Borse in rialzo e spread giù grazie alla fiammata di Draghi

23 ottobre 2015, Luca Lippi
Borse in rialzo e spread giù grazie alla fiammata di Draghi
Ieri, come da noi anticipato, c’è stata la riunione e la conferenza stampa di Mario Draghi, quindi della Bce, Era attesa la decisione e l’annuncio della strategia che seguirà la Banca Centrale Europea sui tassi. L’attesa maggiore era l’analisi della situazione economica dell’Eurozona. Il parere del banchiere era importantissimo per impostare le strategie di medio periodo sia degli operatori economici, quelli finanziari e soprattutto gli investitori; puntualmente il presidente della Bce ha fornito risposte chiare e competenti, soprattutto ha reso chiara la strategia della Bce per fare fronte alla troppo debole crescita dell’Eurozona. Tuttavia il Presidente della Bce ha dato l’impressione di avere ben salda la valutazione della situazione e questo è già stato sufficiente per dare una scossa positiva sia al mercato sia agli operatori; l’unico messaggio diretto ai governanti de Mario Draghi è stato che senza riforme fiscali concrete il rischio che le politiche monetarie nel medio lungo termine non producano effetti schiacciando eccessivamente (e inutilmente) la volatilità è piuttosto concreto.

Borse in rialzo e spread giù grazie alla fiammata di Draghi
Le risposte di Mario Draghi alle domande in conferenza stampa: la Banca centrale europea è pronta a “estendere il QE al di là del settembre del 2016, se necessario” e ha ammesso anche che “c’è stata una discussione molto ricca su tutti gli strumenti monetari che potrebbero essere utilizzati…e la conclusione è stata che siamo pronti ad agire se necessario”. Questa l’affermazione che ha fatto scendere l’euro dell’1% sulla sterlina, e bucato la soglia di 1,12 dollari, poi Draghi riguardo i tassi dichiara: “nella riunione si è discusso anche di tassi di interesse più bassi”, e di “abbassare ulteriormente il tasso sui depositi”, che è già negativo. “Gli acquisti di asset stanno procedendo bene e continuano ad avere un impatto favorevole”, ha precisato Draghi. Tuttavia, “l’incertezza sui mercati emergenti pesa sull’outlook dell’Eurozona”. Riferimento anche al calo dei prezzi delle materie prime e a un contesto che di fatto fa in modo che le pressioni sull’inflazione rimangano negative. Insomma, i rischi sulle prospettive di crescita dell’Eurozona “restano orientati al ribasso”, e “mentre la domanda interna dell’area euro continua a restare resistente, ci sono preoccupazioni sulla crescita delle economie emergenti e sulle conseguenze sui mercati finanziari”. E il punto è che “quando ci troviamo in un contesto di tassi a zero, i tassi reali sono condizionati dalle aspettative sull’inflazione. Quando le attese sull’inflazione diventano più negative, abbiamo tassi reali sempre più elevati”. Precisiamo che la Bce ha lasciato fermi anche i tassi sulle operazioni di rifinanzimento marginali e quelli di deposito, rispettivamente allo 0,3% e -0,2%: “la politica monetaria non può essere l’unico strumento. Tutti i paesi dovrebbero impegnarsi ad adottare politiche fiscali a favore della crescita”. È stata posta anche una domanda riguardo le ripercussione dello scandalo Volkswagen alla quale draghi risponde: “è molto, molto presto per dirlo”. La risposta sembrerebbe elusiva, in reatà è più che esatta poiché eventuali ripercussioni si potranno avere solamente col nuovo anno. Numerose le domande che chiedevano una presa di posizione chiara di sostegno all’Eurozona, ma alla curiosità dei presenti Mario Draghi non ha potuto fare altro che ricordare quanto dichiarato nei giorni precedenti e quanto dichiarato agli analisti prima della conferenza stampa, cioè che presumibilmente la Bce allungherà il Qe fino al 2017.

Dunque tutto rimandato a dicembre, ma è stato sufficiente per lanciare un buon messaggio alla Borsa che vede l’indice Ftse Mib sferrare ieri un attacco forse decisivo alle resistenze di area 22.450/22.500 punti. Una superamento confermato di questi livelli aprirebbe la strada per un ritorno sui prezzi di agosto, in area 23.000 punti, con un bel segnale rialzista di medio termine. Se l’indice non dovesse riuscire a confermarsi oltre 22.500 potrebbe arretrare fino a 22.100 punti senza problemi per il quadro grafico. Sotto 22.100 sarebbe in pericolo la soglia psicologica di quota 22.000 e diverrebbe possibile un ritorno sui minimi del 13 ottobre a 21.747 punti. comunque le parole di draghi hanno procurato alle borse già ieri un’accelerazione al rialzo e chiuso oltre i 2 punti percentuali, proseguono il rally ancora oggi. Il Ftse Mib (+0,51% a 22.732 punti) mostra un progresso meno deciso rispetto alle altre piazze europee: il Dax avanza dell'1,33%, il Cac dell'1,33%, l'Ibex dell'1,18%. In rialzo frazionale, insieme all'indice milanese, il Ftse100 (+0,62%).

Inverso invece l'effetto delle parole di Draghi sul rendimento dei titoli obbligazionari. Il rendimento del decennale europeo si attesta all'1,46%, con lo spread che cala ulteriormente a 96 punti base dopo aver toccato nella seduta di ieri un minimo a 97,05 punti. In discesa anche il cross euro-dollaro con la moneta unica che è tornata a scambiare a quota 1,1130. Il cambio ha toccato oggi un minimo intraday a 1,1072.

autore / Luca Lippi
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