un uomo eccezionale, il cui incontro fu determinante per la mia carriera, una scuola di vita straordinaria che non potrò mai dimenticare”.
Giovanna Ralli torna al cinema nel film Verso sera del 1991. In proposito, l’attrice stessa racconta un aneddoto legato alla pellicola e all’interprete maschile che è Mastroianni: “Marcello era bellissimo”, dice Giovanna, “abbiamo girato insieme tanti film. Eravamo ragazzini. Mi ricordo quando ci siamo ritrovati sul set di “Verso sera” della Archibugi. Lui faceva un vecchio professore, io la sua amante. ‘A Marce’ gli dicevo ‘ci sono voluti quarant’anni per ritrovarci a letto insieme’, e ridevamo”.
Negli ultimi anni, dopo aver partecipato ad alcune pellicole come ad esempio Colpita da improvviso benessere, Tutti gli anni una volta all’anno, Il pranzo della domenica,  Un ragazzo d’oro che le hanno comunque portato tutte una candidatura al Nastro d’Argento, Giovanna Ralli ha ricevuto il premio alla carriera Anna Magnani (2014) e al Taormina film Festival del 2015, nell’anno in cui ha compiuto 80 primavere ha ufficializzato il suo abbandono alle scene con una battuta scherzosa dedicata alla sua attrice preferita: “Anche se sono coetanea di Sofia Loren, anzi più piccola di 4 mesi, io gli 80 anni li ho già compiuti e così mi ritiro.”  Malgrado ciò, Giovanna, i tuoi fan non ti dimenticheranno mai. 

autore / intelligo
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