Immigrazione: dopo Lampedusa, l’Europa si muove ancora in ordine sparso

23 ottobre 2013 ore 13:56, intelligo
Immigrazione: dopo Lampedusa, l’Europa si muove ancora in ordine sparso
di Marco Guerra Alla vigilia del Consiglio europeo sull’immigrazione c’è l’accordo solo sul rafforzamento della sorveglianza del Mediterraneo. Via libera al rafforzamento di Frontex con la maxi-operazione di monitoraggio del marMediterrano, ma per quanto riguarda le politiche dell’immigrazione e del diritto d’asilo tutto rinviato a giugno 2014. Dopo le stragi di migranti nel Canale di Sicilia, chi si aspetta una risposta forte dall’Europa rimarrà deluso dal vertice dei capi di Stato e di governo dei paesi dell' Ue, che si riunirà domani e venerdì a Bruxelles per discutere anche del dossier immigrazione, inserito in agenda per volere dell' Italia.
Immigrazione: dopo Lampedusa, l’Europa si muove ancora in ordine sparso
Martedì scorso, infatti, il consiglio Ue per gli Affari generali ha  preparato una bozza di risoluzione per la due giorni di Consiglio europeo, che si limita a stabilire una tabella di marcia in base alla quale si tornerà a fare il punto della situazione a dicembre per quanto riguarda l'operazione Frontex, mentre rinvia a dopo le elezioni europee  del prossimo giugno ogni decisione sulla gestione dei fenomeni migratori che investono il Vecchio Continente. Il testo è frutto di una situazione che viene fotografata dal ministro per gli Affari europei, Enzo Moavero Milanesi, che ha partecipato al Consiglio Ue per gli Affari generali. «A livello della Ue - ha dichiarato Moavero - c' è una grande comprensione per la situazione italiana», ma ci sono anche «divisioni in concreto». Insomma sulla necessità di salvare le vite di chi attraversa il Mediterraneo sulle carrette del mare sono tutti d’accordo, ma sulle politiche interne di accoglienza e sicurezza nessuno sembra disposto a rinunciare alla propria sovranità. C’è poi la questione tutta politica di un Europa ancora nel pieno della crisi e che, soprattutto a livello di opinione pubblica, rigetta ogni ipotesi di ammorbidimento del controllo delle frontiere e di allargamento dei flussi immigratori. Se in Italia infatti si discute di cancellare il reato di clandestinità (in vigore nella stragrande maggioranza dei Paesi Ue) e di introdurre lo ius soli per i figli degli immigrati, negli altri Paesi comunitari il dibattito è di tutt’altro tenore. La cronaca dice che il governo socialità francese non ha fatto alcuna marcia indietro rispetto alle politiche di rimpatrio dei rom avviate da Sarkozy, con Romania e Bulgaria che si scontrano con Parigi e si appellano a Bruxelles per la difficile gestione dei rimpatri. Non è da meno la Gran Bretagna, dove il ministero dell’Interno nei mesi scorsi ha lanciato la campagna “Go Home”, nell’ambito della quale sono stati inviati circa 40mila sms ad altrettanti presunti clandestini. Alle persone sospettate di trovarsi illegalmente nel Regno Unito veniva chiesto di contattare le autorità e, nel caso, di lasciare il Paese. L’iniziativa, che in realtà non ha prodotto risultati, è stata accompagnata anche dal passaggio di diversi furgoni pubblicitari per le strade di Londra su cui campeggiava una scritta rivolta agli immigrati irregolari: «Tornatevene a casa o sarete arrestati». La stessa Bulgaria, alle prese con la annosa questione dell’integrazione dei rom, arriva persino a paventare la costruzione di un muro contro gli immigrati lungo una parte del  confine con la Turchia. Il viceministro dell' Interno Vasil Marinov, precisando che la barriera  sarà si estenderà per 30 chilometri e sarà alta tre metri, ha garantito che lo scopo dell’opera non è quello di fermare chi cerca rifugio; tuttavia l’arrivo, negli ultimi mesi, di decine di migliaia di rifugiati siriani sembra affermare proprio il contrario.  
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