Pmi manifatturiero: Francia e Germania tengono a galla l’Europa ma non è ancora sufficiente

23 ottobre 2015, Luca Lippi
Pmi manifatturiero: Francia e Germania tengono a galla l’Europa ma non è ancora sufficiente
Cos’è l’indice Pmi (che non ha nulla a che fare con Piccola media impresa)? Pmi significa Purchasing managers index, cioè indice dei direttori agli acquisti. La figura del direttore agli acquisti è una figura chiave in un'azienda, perché deve procurare gli input in vista dell'output, e quindi ha il polso della situazione aziendale. Nei diversi Paesi i direttori agli acquisti hanno una loro associazione professionale, e attraverso queste associazioni svolgono un sondaggio presso i propri associati. Questi sondaggi sono molto seguiti perché il campione è molto esteso e i risultati di queste inchieste si sono rivelati affidabili nel tracciare e anticipare la congiuntura. Questi indici mensili (prodotti separatamente per l'industria manifatturiera e per le industrie dei servizi) coprono vari aspetti degli andamenti aziendali, dalla produzione agli ordini, dall'occupazione ai prezzi pagati e ricevuti, dalle aspettative alle scorte, e vengono anche riassunti in un indice complessivo.

Questo indice nell’eurozona nel mese di ottobre migliora grazie al traino di Francia e Spagna; Markit (che è l’istituto europeo per l’elaborazione e la diffusione del dato) dice che resta fermo a 52 riguardo la la manifattura mentre sale 54,2 punti per i servizi. Rimane importante il fatto che sia superiore a 50 perché è comunque è il livello di riferimento per manifestare espansione (sotto 50 evidenzia contrazione economica). La stima preliminare dell'indice pmi composito dell'area euro, sintesi tra manifattura e servizi, avanza a 54 punti a ottobre contro i 53,6 punti della lettura definitiva di settembre e supera anche le previsioni degli economisti di 53,4 punti.

L'indice composito tedesco migliora da 51,1 finale di settembre all'attuale 54,5, nonostante il rallentamento in Cina e il caso Volkswagen, ma per chi ci segue sa benissimo che il caso Volkswagen avrà ripercussioni (se ce ne saranno) solamente col nuovo anno, è ancora troppo presto. Per quanto riguarda la Francia, Markit ha registrato che l'attività manifatturiera nel mese in corso è salita da 50,6 (lettura finale di settembre) a 50,7, andando oltre le attese degli esperti che vedevano il dato in flessione a 50,2, per i servizi invece Markit comunica una crescita consistente, da 51,9 punti di settembre a 52,3, andando ben oltre le previsioni degli esperti che prevedevano anche in questo caso un peggioramento (51,6 la stima). 

In pratica sia Francia che Germania sono sulla via dell’espansione economica ma non sono ancora pronte per proseguire il viaggio con determinazione. In sostanza se è vero (come è vero) che i dati sono positivi, questi non lo sono abbastanza (debolezza) sia per Francia e Germania, ma soprattutto per l’Europa, è come un’auto di piccola cilindrata che deve trainare qualcosa molto più pesante di lei. Questo è abbastanza chiaro se confrontiamo l’aumento degli ordini a ritmi superiori alle attese contro un modesto 0,4% di aumento del Pil dell’Eurozona. Le attese dovrebbero essere positive con un tasso di crescita superiore a 1.5% e invece rimaniamo troppo deboli andando inevitabilmente a intaccare la possibilità di vedere una crescita di creazione di posti di lavoro.  

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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