Nove capigruppo iscritti nel registro degli indagati, grillini compresi

23 ottobre 2013 ore 10:13, Francesca Siciliano
Nove capigruppo iscritti nel registro degli indagati, grillini compresi
La mannaia dell'inchiesta sui gruppi consiliari regionali continua a mietere vittime. La maxi inchiesta dell'Assemblea della Regione Emilia-Romagna, dopo un anno, si avvia verso la conclusione. Risultato: 9 capigruppo iscritti nel registro degli indagati, grillini compresi ( sono di Pd, Pdl, Lega Nord, Idv, Movimento 5 stelle, Misto, Fds, Sel-Verdi e Udc). Tutti rei di aver gestito budget e firmato i rendiconto delle spese sostenute dai consiglieri nella legislatura in corso: rimborsi che la Procura ha ritenuto irrimediabilmente illeciti.
Il numero degli indagati tuttavia è destinato a salire. Perché non solo capigruppo e tesorieri sono coinvolti nell'inchiesta: nel mirino della Guardia di Finanzia ci sono finiti pure i consiglieri che hanno utilizzato fondi pubblici per fini privati. Le posizioni dei capigruppo (Marco Monari Pd, Luigi Villani Pdl, Mauro Manfredini Lega Nord, Silvia Noè Udc, Gianguildo Naldi Sel, Andrea De Franceschi M5S, Liana Barbati Idv, Roberto Sconciaforni Fds e Matteo Riva del gruppo misto) sarebbero diverse tra loro e potranno cambiare in funzione di ciò che ciascuno riuscirà o meno a “giustificare” e di ciò che ognuno riuscirà o meno a nascondere sotto al tappeto. All'interno dello stesso gruppo ci sono consiglieri che non hanno badato a spese mentre altri che hanno avuto comportamenti più sobri ed oculati. Spulciando tra fatture, scontrini e ricevute si trova davvero un po' di tutto: da chi si è fatto rimborsare panino e patatine fritte da Mc Donald's a chi invece avrebbe pranzato a spese della Regione in ristoranti rinomati (e salati). Nessun emulo estremo di Er Batman, al secolo Franco Fiorito, il vorace divoratore di ostriche della Regione Lazio; ma nelle quasi 40 mila voci di spesa analizzate in questi ultimi 12 mesi dai finanzieri non sono mancate spese particolarmente originali e bizzarre fatte pagare ai contribuenti (e che ben poco hanno a che fare col funzionamento dei gruppi) tra cui, come da copione, bigotteria, profumi, medicinali e addirittura un forno a microonde. Le ipotesi, attualmente al vaglio degli inquirenti, sono che alcune di queste spese pazze in realtà siano “entrate” in Regione come consulenze camuffate. E c'è pure il sospetto che collaboratori e assistenti personali dei consiglieri e assessori regionali abbiano lavorato più per il partito che per il gruppo. E in questo caso l'accusa sarebbe di finanziamento illecito ai partiti.    
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